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Costume + abbigliamento ezidi: simboli, occasioni, tabù

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Il costume ezidi porta codici teologici, sociali e genealogici. Il colore, il taglio e l’ornamento segnalano la casta (Şêx/Pîr/Mirîd), l’occasione (matrimonio/lutto), la regione (Sinjar o Aparan) e lo status religioso.

Stato: 2026-06-16 · Tabù del Sirr rispettato · Wiki ezdixan.de

Panoramica: l’abito come teologia vissuta

Presso gli ezidi l’abito non è mera materia, ma una professione di fede indossata. Un dettaglio storico lo rende evidente: quando nel 1872 gli ezidi chiesero all’Impero ottomano l’esenzione dal servizio militare, uno dei loro argomenti fu che devono indossare una camicia intima religiosa particolare che non può essere confezionata da non ezidi: il servizio militare li avrebbe costretti a violare questo comandamento [Açıkyıldız 2010; Spät 2018]. L’abito è dunque parte della purezza rituale e della demarcazione della comunità (→ reinheit-tabus).

Il costume ezidi e quello curdo in generale condividono molte forme di base (Kras/Kiras, Şal û Şepik, cintura di lana), ma gli ezidi vi hanno sovrapposto ulteriori codici religiosi: colori sacri, il tabù del blu, vesti consacrate del clero e cordoni sacri. Nel XX secolo il costume curdo fu inoltre fortemente politicizzato: nel 1945 la Turchia vietò il costume Şal-û-Şepik come «costume nazionale curdo» insieme alla lingua e ai colori rosso/verde/giallo; da allora il costume è anche un segno di identità e resistenza [GfbV 2021]. Per gli ezidi si aggiunge la dimensione religiosa, che distingue questo costume da quello puramente etnico-curdo (→ traditionen).

1. Codice dei colori: sacro, evitato, tabù

Donna ezidi in costume tradizionale di Bashiqa

Donna ezidi in costume tradizionale di Bashiqa, Iraq. Il bianco (Spî) è considerato sacro (purezza, clero di Lalîş), il rosso è legato a Sultan Êzî, il blu è evitato nel contesto sacrale. · Licenza: CC BY-SA 4.0 · Fonte: Wikimedia Commons

Bianco (Spî): sacro

Significato: purezza, luce, riferimento a Tawûsî Melek, pergamena dei manoscritti di Lalîş. Le linee Şêx e Pîr indossano la veste bianca come abito di dignità religiosa. L’antica bandiera ezidi era interamente bianca con un sole giallo, prima che, dopo i genocidi, vi si aggiungesse la striscia rossa dei martiri [flagge-symbole.md].

  • Obbligatorio: nel pellegrinaggio a Lalîş tutti gli ezidi vestono di bianco
  • Costume Şêx interamente bianco
  • Abito da sposa tradizionalmente bianco (variabile a seconda della regione)

[Açıkyıldız 2010, pp. 161-167; Kreyenbroek 1995, pp. 144-148]

Rosso (Sor): matrimonio + martirio

Significato: sangue della vita, gioia nuziale e lutto per le vittime del genocidio. L’attuale bandiera ezidi mostra una striscia rossa centrale per le ~74 Fermane.

  • Nastri nuziali, rosso dell’ornamento della sposa
  • Sersal: uova tinte di rosso
  • Lamenti del 3 agosto (Sinjar 2014): candela rossa + stoffa rossa

[Açıkyıldız 2010, pp. 167-170; Spät 2018, p. 168]

Nero (Reş): lutto, Qewal, Sancak

Significato: lutto (Cilê Reş = abito di lutto, 40 giorni dopo un decesso). I Sancak di bronzo hanno una patina nero scura. Çarşema Reş (Mercoledì Nero prima di Sersal) ha un proprio abito silenzioso.

  • Abito di lutto per 40 giorni
  • Telo da spalla del Qewal
  • Tempo di silenzio della vedova/del vedovo

Verde (Kesk): evitato

Significato: sulla bandiera curda il verde è il simbolo dello strato islamico. Gli ezidi evitano coerentemente il verde nei costumi religiosi, storicamente il verde marcava in Mesopotamia un’identità affiliata ai musulmani. Nei capi quotidiani neutri, fuori dai contesti religiosi, il verde è però oggi sempre più tollerato (soprattutto nella diaspora). [vedi flagge-symbole.md sulla questione della bandiera; Kreyenbroek 2017]

Blu (Şîn): TABÙ

Significato: tabù rigoroso nella tradizione ezidi. Diverse spiegazioni:

  1. Le piume del collo/della coda di Tawûsî Melek sono blu, come riflesso della sua dignità cosmica nessun uomo può elevarsi «al di sopra di lui» usando lo stesso colore.
  2. Il blu ha un’associazione con l’elemento acquatico precosmico (Tofan/Diluvio).
  3. Gli ezidi non indossano abiti blu, non dipingono pareti blu negli spazi religiosi, evitano i gioielli blu.
  4. Le infrazioni al tabù del blu sono considerate gravi colpe rituali (Bilêvkirin → possibile scomunica nel rigore storico).

Il tabù del blu è uno dei più noti tabù alimentari e di condotta degli ezidi ed è regolarmente citato in letteratura accanto al divieto della lattuga/dei fagioli e al tabù della parola «Şeyt…». Riguarda non solo l’abito in senso stretto, ma l’intero spazio vitale sacrale: stipiti delle porte, sale di preghiera e abito festivo restano privi di blu. Nella diaspora il tabù è osservato con rigore variabile, le famiglie religiose e il clero continuano a evitare coerentemente il blu, mentre si allenta nell’abbigliamento quotidiano laico delle generazioni più giovani. La voce → reinheit-tabus lo tratta in dettaglio.

[Kreyenbroek 1995, p. 145; Spät 2018, pp. 170-172; Rodziewicz 2018]

Giallo (Zer): sole, Tawûsî Melek

Significato: sole, simbolo luminoso di Tawûsî Melek, nella bandiera il disco solare centrale.

Multicolore (ricamo geometrico)

Significato: gioia di vivere, prosperità. Abito festivo, corredo della sposa. Motivi di pavone + motivi solari frequenti.

2. Costume maschile

Uomo ezidi in abbigliamento tradizionale

Uomo ezidi in costume tradizionale (raffigurazione storica). Caratteristico: camicia bianca (kiras), ampio pantalone-gonna nero o beige (şal û şepik), copricapo (destmal) e fascia-cintura (peştik). · Licenza: Public Domain · Fonte: Wikimedia Commons

2.1 Mêran Lebs / Şal û Şepik

Abito maschile classico, in più pezzi:

  • Şal: pantalone avvolgente, ampio, dalla caviglia al fianco
  • Şepik: giacca corta / gilet
  • Hêmiz: camicia lunga sotto la giacca
  • Pişt / Pêştik: cintura di lana (spesso lunga 4-5 m, avvolta più volte)
  • Kalpak / Kelaq: copricapo piatto da uomo, variabile localmente
  • Kefîye / Cemedanî (Cemedanî): copricapo annodato (a seconda della regione: bianco, nero, rosso-bianco)

Materiale: tradizionalmente lana (Sinjar), cotone (Sheikhan), nella diaspora spesso tessuti moderni.

Il codice religioso del «colletto chiuso»: gli uomini ezidi erano storicamente riconoscibili per il fatto che la camicia veniva portata chiusa fino al collo: ciò è prescritto religiosamente e non è un dettaglio di moda. A questo si aggiungevano pantaloni bianchi, un mantello e i capelli sotto un turbante il cui colore marcava il rango nel clero (bianco per i dignitari Şêx/Pîr, nero per i Feqîr). La citata disputa sul servizio militare del 1872 verteva proprio su questo abbigliamento regolato religiosamente [Açıkyıldız 2010; Spät 2018; Yezidis International, «Clothes»].

Şal û Şepik come segno politico: oltre al significato religioso, il costume divenne nel XX secolo un simbolo di identità. Nel 1945 la Turchia lo vietò come «costume nazionale curdo»; da allora i combattenti curdi e, nella diaspora, i giovani indossano lo Şal û Şepik consapevolmente come una professione, oggi spesso combinato con la moda moderna (sneaker, accessori di stilisti) [GfbV 2021].

Materiale: tradizionalmente lana (Sinjar), cotone (Sheikhan), nella diaspora spesso tessuti moderni.

[Açıkyıldız 2010, p. 162; Düchting 2021 sulla moda della diaspora; GfbV 2021]

2.2 Costume Şêx (dignitari religiosi)

Interamente bianco, con:

  • Cubbe (lungo mantello bianco)
  • Sertok / Şewar (copricapo bianco)
  • Pişt-Spî (cintura bianca)
  • Per le massime dignità: in più un Mîrkof (sovrapposizione del mantello)

2.3 Costume Pîr

Simile a Şêx, spesso con una cintura di lana più scura per distinzione.

2.4 Costume Qewal

  • Bianco e nero
  • Telo da spalla nero
  • Significa: portatore degli inni sacri

2.5 Costume Mîr (principe ezidi)

  • Più ricco dello Şêx, con una Cubbe ricamata in fili d’oro
  • Copricapo speciale (variabile a seconda della regione, documentato storicamente)
  • Ornamento aulico d’oro/d’argento

[Fonti 2.x: Açıkyıldız 2010, cap. 6; Spät 2018, pp. 165-175; Yezidi Cultural Heritage Project Duhok 2019]

2A. Vesti religiose + insegne sacre

Questi tessili consacrati sono strettamente legati al clero ezidi; per il dettaglio delle caste e degli uffici → geistlichkeit e → gesellschaftsordnung.

Oltre all’abito quotidiano e festivo, la tradizione ezidi conosce una classe propria di vesti consacrate che possono essere indossate solo da determinati portatori religiosi e solo in condizioni rituali. Non sono «costumi», ma oggetti sacri con una propria teologia.

2A.1 Il Kiras bianco (Cilê Spî): veste di purezza

Il bianco (Spî) è il colore della purezza e della luce. La veste interamente bianca è il segno delle linee Şêx e Pîr nel servizio religioso ed è obbligatoria per tutti gli ezidi nel pellegrinaggio a Lalîş. Si lega alla pergamena dei manoscritti sacri e all’autocomprensione di presentarsi «puri» davanti a Tawûsî Melek e ai luoghi santi.

2A.2 Xirqe (Khirqe): la veste nera sacra del Feqîr

La Xirqe è il mantello nero/la camicia nera di lana scura, indossata dai Feqîr: il ceto degli asceti ezidi. È uno degli indumenti più sacri della tradizione:

  • Materiale + tintura: lana scura, tinta di nero con una sostanza dell’albero sacro Zerguz. Vi appartiene un turbante nero (anch’esso tinto con Zerguz).
  • Simbolica: indossata «a imitazione di Şêx Adî»; la tradizione collega la Xirqe alla veste primigenia dei primi esseri umani: l’abito dato ad Adamo ed Eva. È considerata, con «profondissima riverenza», la veste più sacra.
  • Origine del termine: Xirqe/Khirqe è in origine un termine sufi (il rozzo mantello dei mistici), un’eredità dell’influsso sufi sugli ezidi, trasmessa attraverso Şêx Adî ibn Misafir.
  • Chi può indossarla: in origine l’ordine era aperto a tutti ma divenne ereditario. Non chiunque nasca in una famiglia Feqîr può indossare il nero, solo chi sceglie volontariamente la via ascetica (digiuno rigoroso, astinenza dal bere/fumare, non violenza, servizio a Lalîş).

[Spät 2018, «Ritual Items of Clothing»; Kreyenbroek 1995; kurdish-history.com «The Feqir»]

2A.3 Insegne dei dignitari: Rista, cintura pettorale rossa, copricapo bianco

Il clero più alto porta ulteriori insegne consacrate:

  • Rista: cintura/fascia nera, anch’essa tinta di nero con la sostanza Zerguz.
  • Cintura pettorale rossa: portata in diagonale sul petto.
  • Copricapo bianco: segno di dignità.

Questa combinazione ha fondamento mitologico: nella tradizione ezidi l’angelo Cibraîl (Jibrail) acconsentì a dare un’anima ad Adamo, a condizione che Adamo potesse portare la cintura rossa e il copricapo bianco. Le insegne risalgono dunque all’infusione dell’anima nel primo uomo [Spät 2018; Yezidis International; kurdish-history.com].

2A.4 L’albero Zerguz come fonte sacra di tintura

Lo Zerguz è un albero sacro da cui si ricava la sostanza tintoria nera per Xirqe, turbante nero e Rista. Il legame delle vesti nere più sacre a un’unica pianta dalla connotazione sacrale sottolinea che questi tessili devono essere prodotti ritualmente «puri», in analogia alla camicia intima ezidi citata sopra, che nessun non ezidi può confezionare [Spät 2018; Açıkyıldız 2010].

2B. Cordone sacro: Şûtik / Toqa

Alla cultura materiale sacrale appartiene anche un cordone consacrato o una collana consacrata che mantiene stretto contatto con il corpo ed è inteso come segno di protezione e di legame con Lalîş e Tawûsî Melek:

  • Şûtik: un cordone di lana intrecciato/ritorto (imparentato con il complesso della camicia intima religiosa citato sopra), nella tradizione legato alla purezza rituale degli ezidi. È sulla stessa linea della cintura nera Rista del clero, ma è l’elemento che lega anche i laici alla comunità.
  • Toqa (Toqe): collana / cordone da collo sacrale che rende visibile il legame religioso.

Entrambi vengono consacrati a Lalîş; l’elemento dell’impossibilità di fabbricazione da parte di non ezidi (vedi l’argomento del servizio militare del 1872) rende chiaro che non si tratta di un gioiello ma di un tessile di purezza regolato religiosamente. Il preciso significato interiore tocca in parte il Sirr e non viene qui esposto oltre (→ reinheit-tabus).

[Açıkyıldız 2010; Spät 2018, «Ritual Items of Clothing»; Kreyenbroek 1995]

3. Costume femminile

Donna ezidi in abbigliamento tradizionale

Donna ezidi in costume tradizionale (raffigurazione storica). Tipico: lungo abito bianco o colorato (kiras), copricapo (carşev / dêre), ornamento d’argento, fascia intorno ai fianchi. · Licenza: Public Domain · Fonte: Wikimedia Commons

3.1 Kiras (Kras): capo principale

  • Abito lungo, fino alla caviglia
  • Maniche lunghe, spesso con ricamo elaborato
  • Materiale: cotone, seta (matrimonio), lana (inverno). Un tessuto fine lucente particolarmente apprezzato per il Kras si chiama Fendi (tradizionalmente importato dall’India), dà all’abito festivo il suo bagliore caratteristico.
  • Taglio regionale: a Sinjar più ampio, a Sheikhan più stretto
  • Sopra il Kiras spesso una Çoxa / Elek (gilet) o uno Şal (scialle)

3.1a Il guardaroba femminile completo (ensemble)

Il Kras è solo il pezzo centrale di un ensemble in più parti. Le fonti sul costume femminile ezidi/curdo citano tra l’altro:

  • Kras: abito superiore/camicia (il pezzo principale)
  • Hawalas / Awal-Kras: ampio pantalone intimo/calzone di tessuto più robusto
  • Zher-Kras: sottoveste/sottana trasparente sotto il Kras
  • Nadeera: gonna
  • Elek: gilet/corpetto sopra il Kras
  • Salek: grembiule
  • Dusang: polsini/braccialetti al polso
  • Helak: corta giacca bolero (per le estati calde)
  • Kofî: la cuffia/il berretto (pezzo centrale del copricapo, vedi 3.2)
  • Gore: calze di lana lavorate a maglia
  • Scarpe di cuoio per concludere

Vengono dunque combinati più strati: calzone robusto, sottoveste trasparente, Kras lucente, gilet e grembiule. Questa molteplicità di pezzi è oggi conservata soprattutto presso le donne anziane; le più giovani indossano l’ensemble solo alle feste [Yazidis.info «National Dress»; Yezidis International; GfbV 2021].

3.1b Simbolica dei colori del costume femminile

Gli elementi colorati dell’abito festivo sono, nell’interpretazione ezidi, attribuiti ai sette angeli santi/«Hefte»: il ricamo colorato non è dunque solo ornamento, ma un riferimento al sette sacro. Il bianco resta il colore della purezza, il rosso il colore della gioia e del sangue dei martiri, il blu resta tabù (→ reinheit-tabus) [Rudaw 2023, sfilata di costumi di Lalîş].

3.2 Kofî / Hîvanî / Şeqe: copricapo femminile

Il copricapo è l’elemento più elaborato e più fortemente differenziato a livello regionale del costume femminile:

  • Kofî: la vera e propria cuffia/berretto, base del copricapo; sopra di essa vengono i veli e l’ornamento della fronte. Nella ricerca il Kofî è considerato l’elemento da cui regione e stato civile si leggono più chiaramente.
  • Hîvanî («a forma di luna»), forma simile a una mezzaluna, spesso ricamata con simbologia lunare
  • Şeqe: fascia per la fronte con monete o stoffe pendenti
  • Carşev / Dêre: telo da testa/spalla posto sul Kofî
  • Le donne sposate portano il telo annodato più stretto rispetto alle non sposate
  • Le vedove portano lo Şeqe in nero

3.2a Cintura della donna (Kambar / Ben Pasta)

Storicamente le donne ezidi portavano sopra la gonna o l’abito una propria cintura:

  • Kambar: larga cintura femminile di stoffa, spesso ornata di bottoni e conchiglie
  • Ben Pasta: cintura di lana, lavorata a maglia con fili di lana colorati

Queste cinture erano in passato diffuse e sono oggi conservate soprattutto nella documentazione del costume e presso le donne anziane [Yazidis.info «National Dress»].

3.3 Ornamento d’oro (Zêr)

Corredo nuziale della sposa, è proprietà personale della donna (in caso di divorzio lo conserva), sulla posizione giuridica e sociale della donna vedi → frauen:

  • Zincîr (collana)
  • Bazin (bracciale)
  • Guhar (orecchini)
  • anello Tîlî
  • Sersere: ornamento della fronte con monete pendenti
  • Pîl: anello al naso (storicamente frequente, oggi raro)

La tradizione dell’ornamento risale a modelli assiri + persiani, particolarmente elaborata a Sinjar.

[Allison 2001, pp. 73-79; banca dati del costume Bahzani.net]

3.4 Donne Şêx + Pîr

Le donne del clero indossano il Cilê Spî in una forma modificata con un Hîvanî bianco.

3.5 Costume da sposa (Cilê Bûkê)

  • Tradizionalmente bianco o rosso con oro (variabile a seconda della regione)
  • Elaborato costume con velo (Pero) il giorno del matrimonio
  • Decorazione all’henné sulla mano allo Şeva Henê (sera dell’henné)
  • Corona d’oro (Sersere) come ornamento principale

4. Costume per le occasioni

Le occasioni stesse sono descritte in dettaglio sotto → feste (Sersal, Cêjna Cemayîya, Çarşema Sor) e → lebenszyklus (matrimonio, nascita, lutto).

Famiglia ezidi e costume a Sersal

Costumi alla festa di Sersal a Lalîş, 2017. Il costume festivo per il Capodanno, il matrimonio e il pellegrinaggio a Lalîş è per lo più combinato in bianco e colori; nel lutto dominano i colori scuri (nero, marrone scuro). · Foto: Levi Clancy · Licenza: CC BY-SA 4.0 · Fonte: Wikimedia Commons

Purificazione rituale del costume: alla grande sfilata di costumi a Lalîş nel 2023 (circa 60 partecipanti da 25 regioni) è stato documentato che le vesti venivano purificate ritualmente prima di essere indossate: con acqua della sorgente sacra Kaniya Spî (Sorgente Bianca); i portatori visitavano inoltre il ponte Silat/Salat per la purificazione spirituale. Il costume è dunque esso stesso oggetto della pratica di purezza (→ reinheit-tabus) [Rudaw 2023].

Matrimonio (Dawet)

  • Uomini: Şepik festivo, Şal bianco, Kefîye fresco
  • Donne: Kiras colorato con ricamo, ornamento d’oro completo
  • Sposa: bianco-rosso con velo Pero
  • Sposo: Şepik bianco + Pişt rosso

Lutto (Şîn): 40 giorni

  • Tutti i membri della famiglia: Cilê Reş nero
  • Vedova/vedovo: inoltre senza ornamento, senza trucco
  • Bambini sotto i 7 anni: esentati dall’obbligo del nero

Pellegrinaggio a Lalîş (Cêjna Cemayîya)

  • Cilê Spî (bianco) obbligatorio per tutti
  • Le scarpe vengono tolte prima dell’ingresso (Lalîş è suolo sacro)
  • Nessun ornamento blu, nessun telo blu: tabù

Giorni di festa (Sersal, Eyda Êzîd)

  • Si tira fuori il costume migliore
  • Donne: ornamento d’oro completo
  • Uomini: camicia fresca, Pişt annodato con cura

Quotidiano

  • Mescolanza di tradizioni: la generazione più anziana ancora Şal û Şepik (soprattutto Sinjar)
  • Generazione della diaspora: prevalentemente abbigliamento occidentale, costume tradizionale solo per le occasioni religiose

5. Deq: tatuaggi tradizionali

Donna con tatuaggio facciale tradizionale (storico, regione vicino al monte Ararat)

Donna della regione del monte Ararat (inizio XX sec.) con un tatuaggio Deq tradizionale. Nota: il titolo storicamente sensazionalistico dello scatto proviene dall’Occidente ed è dispregiativo; usiamo l’immagine solo per la rara documentazione del Deq. I tatuaggi deq erano segni di protezione e identità, soprattutto presso le donne. · Licenza: Public Domain · Fonte: Wikimedia Commons

Deq sono i tatuaggi femminili tradizionali della tradizione ezidi (diffusi anche nel vicinato curdo):

Cosa si tatua?

  • Fronte, guance, mento: protezione dal malocchio (Çavê Xerab)
  • Dorso delle mani, interno delle dita: identità, tribù
  • Petto: simboli d’amore per il coniuge
  • Caviglia: simboli di luna e stelle

Simboli

  • Sole: simbolo di Tawûsî Melek
  • Pavone (raro, sensibile al sirr)
  • Gazzella, scorpione, serpente: simboli di protezione
  • Punti/cerchi: fasi lunari
  • Motivi geometrici: appartenenza tribale

Oggi

  • La tradizione del Deq è in forte declino dagli anni Cinquanta
  • A Sinjar ancora sporadicamente presso le donne anziane (>60)
  • Rinascita nella diaspora: giovani donne ezidi si fanno tatuaggi ispirati al Deq come professione culturale
  • Yazda + Free Yezidi Foundation documentano costantemente le anziane portatrici di Deq

[Fonte: Açıkyıldız 2010, pp. 172-176; Yazda Cultural Heritage 2019; Free Yezidi Foundation «Deq Documentation Project» 2021-2024]

6. Materiale + ricamo

Materiale storicamente

  • Lana: Sinjar (montagne fredde), inverno di Sheikhan
  • Cotone: estate di Sheikhan, costumi più leggeri
  • Seta: abbigliamento nuziale, linee Şêx
  • Lino: costume estivo (meno comune)

Materiale oggi (diaspora)

  • Lana industriale / misto poliestere
  • Seta vera solo per i matrimoni
  • Tessuti tradizionali spesso da pezzi ereditati dalla vecchia generazione

Motivi del ricamo

  • Roj (sole), riferimento a Tawûsî Melek
  • Tawûs (pavone), sacro, sull’abbigliamento solo con discrezione (senza immagine diretta del Sancak)
  • Bastone di Şêx Adî: simbolico, puramente astratto
  • Bordure geometriche: astri, quattro elementi
  • Hîv û Stêr (luna + stelle), frequente sull’Hîvanî femminile

[Düchting 2021 sulle tendenze della moda della diaspora; Allison 2001 sul ricamo]

7. Scarpe

Classiche

  • Klaş / Gewra: scarpe di lana tessute a mano, soprattutto la regione montana di Sinjar
  • Pantofola di cuoio (Yemenî): per il costume festivo
  • Nel pellegrinaggio a Lalîş: scalzi sul suolo sacro

Oggi

  • Diaspora: scarpe occidentali
  • Le Klaş tradizionali sono ancora prodotte solo artigianalmente a Sinjar (rinascita dal 2014 come marcatore di identità)

8. Costume infantile

Nascita + Mor-Kirin (rito di iniziazione di 7 giorni)

  • Telo bianco per il neonato
  • Nastro da mano Kerîv (rosso-bianco-verde, annodato dal padrino, Kerîv = padrino rituale)

Çile (protezione di 40 giorni dopo la nascita)

  • Costume infantile speciale nei colori della famiglia

Prima della pubertà

  • Bambine: Kiras colorato + Şeqe
  • Bambini: mini Şal û Şepik

Passaggio della pubertà

  • Primo pezzo di costume «adulto» (donne: Hîvanî completo; uomini: primo Pişt)

[Spät 2018, pp. 175-180; Açıkyıldız 2010, pp. 178-182]

9. Varianti regionali del costume

Ezidi a Bashiqa - famiglia

Ezidi a Bashiqa, Iraq. Varianti regionali del costume: Bashiqa e Şêxan (più bianco/ricamo colorato), Sinjar (piuttosto toni scuri), Armenia/Georgia (influsso russo-ottomano), Turchia/Tur Abdin (versioni semplificate). · Licenza: CC BY-SA 4.0 · Fonte: Wikimedia Commons

Sinjar (Şingal)

  • Ampio Şal û Şepik negli uomini
  • Ricamo colorato elaborato nelle donne
  • Ornamento d’oro in abbondanza
  • Scarpe di lana Klaş

Sheikhan / regione di Lalîş

  • Taglio più stretto
  • Meno ricamo, più purezza religioso-simbolica
  • Şêx + Pîr particolarmente rigorosi nel bianco

Bahzani / Behzane

  • Famiglie Qewal residenti qui: il costume Qewal (nero-bianco) caratterizza l’immagine
  • Proporzione di ornamenti moderata

Armenia (Aparan, Erevan)

  • Tocco sovietico-occidentale, meno ricamo
  • Hîvanî con tradizione delle monete (specificità di Aparan)
  • Meno ornamento d’oro che a Sinjar

Diaspora Germania / Svezia

  • Abbigliamento quotidiano occidentale, costume solo per le occasioni religiose
  • La giovane generazione sempre più orgogliosa dei tatuaggi ispirati al Deq + del Cilê Spî per il pellegrinaggio virtuale a Lalîş

Diaspora USA (Lincoln, Nebraska)

  • Simile all’Europa, più accenti sinjar-tradizionali perché molti sono rifugiati di Sinjar

[Fonti 9.x: Açıkyıldız 2010, pp. 173-189; Maisel 2017; Pîrbarî 2008 sugli ezidi sovietici]

10. Mutamento nella diaspora + questione identitaria

Bambini ezidi nel campo di Newroz 2014

Bambini ezidi nel campo di Newroz, 2014. Nella diaspora (soprattutto Germania, Svezia, USA) gli ezidi indossano nella vita quotidiana abbigliamento occidentale; il costume viene spesso indossato solo alle feste, ai matrimoni e al pellegrinaggio a Lalîş, come marcatore di identità. · Foto: International Rescue Committee · Licenza: CC BY 2.0 · Fonte: Wikimedia Commons

Il costume si è sviluppato nella diaspora in un marcatore di identità simbolico:

  • L’80% degli ezidi nel mondo indossa oggi abbigliamento occidentale nella vita quotidiana
  • Il costume viene indossato ai matrimoni + alle feste religiose + nelle giornate di commemorazione del 3 agosto
  • La giovane generazione della diaspora produce «felpe di marca ezidi», magliette con simboli solari/di Tawûsî Melek
  • Êzdîxan TV e ÊzîdîPress documentano costantemente le tendenze
  • I marchi di moda ezidi di Hannover hanno proprie collezioni di Sersal
  • Il programma di laboratori della Free Yezidi Foundation forma giovani donne nel ricamo tradizionale (ricostruzione di Sinjar)

Conservazione + rinascita

Molti costumi tradizionali sono stati fuori uso per quasi un secolo e sono tornati visibili solo negli ultimi anni grazie a progetti di fotografia, iniziative di stilisti e sfilate di costumi (come la grande sfilata di Lalîş del 2023 con pezzi da Russia, Armenia, Georgia, Turchia orientale, Siria nordorientale e regione del Kurdistan) [Rudaw 2023]. Organizzazioni come Yazda e la Free Yezidi Foundation legano la conservazione del costume alla ricostruzione culturale dopo il genocidio del 2014.

Il costume come politica + identità ibrida

Il costume curdo e dunque anche ezidi è carico politicamente dal XX secolo: nel 1945 la Turchia vietò lo Şal û Şepik come «costume nazionale curdo» insieme alla lingua e ai colori rosso/verde/giallo. Il costume divenne così un segno di identità e resistenza. I giovani ezidi e curdi della diaspora creano oggi un’identità ibrida mescolando pezzi tradizionali con la moda urbana (es. Şal û Şepik con sneaker). Il taglio e lo stile restano così una «professione», ciò che storicamente rese i loro portatori bersaglio dei regimi di assimilazione [GfbV 2021].

[Fonti: Düchting 2021; Yazda Cultural Heritage Reports 2020-2024; Rudaw 2023; GfbV 2021; osservazione della diaspora]

11. Tabù del Sirr

  • Dettagli interiori del costume dei massimi dignitari (Mîr) durante la processione del Sancak, Sirr
  • Parola tabù «Şeyt…» → «[Non detto]»
  • Tabù del blu rigoroso
  • Si evita la raffigurazione diretta del pavone sull’abbigliamento (a favore di una simbologia astratta)

Fonti

N. Fonte Trust
1 Açıkyıldız, B. (2010) The Yazidis: The History of a Community, Culture and Religion, I.B. Tauris, ISBN 978-1-848-85274-7, Kap. 6 A
2 Allison, C. (2001) The Yezidi Oral Tradition in Iraqi Kurdistan, Curzon, ISBN 0-7007-1397-2 A
3 Kreyenbroek, P. (1995) Yezidism, Edwin Mellen, ISBN 0-7734-9004-3 A
4 Kreyenbroek, P. (2017) “Yezidism”, Encyclopaedia of Islam THREE, Brill A
5 Spät, E. (2018) The Yezidis, Saqi, ISBN 978-0-86356-593-4 A
6 Rodziewicz, A. (2018) “Tabus in der Êzîdî-Tradition”, Fritillaria Kurdica 17/18 A
7 Maisel, S. (2017) Yezidis in Syria, Lexington Books, ISBN 978-1-498-50253-2 A
8 Düchting, R. (2021) “Êzîdîsche Trachten in der Diaspora” A
9 Pîrbarî, D. (2008) Êzîdiyên Sovêtê, Yerevan B
10 Yezidi Cultural Heritage Project Duhok (2019) Tracht-Dokumentation B
11 Yazda Cultural Heritage Reports 2020-2024 B
12 Free Yezidi Foundation (2021-2024) Deq Documentation Project B
13 Bahzani.net Tracht-Datenbank C
14 ÊzîdîPress (laufende Berichterstattung Diaspora-Mode) B
15 Spät, E. „Ritual Items of Clothing" (Yezidi material culture, CEU), http://www.personal.ceu.hu/students/09/Eszter_Spat/ritualdressing.htm A
16 „The Feqir: The Ascetics of the Yazidi Faith", kurdish-history.com, https://www.kurdish-history.com/post/yazidi-feqir B
17 „Yazidi National Dress", yazidis.info, http://yazidis.info/en/news/249/yazidi-national-dress B
18 Yezidis International, „Yezidi Clothing", http://www.yezidisinternational.org/abouttheyezidipeople/clothes/ B
19 „Yazidis display traditional clothing in Lalish", Rudaw, 04.10.2023, https://www.rudaw.net/english/people-places/04102023 B
20 Yazda, Culture/Cultural Heritage, https://www.yazda.org/culture B
21 Gesellschaft für bedrohte Völker (GfbV), „Kurdische Kultur – Wie wir uns kleiden" (2021), https://gfbvblog.com/2021/04/20/kurdische-kultur/ B

Trust: A = accademico con revisione paritaria; B = istituzionale/ONG/comunità riconosciuta; C = fonte comunitaria online.


Stato: 2026-06-16 · Parola tabù «Şeyt…» → «[Non detto]» · Convenzioni ezidi: Tawûsî Melek (mai «Diavolo»), Lalîş, Sersal, Xwedê (non Allah), Sinjar/Şingal · Kurmancî-latino.

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