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L'ordine sociale degli ezidi: Şêx, Pîr, Mirîd

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Da secoli la società ezida è suddivisa in tre ceti ereditari: i ceti spirituali degli Şêx e dei Pîr e i laici, i Mirîd. Questo sistema non è una gerarchia sociale, bensì una rete reciproca di accompagnamento religioso e di responsabilità condivisa. Questo articolo spiega come funziona l’ordine, quali doveri e cariche prevede, perché il paragone con il sistema delle caste indiano è fuorviante, e come la diaspora discute tra conservazione e riforma.

Stato: 2026-06-11 · Nomi propri in grafia latina kurmancî · Wiki ezdixan.de


Indice

  1. Che cosa significa avere uno Şêx e un Pîr?
  2. Panoramica: tre ceti, nascita ed endogamia
  3. Gli Şêx, il primo ceto spirituale
  4. I Pîr, il sacerdozio più antico
  5. I Mirîd, la grande maggioranza
  6. Perché non è un «sistema di caste» come in India?
  7. I cinque doveri fondamentali (pênc ferz)
  8. Cariche religiose e dignitari
  9. L’istituzione del Kirîv
  10. Cambiamento e dibattito nella diaspora
  11. Glossario dei termini
  12. Fonti

1. Che cosa significa avere uno Şêx e un Pîr?

Chi nasce ezida non entra soltanto in una famiglia, ma al tempo stesso in una rete di relazioni spirituali stabili. Ogni famiglia ezida ha da tempo immemorabile un determinato Şêx e un determinato Pîr: due accompagnatori spirituali provenienti da famiglie prestabilite, la cui assegnazione si tramanda da generazioni. Non li si sceglie, e non cambiano. Essi assistono la famiglia nei grandi passaggi della vita: nella cerimonia della Bisk (il taglio rituale delle prime ciocche di capelli), al matrimonio, alla lavatura e alla sepoltura dei defunti, senza di loro questi riti non possono essere compiuti [2; 8].

La particolarità: questa relazione è reciproca e senza lacune. Anche uno Şêx ha a sua volta un proprio Şêx e un proprio Pîr, nessuno sta al di fuori della rete [2]. I Mirîd sostengono materialmente i loro religiosi; i religiosi portano la responsabilità dell’istruzione e del benessere spirituale delle loro famiglie Mirîd [1; 2]. L’Encyclopaedia Iranica riassume: la differenza tra Şêx e Pîr non sta «nella natura dei loro compiti religiosi, bensì nella discendenza» [1].

Questo intreccio di relazioni, e non una piramide gerarchica, è il nucleo dell’ordine sociale ezida.


2. Panoramica: tre ceti, nascita ed endogamia

2.1 La struttura di base

La società ezida si articola nei religiosi (ruhanî), composti dai ceti Şêx e Pîr: e nei laici (mirîd, in kurmancî: «discepolo, seguace») [2; 3].

Ceto Carattere Compito principale
Şêx spirituale, ereditario, tre linee istruzione e riti per le famiglie Mirîd assegnate; forniscono le cariche più alte
Pîr spirituale, ereditario, tradizionalmente 40 clan cura delle famiglie assegnate; sacerdozio più antico, religiosamente di fatto equiparato agli Şêx
Mirîd laici, grande maggioranza sostengono la vita religiosa ed economica; supportano i religiosi con contributi

Quanto siano grandi i ceti non si può quantificare con precisione, i dati si contraddicono: Omarkhali stima l’intero sacerdozio attorno al 6–7 % (Mirîd: 93–94 %) [3]; Tagay/Ortaç indicano invece circa 15 % Şêx, 5 % Pîr, 80 % Mirîd [2]. È certo che: la grande maggioranza degli ezidi sono Mirîd.

2.2 Appartenenza per nascita

L’appartenenza al ceto si acquisisce esclusivamente per nascita e non può essere cambiata [2; 3]. L’ezidismo non fa proselitismo, una conversione non è possibile, è ezida chi ha entrambi i genitori ezidi (vedi Religione e cultura) [2; 3].

2.3 Endogamia: matrimonio all’interno del ceto

Dal principio della nascita deriva l’endogamia: ci si sposa solo all’interno della comunità di fede e solo all’interno del proprio ceto [2; 3]. Anche Şêx e Pîr non possono sposarsi tra loro, la motivazione tradizionale è che sono l’uno per l’altro istruttori religiosi e che questo status andrebbe perduto con un matrimonio [2]. All’interno dei Mirîd non esistono ulteriori restrizioni [1]. Dal punto di vista ezida l’endogamia è un meccanismo di protezione cresciuto storicamente: nei secoli di persecuzione ha garantito coesione e sopravvivenza [2]. Per il dibattito odierno si veda la sezione 10.

2.4 Origine: tradizione e stato della ricerca

Secondo la tradizione ezida l’ordine risale a Şêx Adî (ʿAdī ibn Musāfir, ca. 1073/75–1162), che all’inizio del XII secolo si stabilì nella valle di Laliş (vedi Santuari): a lui sarebbe apparso Tawûsî Melek: il più alto in rango dei sette angeli, che da estranei viene erroneamente, e in modo profondamente offensivo per gli ezidi, identificato con il male; in seguito a ciò Şêx Adî avrebbe introdotto il sistema ordinatore hed û sed («diritto e ordine») [2].

La ricerca distingue: la struttura attraversò nel XII secolo, al tempo di Şêx Adî e del suo ordine Adawiyya, la sua trasformazione più profonda [3], ma non nacque in un giorno. Alcune parti, in particolare i Pîr come sacerdozio più antico, esistevano presumibilmente già prima; l’ordine si sviluppò attraverso un lungo processo [2; 9]. Teologicamente è radicato nella fede che l’Eptade divina appaia periodicamente in esseri umani santi (xas), i ceti spirituali fanno risalire la propria discendenza a tali manifestazioni [2]. Gli alberi genealogici e le figure sante sono trattati in Genealogia sacra.


3. Gli Şêx: il primo ceto spirituale

3.1 Compiti nella vita quotidiana

Gli Şêx non sono teologi con una formazione accademica: il loro sapere viene tramandato oralmente in famiglia, la loro autorità si fonda su discendenza e servizio [2]. Tra i loro compiti rientrano la cerimonia della Bisk, la partecipazione ai matrimoni, la lavatura dei defunti e l’accompagnamento della cerimonia funebre, l’assistenza religiosa continuativa nonché spesso il ruolo di fratelli e sorelle dell’aldilà (7.2) [2; 8]. Per questo ricevono contributi; quelli destinati allo Şêx sono tradizionalmente più alti di quelli destinati al Pîr [1].

3.2 Le tre linee: Şemsanî, Adanî, Qatanî

Il ceto degli Şêx si suddivide in tre linee di discendenza, che risalgono a propri santi capostipiti e che, secondo l’opinione maggioritaria delle fonti, non possono sposarsi tra loro, il che restringe notevolmente la scelta del partner [1; 2; 9]:

Linea Capostipite (tradizione) Fornisce la carica Particolarità
Şemsanî i quattro figli di Êzdîna Mîr: Şemsedîn (Şêx Şems), Fexredîn, Nasirdîn, Sicadîn Bavê Şêx e Şêx Wezîr (custode del santuario di Şêşims) strato più antico, attivo già prima di Şêx Adî
Adanî Şêx Hesen (m. 1254), della parentela di Şêx Adî Pêşîmam tradizionalmente gli unici a cui erano permessi leggere e scrivere
Qatanî Şêxûbekir, un parente di Şêx Adî Mîr (principe) linea della famiglia principesca

Questa suddivisione ha una funzione notevole: poiché ogni linea fornisce esattamente un’istanza di vertice, il potere tra i gruppi Şêx è distribuito in modo pressoché uguale [2].

Approfondimento. Le figure sante dietro le linee, Êzdîna Mîr e i suoi figli, Şêx Hesen, Şêxûbekir, il legame con i sette angeli e la dinastia dei Mîr, sono trattate in Genealogia sacra; qui si tratta della funzione delle linee nel sistema.


4. I Pîr: il sacerdozio più antico

I Pîr (kurmancî/persiano: «anziano, saggio») formano il secondo ceto spirituale. Secondo un’opinione diffusa corrispondono agli antichi sacerdoti che già prima del tempo di Şêx Adî erano responsabili della conservazione della religione [2]. Nelle questioni religiose hanno in sostanza la stessa posizione degli Şêx; per le assegnazioni di compiti dell’epoca di Şêx Adî stanno in pratica leggermente dietro di loro, una differenza di discendenza, non di rango [1; 2]. I loro compiti corrispondono a quelli degli Şêx: cura delle famiglie Mirîd assegnate per via ereditaria, partecipazione a feste e riti di passaggio, ricezione di contributi [1; 2].

Articolazione. Tradizionalmente si contano quattro famiglie principali: Hesen Meman (Hesmeman), Pîr Afat, Pîr Jerwan (Cerwan) e Pîr Hacî Alî, con numerosi sottogruppi; il conteggio classico parla di 40 clan Pîr, la ricerca sul campo di Omarkhali documenta circa 87–90 linee Pîr [1; 2; 3; 4]. Sulle regole matrimoniali le fonti divergono nei dettagli; come linea di fondo vale: i matrimoni tra linee Pîr sono in molti casi possibili, singole linee, l’esempio più noto sono gli Hesmeman: costituiscono eccezioni con regole più severe [1; 3].


5. I Mirîd: la grande maggioranza

La società ezida è composta in larghissima parte da Mirîd: a seconda della fonte da circa l’80 a oltre il 90 per cento (sezione 2.1) [2; 3]. Sarebbe sbagliato intenderli come «strato più basso»:

  • I Mirîd sostengono la comunità. Costituiscono la base economica e sociale e supportano materialmente i religiosi [2].
  • I Mirîd sono religiosamente a pieno titolo. L’assegnazione al ceto non è legata a privilegi né a una valutazione sociale [2]; i Mirîd partecipano a tutte le feste e a tutti i riti.
  • I Mirîd possono acquisire dignità religiose. La dignità del Feqîr era tradizionalmente in linea di principio aperta a tutti, quella del Koçek può essere acquisita fino a oggi indipendentemente dal ceto (sezione 8) [2].
  • All’interno dei Mirîd vige la libertà matrimoniale: a differenza di Şêx e Pîr [1].

Nella vita quotidiana essere Mirîd significa soprattutto: stare in un rapporto fisso ed ereditato con il «proprio» Şêx e il «proprio» Pîr, parte della rete che tiene unita la comunità da secoli.


6. Perché non è un «sistema di caste» come in India?

Nei testi occidentali l’ordine ezida viene spesso definito «sistema di caste», la letteratura specialistica usa la parola per lo più con riserva («hereditary groups, often called castes») [3]. Il paragone con il sistema castale indiano è fuorviante [2; 9]:

Caratteristica Sistema castale indiano Ordine dei ceti ezida
Gerarchia marcata gerarchia con dislivelli di status nessuna valutazione sociale; la differenza sta unicamente nella discendenza e nel compito religioso
Esclusi «intoccabili» (paria) al di fuori dell’ordine non esistono paria
Professioni tradizionalmente legato a professioni e gradi di purezza nessuna assegnazione professionale
Portata regola ampie parti della vita sociale riguarda esclusivamente le questioni religiose [9]
Scopo , interdipendenza reciproca: stretta coesione dell’intera comunità [2]

Tagay e Ortaç lo dicono chiaramente: il sistema non divide la società, ma vuole «garantire, attraverso una reciproca interdipendenza dei singoli membri, una stretta coesione di tutti gli strati sociali» [2]. Anche tra Şêx e Pîr non esiste alcun dislivello di valore [1]. Questo articolo usa perciò di preferenza «ceti» o «gruppi ereditari»; «casta» compare solo dove si citano fonti o si spiegano malintesi.


7. I cinque doveri fondamentali (pênc ferz)

7.1 Il principio

Indipendentemente dal ceto, secondo la dottrina dei pênc ferz («cinque doveri») ogni ezida deve riconoscere cinque figure spirituali di riferimento [2; 3]:

Dovere Significato Spiegazione
Şêx il proprio Şêx assegnazione ereditata (sezione 3)
Pîr il proprio Pîr assegnazione ereditata (sezione 4)
Hosta «maestro» interpretazione non univoca: riconoscimento di Dio come il Maestro [2], oppure propria figura di riferimento con funzione oggi sfumata [3]
Merebî (Mirebbî) «educatore, insegnante» insegnante spirituale, scelto da ogni ceto secondo regole ereditarie; funzione oggi anch’essa sfumata [1; 3]
Birayê / Xuşka Axiretê «fratello / sorella dell’aldilà» fratelli o sorelle spirituali scelti per l’aldilà (7.2)

Il fatto che Hosta e Merebî siano oggi diventati sfumati è esso stesso un dato rilevante: un lento mutamento di significato all’interno dell’ordine [3].

7.2 Birayê / Xuşka Axiretê: fratelli e sorelle per l’aldilà

In vita, di solito attorno alla pubertà, ogni ezida si sceglie un fratello o una sorella per l’aldilà, di regola da una famiglia Şêx [1; 2]. Questi fratelli e sorelle elettivi assumono reciprocamente la corresponsabilità morale per le azioni terrene, si «accompagnano» a vicenda nella cerimonia funebre e svolgono compiti importanti nei riti di passaggio [1; 2]. La ricerca paragona l’istituzione alla parentela elettiva alevita della musahiplik [3].


8. Cariche religiose e dignitari

Le cariche più alte sono legate genealogicamente alle tre linee Şêx (sezione 3.2); accanto a esse vi sono dignità che in parte possono essere acquisite indipendentemente dal ceto.

8.1 Il Mîr: il capo supremo

Il Mîr (principe) è il capo secolare e rappresentativo di tutti gli ezidi; la sua persona è considerata sacra [1]. La carica è ereditaria nella linea Qatanî; la sede tradizionale è Ba’edrê (Baadre) nella regione di Şêxan, vicino a Laliş [1; 2]. Sulle regole di successione le indicazioni divergono, il figlio maggiore [2] oppure la designazione da parte del Mîr in carica ancora in vita [7] –; nel 2019 il Consiglio spirituale designò il nuovo Mîr, una prova del mutamento della procedura [4; 10]. Il Mîr presiede il Consiglio spirituale (Meclîsê Ruhanî), del quale fanno parte tra gli altri il Bavê Şêx, lo Şêx Wezîr, il Pêşîmam e il capo dei Qewwal [1; 2].

Titolare della carica: dal 27 luglio 2019 è in carica Mîr Hazim Tahsin Beg (nato nel 1963), intronizzato a Laliş come successore di suo padre Mîr Tahsin Said Beg, che aveva regnato per circa 75 anni [5; 11]. L’insediamento fu controverso: i critici, soprattutto da Şingal, gli rimproverarono la vicinanza al partito KDP; parti della comunità di Şingal riconoscono invece Naif bin Dawud [5; 10].

8.2 Il Bavê Şêx (Baba Şêx): il capo spirituale

Il Bavê Şêx («padre-Şêx») è la massima autorità nell’interpretazione delle questioni religiose. Proviene dalla linea Şemsanî, conduce una vita pia e austera e vigila sulle leggi religiose; molte cerimonie a Laliş non possono svolgersi senza di lui [1; 2]. Viene nominato dal Mîr [6].

Titolare della carica: il 18 novembre 2020 Şêx Alî Ilyas (nato nel 1979 a Şêxan) è stato insediato con giuramento a Laliş come Bavê Şêx, successore del defunto Xurto Hecî Îsmaîl (in carica 1995–2020) [6; 12]. Anche questo insediamento fu accompagnato da proteste; parti degli ezidi di Şingal rifiutarono il riconoscimento [6; 10]. All’inizio del 2025 è stata riferita una grave malattia del titolare della carica [13]; per questo articolo non sono disponibili informazioni più recenti e affidabili sullo stato della carica.

Contestualizzazione. Il fatto che entrambe le cariche di vertice siano occupate in modo controverso dal 2019/2020 rispecchia le prove di tenuta successive al genocidio del 2014, in particolare i conflitti sul futuro di Şingal, e la crescente distanza tra le istituzioni di Şêxan e parti della diaspora [5; 6; 10].

8.3 Altre cariche e dignità

Carica / dignità Provenienza Funzione
Pêşîmam Şêx Adanî, nominato dal Mîr custodia e interpretazione della fede; guida i rituali, tradizionalmente nei matrimoni [1; 2]
Baba Çawûş nominato dal Mîr guardiano del santuario di Şêx Adî a Laliş; vi vive in modo pio e celibe [1; 2]
Feqra (guidate dalla Kebanî) ordine femminile a Laliş donne celibi; la Kebanî cura il mausoleo di Şêx Adî e forma le sacre sfere di berat [1; 2]
Feqîr aperto a tutti; in tempi recenti di fatto ereditario asceti, esperti conoscitori della tradizione; riconoscibili dalla xerqe di lana nera, considerata sacra [1; 2]
Koçek acquisibile indipendentemente dal ceto «il piccolo»: servitore estatico nelle azioni cultuali; secondo la tradizione riferisce sul destino delle anime dei defunti [1; 2]
Micêwir , custode dei santuari minori [3]

8.4 I Qewwal: gruppo speciale al di fuori dello schema dei tre ceti

I Qewwal (recitatori e cantori di inni) formano un gruppo speciale al di fuori dello schema dei tre ceti: provengono da due tribù, i Dimlî di lingua kurmancî e i Tazhî di lingua araba, di Başîqa e Bahzanê [1]. Suonano gli strumenti sacri def (tamburo a cornice) e şibab (flauto), recitano i Qewl (inni sacri) e conducono il Tawûsgeran, la processione degli stendardi di Tawûsî Melek (senceq). Sono considerati la «memoria vivente della comunità»; fino a poco tempo fa vivevano anch’essi in endogamia, oggi i matrimoni con i Mirîd sono consentiti [1; 2]. In dettaglio: Tradizione dei Qewl.


9. L’istituzione del Kirîv

Un ponte oltre i confini dei ceti, e perfino oltre il confine religioso – è gettato dal Kirîv (padrino): per un ragazzo viene scelto, in occasione della circoncisione, un padrino con il quale la famiglia stringe un legame a vita con obbligo di sostegno reciproco. Il Kirîv deve provenire da un altro ceto; tra le due famiglie vale in seguito un divieto matrimoniale, tradizionalmente per sette generazioni [1; 2].

Nelle aree di insediamento tradizionali gli ezidi sceglievano spesso il loro Kirîv nel vicinato musulmano: come alleanza di protezione e ponte sociale nei tempi di persecuzione; persino dopo il genocidio del 2014 tali relazioni continuano a esistere [1; 2]. L’istituzione dimostra: l’ordine ezida non è orientato all’isolamento, bensì al legame istituito: tra i ceti così come verso il mondo esterno.


10. Cambiamento e dibattito nella diaspora

Con la migrazione, soprattutto verso la Germania, dove vivono le più grandi comunità della diaspora (vedi Diaspora), l’ordine dei ceti è entrato in movimento. Il dibattito ha due lati da prendere sul serio.

10.1 I dati empirici

Lo studio EZI tra gli ezidi in Germania (383 intervistati) fornisce i numeri più precisi [2]: il 31,4 % ha indicato l’endogamia come aspetto negativo dell’ezidismo, il 19,5 % il sistema dei ceti in sé; circa una persona su quattro ritiene il sistema dei ceti bisognoso di riforma senza riserve. Omarkhali constata che l’endogamia di ceto è «diventata un grande ostacolo per i giovani ezidi nella diaspora» [3]. Un’intervistata del ceto Şêx riassume il dilemma: il sistema in sé le sembra buono, ma il divieto di matrimonio tra le linee Şêx restringe la scelta del partner al punto che «queste caste prima o poi si estingueranno» [2].

10.2 La difesa dell’ordine

A ciò si contrappone una posizione altrettanto seria: i rappresentanti ufficiali ribadiscono il sistema dei ceti come garante di coesione e solidarietà: solo così l’ezidismo avrebbe attraversato i secoli [2]. Anche tra gli ezidi della diaspora una maggioranza vede l’endogamia come collaudato «muro di protezione contro i pericoli esterni»; sullo sfondo dei traumi collettivi, i 72 Ferman (persecuzioni) tramandati e il genocidio del 2014, ogni cambiamento viene da molti «percepito come un pericolo per la sopravvivenza della comunità» [2]. Per una comunità che è stata ripetutamente portata sull’orlo dell’annientamento, l’ordine non è semplice tradizione, ma strategia di sopravvivenza.

10.3 Istituzioni sotto pressione

Al dibattito interno se ne aggiunge uno istituzionale: il Consiglio spirituale, che risiede a Şêxan, spesso non può offrire agli ezidi della diaspora risposte adeguate alle sfide delle società pluralistiche, perché la loro realtà di vita gli è poco familiare [2]. Gli insediamenti controversi del Mîr (2019) e del Bavê Şêx (2020) hanno ulteriormente gravato sulla fiducia (sezione 8). Anche l’ordine del sapere si trasforma: le tradizionali scuole dei Qewwal non esistono più e, con la messa per iscritto degli inni, il ruolo dei ceti come detentori esclusivi del sapere cambia radicalmente [1] (vedi Tradizione dei Qewl). Come la comunità risolverà queste tensioni è una questione aperta, il dibattito si svolge all’interno della comunità, tra la conservazione di un sistema che ha superato secoli di persecuzione e la realtà di vita di una giovane generazione.


11. Glossario dei termini

Termine (kurmancî) Significato
Şêx primo ceto spirituale; anche: l’accompagnatore spirituale assegnato a una famiglia
Pîr «anziano, saggio»; secondo ceto spirituale, sacerdozio più antico
Mirîd «discepolo, seguace»; ceto laico, la grande maggioranza degli ezidi
Şemsanî, Adanî, Qatanî le tre linee di discendenza degli Şêx
Pênc ferz i «cinque doveri»: Şêx, Pîr, Hosta, Merebî, fratelli/sorelle dell’aldilà
Birayê / Xuşka Axiretê «fratello / sorella dell’aldilà»; fratelli o sorelle spirituali scelti
Kirîv padrino (alla circoncisione); istituisce un legame a vita tra due famiglie
Mîr principe; capo supremo di tutti gli ezidi, della linea Qatanî
Bavê Şêx (Baba Şêx) «padre-Şêx»; capo spirituale, della linea Şemsanî
Pêşîmam «imam preposto»; massimo erudito, della linea Adanî
Baba Çawûş guardiano del santuario di Laliş
Feqîr «il povero»; asceta nella xerqe nera (tunica di lana)
Koçek «il piccolo»; servitore estatico con compiti nelle azioni cultuali
Qewwal recitatore degli inni sacri (Qewl)

Fonti

  1. Allison, Christine: „YAZIDIS i. GENERAL", Encyclopaedia Iranica (2004, akt. 2017). https://www.iranicaonline.org/articles/yazidis-i-general-1
  2. Tagay, Şefik / Ortaç, Serhat: Die Eziden und das Ezidentum. Landeszentrale für politische Bildung Hamburg, 2016. https://www.hamburg.de/contentblob/6271994/21807c33b23c0f8e930ad75a1da7753c/data/ezidenund-ezidentum.pdf
  3. Omarkhali, Khanna: The Yezidi Religious Textual Tradition: From Oral to Written. Harrassowitz, Wiesbaden 2017. https://www.uni-goettingen.de/de/document/download/7aa23de7edf74949749e706f404d2d4e.pdf/Omarkhali_Yezidi_Religious_Textual_Tradition_2017.pdf
  4. Wikipedia (en): „Yazidi social organization". https://en.wikipedia.org/wiki/Yazidi_social_organization
  5. Wikipedia (en): „Hazim Tahsin Beg". https://en.wikipedia.org/wiki/Hazim_Tahsin_Beg
  6. Wikipedia (en): „Sheikh Ali Ilyas". https://en.wikipedia.org/wiki/Sheikh_Ali_Ilyas
  7. Ezipedia: „Mîr – Das weltliche Oberhaupt" (2012). https://www.ezipedia.de/mir-das-weltliche-oberhaupt/
  8. Dînê Şerfedîn (Community-Seite): „Şêx – Shekh – Shêx – Scheich". https://jesiden.wordpress.com/sex/
  9. RAA Brandenburg / Fachstelle Islam: „Ezidinnen und Eziden – Eine kurze Übersicht" (2019). https://raa-brandenburg.de/Portals/4/media/UserDocs/Dokumente_2019/RAA_Fachstelle-Islam_Handreichung-Eziden.pdf
  10. Dangeleit, Elke: „Streit unter den Eziden", Telepolis, 15.11.2020. https://www.telepolis.de/features/Streit-unter-den-Eziden-4960336.html
  11. France24: „Son of Iraq’s late Yazidi prince takes over as leader" (27.7.2019). https://www.france24.com/en/20190727-son-iraqs-late-yazidi-prince-takes-over-leader
  12. Rudaw: „New Yazidi spiritual leader sworn in" (18.11.2020). https://www.rudaw.net/english/kurdistan/181120204
  13. Rudaw: „Yezidi spiritual leader in hospital after suffering stroke" (5.4.2025). https://www.rudaw.net/english/kurdistan/050420251

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