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Religione e cultura Êzîdî: fede, ordinamento, rituali
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La religione degli Êzîdî (Êzîdî / Êzdî, autodenominazione Êzdiyatî) è una tradizione di fede autonoma, trasmessa oralmente, con radici antico-iraniche e mesopotamiche. Al centro si trova un Dio creatore trascendente (Xwedê), che ha affidato il mondo a sette esseri sacri, guidati da Tawûsî Melek, l’Angelo Pavone. Questo articolo è la panoramica teologica del wiki: riassume l’immagine di Dio, l’eptade, il rapporto tra religione, cultura ed etnia, la pratica di fede, i testi sacri e l’ordinamento sociale, inquadra in modo equilibrato i dibattiti della ricerca e rimanda di volta in volta agli appositi articoli di approfondimento per i dettagli.
Stato: 2026-06-16 · Tabù dell’Heft-Sirran rispettato · Nomi propri in caratteri latini · Wiki di ezdixan.de
Indice
- Fondamenti e autocomprensione
- Rapporto religione – cultura – etnia
- Cosmologia e teologia
- I sette esseri sacri (Heft Sirr)
- Concetti centrali: peccato, purezza, trasmigrazione delle anime
- Ordinamento sociale e religioso
- La pratica di fede in sintesi
- Purezza, tabù e prescrizioni alimentari
- Santuari e luoghi sacri
- Tradizione orale e testi sacri
- Rapporto con le altre religioni
- Inquadramento storico-religioso
- Dibattiti teologici contemporanei e riforma
- Glossario Êzdîkî (termini fondamentali)
- Fonti
1. Fondamenti e autocomprensione
Gli Êzîdî costituiscono una comunità etnico-religiosa con aree centrali a Şingal (Sinjar) e nella regione intorno a Lalîş nel Nord dell’Iraq, oltre a grandi gruppi della diaspora nel Caucaso (Armenia, Georgia) e, dagli anni Sessanta, in Germania. La loro religione è non missionaria e non accessibile per conversione: Êzîdî si nasce. La trasmissione avviene quasi interamente per via orale attraverso inni sacri (Qewl); non esiste una Sacra Scrittura canonizzata nel senso delle religioni abramitiche [Kreyenbroek 1995, pp. 1–17; Allison 2001, pp. 26–40].
Essenziale per la comprensione: gli Êzîdî distinguono consapevolmente la propria fede dall’Islam e usano un vocabolario religioso proprio. Così, presso di loro Dio si chiama soprattutto Xwedê (anche Êzdan, Xwedawend o Padîşah, «Re»), e proprio non nell’uso linguistico quotidiano il termine Allah di matrice arabo-islamica; il saluto è Silav invece della formula di saluto islamica; e il capodanno Êzîdî Sersal (Çarşema Sor, «Mercoledì Rosso») non è esplicitamente identico al Newroz musulmano-curdo [Kreyenbroek 1995, pp. 145–152; Açıkyıldız 2010, p. 132].
Chiarimento teologico (importante, spesso frainteso). L’Êzîdîsmo è rigorosamente monoteista: esiste un unico Dio creatore. «Allah» è semplicemente la parola araba per «Dio»: designa quindi lo stesso unico Creatore, non un’altra divinità. Gli Êzîdî non dicono che Dio possa essere chiamato solo «Xwedê» (a differenza di coloro che, all’inverso, insistono sul fatto che sia ammessa unicamente la forma araba «Allah»). Al contrario, la tradizione Êzîdî conosce 1.001 ovvero 3.003 nomi di Dio (a seconda del Qewl); tra i più comuni vi sono Xwedê, Xwedawend, Êzdan e Padîşah («Re»), più raramente anche Ellah e Heq («il Vero / la Verità») [Wikipedia: Yazidism, sezione «God»; cfr. Kreyenbroek 1995]. Importante: la forma Êzîdî è Ellah (Kurmancî), linguisticamente imparentata con l’arabo Allah, ma una forma fonetica autonoma, pre-/non-islamica; designa lo stesso unico Creatore. In singoli Qewl (inni sacri) compaiono pertanto forme come Ellah (occasionalmente anche Allah) o Înşallah, ciò non è Islam e non è islamizzazione, bensì un patrimonio lessicale religioso comune alla regione e al Kurmancî. Ciò che sta a cuore agli Êzîdî non è quindi la negazione che possa trattarsi dello stesso Creatore, bensì la propria identità e lingua religiosa: nella vita quotidiana e nell’autodenominazione usano il proprio vocabolario (Xwedê) ed evitano le formule islamiche come marcatori identitari, una questione di pratica e di distinzione, non un’affermazione su due dèi diversi.
Nota linguistica. La lingua degli Êzîdî è strettamente imparentata con il curdo Kurmancî. Nel Caucaso e in parti della diaspora viene designata come lingua autonoma Êzdîkî; molti linguisti la considerano invece una varietà del Kurmancî. Questo articolo riporta i termini religiosi nella grafia latina Bedirxan/Hawar e tratta i termini propri degli Êzîdî per ciò che sono: vocabolario tecnico-religioso che fonda l’identità.
Identità: gli Êzîdî e la questione dei «curdi». Se gli Êzîdî siano un gruppo etnico-religioso autonomo oppure un sottogruppo religioso dei curdi è controverso, e la questione si è inasprita a partire dal genocidio del 2014. Gli Êzîdî parlano Kurmancî e sono culturalmente intrecciati in modo stretto con il mondo curdo; una parte di essi si considera curda. Molti Êzîdî rifiutano tuttavia esplicitamente l’attribuzione esterna di «curdi» e si intendono come popolo a sé con propria religione, lingua (Êzdîkî) e storia, anche perché in numerose persecuzioni e fermane storiche (tra l’altro gli emirati curdi Soran e Botan nel XIX secolo) nonché nel ritiro delle forze curde di fronte all’IS a Şingal nel 2014 furono coinvolti attori (musulmano-)curdi; non ci si vuole identificare con un gruppo a cui spetta una corresponsabilità nei genocidi contro gli Êzîdî. Ufficialmente gli Êzîdî sono registrati in Armenia e in Iraq (Baghdad) come gruppo etnico autonomo, mentre la Regione Autonoma del Kurdistan li conta come «curdi originari». Questo wiki rispetta l’autodeterminazione degli Êzîdî come comunità autonoma e presenta il dibattito in modo aperto e basato sui fatti [Wikipedia: Yazidis, sezione «Ethnic identity»; van Zoonen, USIP 2017].
Da questa autocomprensione deriva anche il tono di questo wiki: Tawûsî Melek non viene mai identificato con il «diavolo» o «Satana»; Dio viene chiamato con il proprio nome Êzîdî Xwedê (non l’arabo Allah nell’uso quotidiano, per l’inquadramento teologico secondo cui si intende comunque lo stesso unico Creatore, vedi il chiarimento sopra); e il capodanno Êzîdî Sersal non viene confuso con il Newroz. Queste distinzioni non sono una sottigliezza linguistica, bensì il nucleo dell’identità di fede Êzîdî.
2. Rapporto religione – cultura – etnia
Una particolarità dell’Êzîdîsmo è che religione, appartenenza etnica e cultura coincidono in modo inscindibile. Êzîdî si è per nascita: e cioè solo se entrambi i genitori sono Êzîdî; la conversione è esclusa, e la religione è non missionaria. Con ciò la comunità è al tempo stesso una comunità di fede e un gruppo etnico-religioso: la ricerca la descrive come «closed group» (gruppo chiuso), in cui identità religiosa e appartenenza etnica si sono fuse in un’unità [Spät 2005, pp. 9–25; Allison 2001, pp. 26–40; Iranica «Yazidis i»].
Ne deriva una distinzione importante, discussa all’interno della comunità stessa: il rapporto con il mondo curdo. La religione Êzîdî è di lingua kurmancî e condivide con i curdi musulmani lingua, regione e molte usanze; al tempo stesso molti Êzîdî, specialmente nella diaspora caucasica, si intendono come nazione etnico-religiosa propria, non come «gruppo religioso curdo». Entrambe le prospettive coesistono; il wiki tratta l’Êzîdîsmo primariamente come tradizione di fede autonoma e lascia agli Êzîdî stessi la questione identitario-politica [Allison 2001, pp. 26–55; Kreyenbroek 1995, pp. 1–17].
In pratica, la fusione di religione ed etnia significa:
- La religione si trasmette attraverso il tessuto sociale. Il sistema castale (vedi sezione 6), le regole matrimoniali e la parentela spirituale non sono «solo» struttura sociale, bensì ordinamento di fondamento religioso: assicurano la trasmissione della tradizione orale e la purezza rituale.
- Cultura = teologia vissuta. Feste, prescrizioni alimentari, abbigliamento, danze e canti sono espressione delle medesime concezioni di fede, non «folklore» da esse separabile.
- Nessun libro di fede come àncora identitaria. Poiché non esiste una scrittura canonizzata (vedi sezione 10), l’identità poggia su discendenza, tradizione orale e pratica: ciò che ha reso la comunità vulnerabile di fronte alle persecuzioni, ma al tempo stesso sorprendentemente resiliente.
Articolo di approfondimento. La configurazione sociale di questo ordinamento, caste, uffici, endogamia, parentela spirituale, è descritta dettagliatamente nell’articolo gesellschaftsordnung. Questa sezione fornisce solo il quadro teologico.
3. Cosmologia e teologia

Tawûsî Melek (Angelo Pavone): illustrazione storica da The Nestorians and their Rituals (1852) di George Percy Badger, una delle prime rappresentazioni occidentali. · Licenza: Public Domain · Fonte: Wikimedia Commons
3.1 Xwedê: l’unico, nascosto Dio creatore
La teologia Êzîdî è rigorosamente monoteista: esiste un unico, sommo, increato Dio, Xwedê (etimologicamente imparentato con il persiano Xudā; accanto a esso Êzdan). Egli è l’unico Creatore, non ha alcun antagonista e non condivide la propria divinità con nessuno, i sette esseri sacri sono creature e servitori di Dio, non dèi autonomi. Gli Êzîdî sottolineano esplicitamente che solo Xwedê è degno di adorazione; la venerazione di Tawûsî Melek vale per loro come venerazione del vicario posto da Dio, non come una seconda divinità [Kreyenbroek 1995, pp. 45–55; Asatrian/Arakelova 2014, pp. 1–40; Iranica «Yazidis i»].
Caratteristica è la trascendenza di questo Dio: Xwedê, dopo la creazione, è «rivolto altrove dal mondo», la ricerca parla di un deus otiosus, un Dio che non interviene più direttamente nel corso del mondo, bensì ha affidato la gestione del mondo a sette esseri sacri. L’attenzione religiosa dei fedeli si rivolge perciò, nella vita quotidiana, più intensamente a Tawûsî Melek, Şêx Adî e Sultan Êzî che al lontano Creatore stesso [Kreyenbroek 1995, pp. 45–55; Allison 2017 (EI³ «Yazidism»); Iranica «Yazidis i»]. Dio viene invocato poeticamente come Xwedawend o Pedşa («Re»).
Il mito della creazione centrale narra di una perla bianca (dur): Dio la creò dalla propria luce e riposò dapprima solo in essa. Quando la perla si infranse, da essa scaturì il cosmo materiale, un «oceano primordiale» da cui si formarono terra e cielo [Kreyenbroek/Rashow 2005, pp. 30–45; Rodziewicz 2014; Wikipedia «Yazidism»].
Articolo di approfondimento. La trattazione dettagliata della cosmogonia, perla bianca, oceano primordiale, la sequenza degli atti creativi, la domenica come giorno della creazione di Tawûsî Melek, si trova nell’articolo schoepfung. Qui solo il nucleo teologico.
3.2 Tawûsî Melek: l’Angelo Pavone
Tawûsî Melek (anche Melekê Tawûs, «Angelo-Pavone») è il sommo dei sette angeli e il signore e amministratore di questo mondo posto da Dio. Egli ebbe, come unico essere, accesso diretto all’essenza divina (sirr) ed è considerato vicario di Dio sulla terra; il suo simbolo è il pavone [Wikipedia «Tawûsî Melek»; Spät 2005, pp. 25–40; Rodziewicz 2014, pp. 25–60].
Nota convenzionale (rigorosa): Tawûsî Melek NON è il diavolo. L’identificazione dell’Angelo Pavone con «Satana» è una calunnia portata dall’esterno da osservatori musulmani e cristiani, che ha procurato agli Êzîdî persecuzioni per secoli. Nella teologia Êzîdî non esiste alcun principio del male autonomo: bene e male risalgono in ultima istanza a Dio ovvero al suo vicario, e l’essere umano porta egli stesso la responsabilità delle proprie azioni. La parola araba per «Satana» presso gli Êzîdî è tabù e non viene pronunciata [Wikipedia «Yazidism»; Kreyenbroek 1995, pp. 59–63; Asatrian/Arakelova 2014, pp. 1–20].
In alcuni Qewl e racconti risuona un motivo che distingue proprio la valorizzazione Êzîdî di Tawûsî Melek dal racconto islamico di Iblīs: quando Dio comandò agli angeli di prostrarsi davanti ad Adamo, Tawûsî Melek si rifiutò, perché solo Dio è degno di adorazione. Questa fedeltà a Dio non gli fu imputata come peccato, bensì come somma dedizione, ed egli fu elevato a signore degli altri angeli. Gli Êzîdî leggono dunque lo stesso racconto fondamentale esattamente in modo inverso rispetto all’interpretazione musulmano-cristiana su Satana [Kreyenbroek 2016 (Wiley «Yezidi and Yarsan Traditions»); Asatrian/Arakelova 2014, pp. 1–40; servantgroup.org].
Articolo di approfondimento. La teologia di Tawûsî Melek, il suo simbolo, il Sancak, la calunnia del «Devil-Worshipper» e la sua storia sono approfonditi nell’articolo tawusi-melek.
3.3 Sultan Êzî e Şêx Adî: manifestazioni terrene
La tradizione conosce tre «ipostasi» divine strettamente connesse: Tawûsî Melek, Şêx Adî ibn Misafir e Sultan Êzî (Sultan Êzîd). I confini tra di esse sono consapevolmente fluidi nei Qewl; Şêx Adî è spesso considerato egli stesso incarnazione terrena di Tawûsî Melek [Wikipedia «Yazidism»; Kreyenbroek/Rashow 2005, pp. 5–15].
- Şêx Adî ibn Misafir (morto intorno al 1162) fu un mistico storico che si stabilì nella valle di Lalîş; il suo mausoleo lì è il santuario centrale degli Êzîdî. Nella tradizione successiva divenne la figura sacra di riferimento della riforma della comunità [Açıkyıldız 2010, pp. 35–50].
- Sultan Êzî è considerato manifestazione terrena di Dio e colui che dà il nome agli Êzîdî (Êzîdî = «seguace di Êzî»). La ricerca mette in guardia dall’identificarlo precipitosamente con il califfo omayyade Yazīd I, un tale collegamento è controverso e viene per lo più respinto dagli Êzîdî [Kreyenbroek 1995, pp. 30–35].
4. I sette esseri sacri (Heft Sirr)
Dio affidò il mondo a sette esseri sacri, chiamati collettivamente Heft Sirr («Sette Misteri»; anche Heft Sur). Sirr significa «segreto» e designa al tempo stesso l’essenza divina da cui furono creati gli angeli. Essi non sono dèi autonomi, bensì servitori emanati dell’unico Xwedê; Tawûsî Melek è il loro capo [Wikipedia «Yazidism»; Rodziewicz 2014, pp. 25–60; Iranica «Yazidis i»].
Nota sul tabù. Il dettaglio interno del complesso dell’Heft-Sirran è Sirr (sapere segreto, tabù per i non-Êzîdî). Qui vengono presentati solo gli aspetti pubblicamente noti [Kreyenbroek 1995, pp. 122–128].
Nella tradizione rilevante dal punto di vista rituale gli esseri sacri appaiono per lo più come persone sacre (xas) con funzioni proprie, ad esempio Şêx Şems (Şêşims, angelo del sole, del fuoco e della luce), Fexredîn (collegato alla luna), Şêx Hesen («Signore della penna»), Sicadîn e Naserdîn nonché Şêx Adî stesso. Accanto a questo elenco di santi esiste un secondo elenco di matrice abramitica con nomi di angeli (Cibrayîl, Mîkayîl, Ezrayîl e altri); la ricerca lo considera uno strato secondario, influenzato dalle concezioni angeliche musulmane, che nella liturgia di Lalîş non ha quasi alcun ruolo [Kreyenbroek/Rashow 2005, pp. 5–25; Wikipedia «Yazidism»]. Una santa femminile di rilievo è Xatûna Fexra, protettrice del parto.
Il Sette è il numero sacro guida degli Êzîdî: sette angeli, sette Sancak (stendardi di pavone in bronzo), i sette giorni della festa principale Cejna Cemayê, le sette cupole del grande tempio di Aknalich (Armenia). La concezione secondo cui gli esseri sacri si incarnano periodicamente in forma umana (ad esempio Tawûsî Melek in Şêx Adî) collega la dottrina angelica direttamente alla dottrina della reincarnazione della sezione successiva [Kreyenbroek 2016 (Wiley); Asatrian/Arakelova 2014].
5. Concetti centrali: peccato, purezza, trasmigrazione delle anime
Tre dottrine strettamente intrecciate caratterizzano la visione Êzîdî del mondo e dell’uomo. Esse vengono qui presentate solo nella panoramica teologica; la configurazione rituale si trova negli articoli di approfondimento.
5.1 Peccato, bene e male
L’Êzîdîsmo non conosce alcun principio del male autonomo né un «peccato originale». Poiché Dio non ha alcun antagonista, bene e male risalgono in ultima istanza all’unica volontà divina, e l’essere umano porta egli stesso la responsabilità delle proprie azioni. La trasgressione vale meno come «peccato contro una legge» quanto piuttosto come violazione dell’ordine e della purezza voluti da Dio: essa può essere riequilibrata mediante il retto agire e mediante la trasmigrazione delle anime [Kreyenbroek 1995, pp. 59–63; Asatrian/Arakelova 2014, pp. 1–40].
5.2 Purezza
La cura per la purezza rituale (paqijî) attraversa la vita quotidiana Êzîdî: il sistema castale, le regole matrimoniali, i tabù alimentari e cromatici e la purificazione prima della preghiera sono tutti espressione del medesimo sforzo di non contaminare l’ordine stabilito da Dio. Purezza e trasmigrazione delle anime valgono per la ricerca come i due tratti fondamentali caratteristici e reciprocamente condizionanti della religione [Allison 2017 (EI³ «Yazidism»); Kreyenbroek 1995, pp. 45–63].
Articolo di approfondimento. Le concrete regole di purezza, i tabù e le prescrizioni alimentari sono esposti nell’articolo reinheit-tabus (vedi anche la panoramica nella sezione 8).
5.3 Trasmigrazione delle anime (Kiras guhorîn)
Una dottrina fondamentale della fede Êzîdî è la trasmigrazione delle anime, chiamata Kiras guhorîn (anche kirasgorîn), letteralmente «il cambio della camicia». La metafora è programmatica: il corpo è solo la «camicia» (kiras) che l’anima immortale depone dopo la morte per passare in un nuovo corpo. L’anima percorre così una serie di vite, finché non è purificata; ricompensa e purificazione avvengono dunque all’interno del mondo attraverso la catena delle vite, non primariamente in un lontano giudizio ultraterreno [Kreyenbroek 1995, pp. 45–55; Kreyenbroek 2016 (Wiley); peacock-angel.org].
Articolo di approfondimento. Morte, anima, concezioni dell’aldilà, riti di passaggio e l’incarnazione degli esseri sacri sono approfonditi nell’articolo tod-seele.
6. Ordinamento sociale e religioso
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Lalîş, Şêxan, Iraq: Êzîdî al Sersal (18 aprile 2017); nel rituale si rende visibile il sistema delle tre caste (Mirîd / Pîr / Şêx). · Foto: Levi Clancy · Licenza: CC BY-SA 4.0 · Fonte: Wikimedia Commons
Panoramica + articolo di approfondimento. Questa sezione fornisce la panoramica di fondamento teologico sull’ordinamento sociale. La trattazione completa, tutte le linee Şêx e Pîr, le successioni di carica, il diritto matrimoniale, i mutamenti della diaspora, si trova nell’articolo gesellschaftsordnung.
6.1 Le tre caste
La società Êzîdî è articolata in tre caste ereditarie ed endogame. Importante: non si tratta di una gerarchia del valore sociale (diversamente da quanto spesso si fraintende), bensì di una ripartizione di funzioni religiose: ogni casta porta doveri propri per il bene spirituale dell’intera comunità. Ogni Êzîdî, anche gli appartenenti alle caste spirituali stesse, è tenuto ad avere uno Şêx assegnato e un Pîr assegnato; questa assegnazione è ereditaria [Iranica «Yazidis i»; Wikipedia «Yazidi social organization»; Spät 2005, pp. 45–60].
- Şêx (sceicco), casta spirituale superiore, responsabile del bene religioso della comunità. Si articola in tre sottolinee: Şemsanî, Adanî e Qatanî. La linea Qatanî è di particolare rilievo, perché da essa deve provenire il Mîr.
- Pîr: seconda casta spirituale con compiti simili, però remunerati in misura minore; sono documentate numerose linee Pîr.
- Mirîd: la grande casta laica (letteralmente «discepolo, seguace»), a cui appartiene la maggioranza degli Êzîdî.
Nota convenzionale. L’endogamia è rigorosa: gli Êzîdî sposano solo Êzîdî, e l’appartenenza castale viene rispettata. Una violazione poteva tradizionalmente portare all’esclusione dalla comunità. Questa regola è di fondamento religioso come tutela della purezza, ma nella diaspora ha suscitato sempre più discussioni [Iranica «Yazidis i»; Açıkyıldız 2010, pp. 90–100].
6.2 Uffici e dignitari
- Mîr (Mîrê Êzîdîyan), massima autorità politico-religiosa, successore di Şêx Adî, con sede a Şêxan; proviene dalla linea Qatanî.
- Babê Şêx (Extiyarê Mergehê), massimo capo spirituale; deve provenire dalla linea Şemsanî/Fexredîn e resta in carica a vita.
- Peşîmam: sacerdote nuziale ereditario, nominato dal Mîr.
- Qewwal (Qewal), cantori ereditari degli inni sacri, tradizionalmente provenienti dai due gruppi dei Dimlî (di lingua kurmancî) e Tazhî (di lingua araba), entrambi da Başîqa e Bahzanê; custodi della tradizione orale. I loro strumenti sono il tamburo a cornice def e il flauto şibab.
- Feqîr: asceta in veste di lana nera (xerqe) con cintura rossa; incarna la purezza religiosa.
- Koçek: veggente e guaritore sotto la guida del Babê Şêx.
[Iranica «Yazidis i»; Wikipedia «Yazidi social organization»; Allison 2001, pp. 40–55]
6.3 Parentela spirituale
Oltre alla parentela di sangue, l’ordinamento Êzîdî conosce una parentela spirituale istituita:
- Birayê / Xuşka Axretê («Fratello / Sorella dell’aldilà»), una relazione spirituale fraterna a vita, che viene istituita in gioventù e accompagna la persona attraverso tutti i riti di passaggio fino all’aldilà. Questa istituzione è propria degli Êzîdî e non ha corrispondenza nel Kurmancî [Wikipedia «Yazidi social organization»; Iranica «Yazidis ii»].
- Kerîv / Kirîv: il «padrino» alla circoncisione, che istituisce un legame sociale duraturo, quasi-parentale, tra due famiglie [Allison 2001, pp. 50–55].
7. La pratica di fede in sintesi
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Accensione di sacre lampade a olio (çira) alla festa del Sersal a Lalîş; il rituale della luce simboleggia il legame con il sole e con Tawûsî Melek. · Foto: Levi Clancy · Licenza: CC BY-SA 4.0 · Fonte: Wikimedia Commons
Panoramica + articolo di approfondimento. Questa sezione delinea la pratica di fede in sintesi. Approfondimenti: orari, direzione della preghiera e abluzione nell’articolo gebet-praxis; l’anno festivo in feste; le regole di purezza in reinheit-tabus; i luoghi sacri in heiligtuemer e lalish.
7.1 Preghiera e orientamento al sole
Gli Êzîdî più devoti pregano a orari fissi della giornata, specialmente all’alba e al tramonto. Prima della preghiera si lavano mani e viso; si prega con le braccia incrociate, rivolti verso la luce del sole. Le preghiere si rivolgono a Tawûsî Melek ovvero a Şêx Şems (il sole). Il sole e il fuoco sono considerati sacri [Iranica «Yazidis i»; servantgroup.org; Açıkyıldız 2010, pp. 100–110].
7.2 Battesimo: Mor kirin
L’iniziazione centrale è il Mor kirin («sigillare»): un bambino viene battezzato versandogli tre volte sul capo acqua sacra della Kaniya Sipî («Fonte Bianca») di Lalîş, in alternativa dalla fonte Zimzim. Idealmente ciò avviene a Lalîş; se un viaggio fin lì non è possibile, il rituale può essere recuperato in seguito [Iranica «Yazidis ii»; Wikipedia «Yazidism»].
Ulteriori riti del ciclo della vita sono la circoncisione (con il Kerîv come padrino) nonché il matrimonio (dawet) con usanze proprie come il corteggiamento della sposa (xwazgînî) e l’albero dei desideri (dara mirazê).
7.3 Feste e digiuni
L’anno festivo è di impronta solare e segue tradizionalmente lo schema giuliano (dettagliato nell’articolo del wiki Calendario festivo). I momenti culminanti:
- Sersal / Çarşema Sor («Mercoledì Rosso»), la festa di capodanno e della creazione il primo mercoledì a partire dal 14 aprile (gregoriano). Celebra la creazione del mondo e la discesa di Tawûsî Melek [Wikipedia «Yazidi New Year»; Açıkyıldız 2010, pp. 130–140].
- Cejna Cemayê («Festa dell’assemblea»), la festa principale di sette giorni in ottobre a Lalîş, un pellegrinaggio alla tomba di Şêx Adî con il sacrificio rituale del toro (Qebaxgêran) e il pasto comunitario consacrato (simat).
- Cejna Êzî (Eyda Êzî), la festa in onore di Sultan Êzî in dicembre, preceduta da un digiuno obbligatorio di tre giorni (mar–gio).
- Çile Havîn / Çile Zivistan: i due digiuni ascetici di quaranta giorni in piena estate e in inverno, osservati esclusivamente dal clero (Babê Şêx e asceti).
- Eyda Xidir Nebî û Elyas: la «festa dei desideri» in febbraio, legata a desideri di supplica e d’amore.
Il Tawûsgêran era infine storicamente la processione dei Qewal, che attraversavano i villaggi con il Sancak (pavone di bronzo), oggi divenuta rara, ma centrale dal punto di vista storico-identitario [Spät 2005, pp. 95–130].
7.4 Danza, musica e talismani
Alla festa viene eseguita la danza sacra Sema; i Qewal la accompagnano con def e şibab. Molti Êzîdî portano come protezione un Berat: una piccola sfera di argilla fatta di terra di Lalîş e acqua di Zimzim [Wikipedia «Cejna Cemayê»; Omarkhali 2017, pp. 60–80].
8. Purezza, tabù e prescrizioni alimentari
La cura per la purezza rituale attraversa la vita quotidiana Êzîdî ed è strettamente legata alla dottrina della reincarnazione (vedi sezione 5). Essa si manifesta nel sistema castale, nelle regole matrimoniali e in una serie di tabù [Allison 2017 (EI³ «Yazidism»); Kreyenbroek 1995, pp. 59–63]. La seguente panoramica nomina i tabù più noti; estensione e severità variano fortemente e sono esposte dettagliatamente nell’articolo reinheit-tabus.
- Tabù linguistico. La parola araba per «Satana» non viene pronunciata, poiché varrebbe come offesa a Tawûsî Melek. A livello regionale vengono evitate anche parole dal suono simile (per es. şer, na’l, kîtan), le fonti non concordano sull’estensione di questa evitazione.
- Tabù alimentari. Diffuse sono le rinunce alla lattuga (xas/kas, evitata per l’assonanza con xas, «persona sacra»), alla carne di maiale, al pesce (per rispetto della tradizione di Yûnis/Giona) nonché, a livello regionale, alla gazzella. Estensione e severità variano da regione a regione e da famiglia a famiglia [Wikipedia «Yazidism»; Iranica «Yazidis i»].
- Tabù cromatico del blu. Il blu è considerato il colore di Tawûsî Melek e viene tradizionalmente evitato nell’abbigliamento indossato. Il tabù non riguarda tuttavia ogni simbolismo cromatico rituale (al Sersal le uova vengono colorate tra l’altro di blu), e viene osservato più rigorosamente a Şingal che nel Caucaso, qui le fonti non sono uniformi [Wikipedia «Yazidism»; Britannica «Yazidi»].
9. Santuari e luoghi sacri
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Lalîş, Şêxan, Iraq: il santuario principale con le caratteristiche torri coniche; la più importante meta di pellegrinaggio degli Êzîdî. · Foto: Luay Qassim Hassan · Licenza: CC BY-SA 4.0 · Fonte: Wikimedia Commons
Articolo di approfondimento. Per i dettagli sui luoghi sacri: heiligtuemer; in particolare sul santuario principale: lalish.
- Lalîş (Lalişa Nûranî, «Lalîş della luce»), la valle più sacra degli Êzîdî, circa 60 km a nord di Mossul; custodisce il mausoleo di Şêx Adî, la Kaniya Sipî (fonte battesimale), la fonte Zimzim e il Pira Silat (ponte del passaggio), attraversato simbolicamente tre volte. Lalîş è al tempo stesso centro geografico, teologico e rituale del mondo Êzîdî, paragonabile alla funzione della Mecca o di Roma. Ogni Êzîdî dovrebbe visitare Lalîş almeno una volta nella vita [Wikipedia «Lalish»; Kreyenbroek/Rashow 2005, pp. 15–25].
- Şingal (Sinjar): la tradizionale patria montana di molti Êzîdî nel Nord-Ovest dell’Iraq; nel 2014 teatro del genocidio per opera del cosiddetto «Stato Islamico» (vedi articolo del wiki Fermane).
- Quba Mêrê Dîwanê ad Aknalich (Armenia, inaugurato nel 2019), il più grande tempio Êzîdî del mondo; le sue sette cupole rimandano ai sette angeli. Altri templi significativi della diaspora si trovano ad Aknalich (Ziaret, 2012) e Tbilisi (tempio di Sultan-Êzî, 2015) [Wikipedia «Quba Mêrê Dîwanê»; «Yazidis in Armenia»].
10. Tradizione orale e testi sacri

Kitêba Cilwe (Libro della Rivelazione): facsimile. La vera tradizione religiosa viene tuttavia trasmessa oralmente nei Qewl. · Licenza: Public Domain · Fonte: Wikimedia Commons
Il cuore spirituale della religione è la tradizione orale. Il genere più importante sono i Qewl (sing. Qewl, «parola, detto»), inni sacri, recitati dai Qewwal e trasmessi per via ereditaria attraverso le generazioni. Essi sono la vera «scrittura» degli Êzîdî. Lo studio fondamentale di Khanna Omarkhali distingue numerosi generi della poesia religiosa: accanto ai Qewl i Beyt (poesie/canti religiosi più brevi), i Qeside, le Du’a e forme di supplica più lunghe come il Dirozge nonché la professione di fede Şehdetiya Dîn; il suo corpus registra oltre 1.150 testi religiosi comprese le varianti [Omarkhali 2017, pp. 50–140; Allison 2001, pp. 26–80; Wikipedia «Yazidi literature»].
Alla tradizione appartiene il fatto che molti Qewl rivendicano un’origine divina o sacra (attribuiti agli esseri sacri, non ad autori umani) e che la loro comprensione è sostenuta da brani esplicativi in prosa (çîrok, pişt-perde) e dal componimento didattico mandato a memoria sebeq. La tradizione fu per secoli consapevolmente non messa per iscritto: anche per proteggerla dagli estranei [Omarkhali 2017, pp. 30–140; Iranica «Qawl»; Kreyenbroek/Rashow 2005, pp. 25–60].
Articolo di approfondimento. I generi, la modalità di recitazione, l’insegnamento del Sebeq e la storica messa per iscritto sono approfonditi nell’articolo qewl-tradition; esempi di testi con traduzione nell’articolo qewl-texte.
Nota convenzionale e sulle fonti. I due «libri» spesso citati, Mishefa Reş («Libro Nero») e Kitêba Cilwe («Libro della Rivelazione»), furono pubblicati solo nel 1911/1913. La ricerca è ampiamente concorde sul fatto che questi manoscritti fossero falsificazioni opera di non-Êzîdî per un pubblico occidentale; il loro contenuto rispecchia tuttavia in parte concezioni Êzîdî autentiche. Gli Êzîdî stessi li valutano in modo diverso: alcuni li accettano, altri riconoscono esclusivamente la tradizione dei Qewl [Kreyenbroek 1995, pp. 10–17; Omarkhali 2017, pp. 30–45; Wikipedia «Yazidism»].
Dal 2013 viene inoltre riportata in vita per i testi religiosi la storica, autonoma scrittura Êzîdî (XIII–XVII sec.) dal Consiglio spirituale di Tbilisi [Wikipedia «Yezidi script»].
11. Rapporto con le altre religioni
L’Êzîdîsmo è sorto e cresciuto in una regione in cui si incontravano Islam, Cristianesimo, Ebraismo e tradizioni antico-iraniche e mesopotamiche. Il suo rapporto con queste religioni è duplice: distinzione teologica e contemporanea assunzione di singoli motivi.
- Islam. Gli Êzîdî si distinguono consapevolmente (vocabolario proprio per Dio Xwedê invece di Allah, saluto proprio, feste proprie) e respingono con decisione l’attribuzione esterna secolare di «adoratori del diavolo» o «musulmani eretici». Al tempo stesso è incontestabile che la comunità fu plasmata nel XII sec. dal sufi Şêx Adî e che singoli termini e nomi di angeli di origine islamica compaiono in strati secondari della tradizione [Açıkyıldız 2010, pp. 35–50; Kreyenbroek 1995, pp. 1–17].
- Cristianesimo. Alcuni riti ricordano superficialmente la pratica cristiana (battesimo con acqua sacra, vino in determinate occasioni, venerazione di tombe di santi); la ricerca valuta queste somiglianze come fenomeni di vicinato di una regione comune, non come dipendenza [Açıkyıldız 2010; Spät 2005].
- Zoroastrismo / Yarsan (Ahl-e Haqq). La parentela strutturalmente più stretta non sussiste con l’Islam, bensì con il mondo religioso iranico occidentale: con la fede Yarsan gli Êzîdî condividono la dottrina angelica, la concezione ciclica del tempo, la reincarnazione e la figura di un angelo confuso con il «diavolo delle altre religioni», ma per nulla cattivo [Kreyenbroek 2016 (Wiley «Yezidi and Yarsan Traditions»); Asatrian/Arakelova 2014]. Una derivazione diretta «dallo Zoroastrismo» è tuttavia considerata superata (vedi sezione 12).
Articolo di approfondimento. Il confronto dettagliato con Islam, Cristianesimo, Zoroastrismo e Yarsan si trova nell’articolo nachbarreligionen; i paralleli mitologici in mythologie.
12. Inquadramento storico-religioso
L’origine della religione Êzîdî è oggetto di un vivace dibattito di ricerca, ancora oggi aperto. Le posizioni più importanti si possono riassumere così, vanno intese come posizioni di ricerca, non come fatti assodati:
- «Strato di base iranico» (Kreyenbroek). Philip Kreyenbroek sostiene che dietro l’Êzîdîsmo e la tradizione imparentata Yarsan/Ahl-e-Haqq stia un comune sistema religioso preislamico-iranico, ma non zoroastriano, in cui sarebbe stata centrale una figura demiurgica (egli nomina Mithra). Entrambe le tradizioni avrebbero conservato tracce di questo sistema [Kreyenbroek 1995, pp. 1–17; Kreyenbroek 2016 (Wiley «Yezidi and Yarsan Traditions»)].
- Rimodellamento sufi-islamico. È incontestabile che la figura storica di Şêx Adî e l’organizzazione della comunità nel XII secolo introdussero elementi sufi (Adî apparteneva a un ambiente sufi); la religione si sviluppò tuttavia in seguito in modo autonomo, allontanandosi dalla mistica islamica [Açıkyıldız 2010, pp. 35–50].
- Critica all’etichetta del «sincretismo». Lavori più recenti (tra gli altri Spät, Omarkhali) mettono in guardia dal descrivere precipitosamente l’Êzîdîsmo come una mera mescolanza «sincretistica» di Islam, Cristianesimo e Zoroastrismo. La ricerca più antica lo avrebbe troppo spesso misconosciuto come «Islam eretico»; in realtà si tratterebbe di una tradizione autonoma con una propria logica interna, che proprio attraverso l’interconnessione transnazionale si configura come una consapevole «ortodossia» [Spät 2005; «Yezidism between Scholarly Literature and Actual Practice» 2013].
- Paralleli con lo Yarsan (Asatrian & Arakelova). Garnik Asatrian e Victoria Arakelova sottolineano le affinità strutturali con la fede Yarsan (dottrina angelica, concezione ciclica del tempo, reincarnazione) e collocano entrambe in un comune mondo religioso iranico occidentale [Asatrian/Arakelova 2014].
Conclusione della ricerca (formulata con cautela): la religione Êzîdî non è né una setta islamica né semplicemente «Zoroastrismo». Possiede radici antico-iraniche e mesopotamiche, una forma plasmata nel XII secolo da Şêx Adî e una teologia autonoma, trasmessa oralmente. Le derivazioni generalizzanti, sia «dall’Islam» sia «dallo Zoroastrismo», sono oggi considerate superate [Kreyenbroek 1995; Spät 2005; Açıkyıldız 2010].
13. Dibattiti teologici contemporanei e riforma
Migrazione, diaspora e il genocidio del 2014 hanno suscitato nella comunità una serie di dibattiti che sono direttamente teologici e che vengono osservati intensamente nella ricerca.
- Messa per iscritto e canone. La norma secolare di trasmettere la tradizione in modo puramente orale è sotto pressione: consigli spirituali (tra l’altro a Tbilisi e in Iraq) e studiosi raccolgono, trascrivono e pubblicano i Qewl; alcuni sono favorevoli a un canone scritto a fini di conservazione, altri vi vedono una rottura con l’essenza della religione. Omarkhali descrive questa transizione «dall’orale allo scritto» come la trasformazione che caratterizza il presente [Omarkhali 2017, pp. 30–45, 140 ss.].
- Riammissione dopo il genocidio. In reazione alla riduzione in schiavitù di donne Êzîdî per opera del cosiddetto «Stato Islamico», il Babê Şêx abrogò nel 2014/2015 a Lalîş la regola secolare secondo cui un contatto forzato con non-Êzîdî portava all’esclusione: le donne sopravvissute furono esplicitamente riaccolte nella comunità mediante un rituale di benedizione. Sull’accoglienza, parimenti richiesta, dei bambini in tal modo nati si continua a discutere [UNHCR 2019; «Changes in the Yazidi Society and Religion after the Genocide» 2019].
- Endogamia, casta e matrimoni misti. Nella diaspora i giovani Êzîdî mettono sempre più in discussione la rigorosa endogamia e il divieto di matrimonio tra le caste, una tensione tra purezza di fondamento religioso e realtà di vita individuali che la comunità non ha ancora risolto in via definitiva [«Changes in the Yazidi Society…» 2019; Spät 2005].
- Religione nella dispersione. Studi sulla diaspora mostrano che la religione, in terra straniera, in parte resta sorprendentemente stabile, in parte viene «reinventata», i rituali vengono spostati verso templi in Armenia, Georgia e Germania, e la questione dell’autorità religiosa senza accesso diretto a Lalîş viene rinegoziata [«Faith in displacement», Religion 2025].
Inquadramento. Questi dibattiti sono interni agli Êzîdî e vengono condotti dai fedeli stessi e dalle loro autorità spirituali; il wiki li documenta senza schierarsi.
14. Glossario Êzdîkî (termini fondamentali)
Selezione dei più importanti termini religiosi nella grafia latina Bedirxan. I termini che sono propri degli Êzîdî o che si discostano consapevolmente da parole kurmancî omofone sono contrassegnati con ★. Una raccolta dettagliata di vocaboli e di lingua quotidiana si trova negli articoli del wiki Tabelle grammaticali e Calendario festivo.
| Êzdîkî | Italiano | Nota |
|---|---|---|
| Xwedê / Êzdan ★ | Dio | Dio creatore trascendente; nella quotidianità non «Allah» (lo stesso unico Creatore; «Ellah» è un nome di Dio raramente usato) |
| Tawûsî Melek / Melekê Tawûs ★ | Angelo Pavone | sommo dei 7 angeli, signore del mondo; non il diavolo |
| Heft Sirr / Heft Sur ★ | i 7 esseri sacri | «Sette Misteri»; il dettaglio interno è tabù |
| Sultan Êzî / Êzîd ★ | manifestazione di Dio | colui che dà il nome agli Êzîdî |
| Şêx Adî (ibn Misafir) ★ | figura della riforma (morto ~1162) | mausoleo a Lalîş |
| Şêx Şems / Şêşims ★ | angelo del sole/del fuoco | direzione della preghiera: il sole |
| Kiras guhorîn ★ | trasmigrazione delle anime | «cambio della camicia»; reincarnazione |
| Mor kirin ★ | battesimo / «sigillare» | acqua dalla Kaniya Sipî |
| Mîr / Mîrê Êzîdîyan ★ | principe degli Êzîdî | dalla linea Qatanî |
| Babê Şêx ★ | massimo capo spirituale | dalla linea Şemsanî/Fexredîn |
| Şêx / Pîr / Mirîd ★ | le 3 caste ereditarie | rigorosamente endogame |
| Qewwal ★ | cantori degli inni sacri | dai Dimlî (kurmancî) / Tazhî (arabo), Başîqa + Bahzanê |
| Feqîr / Koçek ★ | asceta / veggente-guaritore | purezza religiosa |
| Birayê / Xuşka Axretê ★ | fratello/sorella dell’aldilà | fratellanza spirituale istituita |
| Kerîv / Kirîv ★ | padrino di circoncisione | istituisce un legame tra famiglie |
| Qewl / Beyt ★ | inno sacro / poesia rel. | tradizione orale |
| Mishefa Reş / Kitêba Cilwe ★ | «Libro Nero» / «Libro della Rivelazione» | manoscritti controversi |
| Sersal / Çarşema Sor ★ | capodanno / «Mercoledì Rosso» | non Newroz |
| Cejna Cemayê ★ | festa dell’assemblea (ott.) | 7 giorni a Lalîş |
| Cejna Êzî / Eyda Êzî ★ | festa di Sultan Êzî (dic.) | 3 giorni di digiuno obbligatorio |
| Çile Havîn / Çile Zivistan ★ | digiuno di 40 giorni estate/inverno | solo il clero |
| Lalîş ★ | santuario centrale | valle presso Mossul |
| Berat ★ | talismano di protezione | terra di Lalîş + acqua di Zimzim |
| Sancak / Sinjaq ★ | stendardo di pavone | 7 pavoni di bronzo |
| Silav | saluto «Pace» | adatto agli Êzîdî, non-islamico |
| Pîroz | sacro / benedetto | Cejna te pîroz be! = «Buona festa benedetta!» |
Fonti
| N. | Fonte | Trust |
|---|---|---|
| 1 | Kreyenbroek, P. G. (1995) Yezidism: Its Background, Observances and Textual Tradition, Edwin Mellen Press, ISBN 0-7734-9004-3, Editore · WorldCat | A |
| 2 | Kreyenbroek, P. G. & Rashow, Kh. J. (2005) God and Sheikh Adi are Perfect: Sacred Poems and Religious Narratives from the Yezidi Tradition, Harrassowitz (Iranica 9), ISBN 978-3-447-05300-6 | A |
| 3 | Allison, C. (2001) The Yezidi Oral Tradition in Iraqi Kurdistan, Curzon, ISBN 0-7007-1397-2 | A |
| 4 | Allison, C. (2017) «Yazidism», Encyclopaedia of Islam THREE (EI³), Brill, Brill | A |
| 5 | Omarkhali, Kh. (2017) The Yezidi Religious Textual Tradition: From Oral to Written. Categories, Transmission, Scripturalisation and Canonisation of the Yezidi Oral Religious Texts, Harrassowitz (Studies in Oriental Religions 72), ISBN 978-3-447-10856-0, Editore · Indice PDF | A |
| 6 | Açıkyıldız, B. (2010) The Yazidis: The History of a Community, Culture and Religion, I.B. Tauris, ISBN 978-1-848-85274-7 | A |
| 7 | Spät, E. (2005) The Yezidis, Saqi Books, ISBN 978-0-86356-593-4 (prefazione: P. Kreyenbroek) | A |
| 8 | Rodziewicz, A. (2014) «And the Pearl Became an Egg: The Yezidi Red Wednesday and Its Cosmogonic Background», Iran & Caucasus 18(4); dello stesso autore su Heft Sur in Fritillaria Kurdica | A |
| 9 | Asatrian, G. & Arakelova, V. (2014) The Religion of the Peacock Angel: The Yezidis and Their Spirit World, Acumen/Routledge, ISBN 978-1-844-65761-2, Routledge | A |
| 10 | Kreyenbroek, P. G. (2016) «The Yezidi and Yarsan Traditions», in M. Stausberg/Y. Vevaina (a cura di) The Wiley Blackwell Companion to Zoroastrianism, Wiley, cap. 32, Wiley · PDF | A |
| 11 | Encyclopaedia Iranica, «Yazidis i. General» (Kreyenbroek) · «Yazidis ii. Initiation» · «Qawl» · «Jelwa, Ketāb al-» | A |
| 12 | «Changes in the Yazidi Society and Religion after the Genocide, A Growing Rapprochement with Human Rights?» (2019), Open Journal of Social Sciences, SCIRP | B |
| 13 | «Faith in displacement: vernacular stability and the reinvention of Yazidi religion in exile» (2025), Religion, T&F | B |
| 14 | UNHCR (2019) «Yazidi women welcomed back to the faith», UNHCR | B |
| 15 | Wikipedia, «Yazidism», «Tawûsî Melek», «Yazidi social organization», «Yazidi literature», «Lalish», «Quba Mêrê Dîwanê», «Yazidis in Armenia», «Yezidi script», «Yazidi New Year», «Cejna Cemayê», «Gathering of the spiritual» | C |
| 16 | peacock-angel.org, Reincarnation / Yezidi tradition resources (E. Spät cit.) | B |
| 17 | servantgroup.org, «Yezidi Theology, Oral Tradition, and Ritual» | C |
| 18 | Encyclopaedia Britannica, «Yazidi» | C |
| 19 | Lalish Temple, UNESCO World Heritage Tentative List | B |
Trust: A = accademico sottoposto a peer-review · B = istituzionale/ONG/community riconosciuta · C = giornalistico/panoramica online.
Stato: 2026-06-16 · Convenzioni Êzîdî: Tawûsî Melek ≠ diavolo · Xwedê ≠ Allah · Sersal ≠ Newroz · Nomi propri in caratteri latini (Lalîş, Şêx Adî, Tawûsî Melek) · Tabù dell’Heft-Sirran rispettato.
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