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Creazione e cosmogonia nell'ezidismo
La dottrina della creazione (cosmogonia) costituisce il cuore teologico dell’ezidismo. Essa narra come il Dio unico Xwedê fece sorgere dapprima dalla propria luce la perla bianca (Dur / Durr) e i Sette Misteri (Heft Sirr / Heft Sur), e come dal frantumarsi della perla nacque il mondo materiale. A differenza dei racconti abramitici della creazione, la cosmogonia ezida non è una creazione dal nulla (creatio ex nihilo), bensì un’emanazione: il creato fluisce dal divino per gradi. Il racconto non è fissato in un unico testo canonico, ma vive nei Qewl trasmessi oralmente (inni sacri) e nei loro racconti di accompagnamento (çîrok), e perciò esiste in più versioni, in parte divergenti (Kreyenbroek 1995; Omarkhali 2017; Spät 2010).
Importante in premessa: Nella dottrina ezida della creazione, Tawûsî Melek è il supremo dei sette esseri santi e il principio creatore prossimo al demiurgo, mai un «Diavolo», «Iblis», «Şeytan» né un angelo caduto. Proprio in un tema di creazione e di angeli questa distinzione è centrale: nel cosmo ezida non esiste alcun principio anti-divino che sia stato creato o sia caduto. L’identificazione con il Diavolo proviene da letteratura estranea e polemica e contraddice del tutto le fonti ezide (Kreyenbroek 1995; Asatrian & Arakelova 2014). Vedi in dettaglio /wiki/tawusi-melek.
1. Xwedê: il Dio unico e l’Origine
Al centro sta Xwedê (anche Xwedawend, Êzdan, Padîşah), il Dio uno e unico. È assolutamente trascendente, incomprensibile e nella sua essenza inaccessibile; secondo la tradizione degli inni porta «1.001 nomi» (in altre tradizioni 3.003 nomi). Caratteristica dell’immagine ezida di Dio è che Xwedê chiama bensì il mondo all’esistenza, ma non lo governa direttamente di persona: la creazione e l’amministrazione del cosmo le affida ai Heft Sirr, i sette esseri santi, che emanano dalla sua luce e partecipano della sua essenza divina (sûr, sirr) (Kreyenbroek 1995; Omarkhali 2017).
La teologia ezida è così rigorosamente monoteistica e non dualistica: esiste un solo Dio, nessuna contropotenza a lui pari e, di conseguenza, nessun male assoluto e indipendente. Questa struttura di fondo distingue l’ezidismo in modo fondamentale dai sistemi dualistici ed è la chiave per comprendere l’intero racconto della creazione (Asatrian & Arakelova 2014). Più sul sistema di credenze sotto /wiki/religion.
2. La perla bianca (Dur / Durr): la materia primordiale
2.1 Dio nella perla
In principio, in uno stato di «pre-eternità» senza tempo né spazio, Xwedê creò dalla propria luce, cioè dalla propria anima, una perla bianca (kurmanji Dur o Durr, cfr. l’arabo durr, «perla»). In questa perla riposava il mondo intero, celato e non dispiegato, uno stato primordiale chiuso in sé, inondato di luce, in cui il divino e ciò che sarebbe stato creato giacevano ancora insieme, indivisi. Secondo più tradizioni il mondo perdurò in questo stato minuscolo e racchiuso per un lasso di tempo «magico» simbolico, spesso indicato con il numero quaranta o quarantamila anni (Kreyenbroek 1995; Spät 2010; Omarkhali 2017).
2.2 Il frantumarsi e l’oceano primordiale
La creazione del mondo materiale ha inizio con la rottura della perla. Quando Xwedê si staccò dalla perla (in alcune versioni mediante un possente richiamo o grido), essa si frantumò e si dispiegò una reazione a catena cosmica: dalla luce bianca della perla emersero i colori primordiali, e potenti onde formarono l’oceano primordiale, da cui fluì ogni ulteriore esistenza. Dai frammenti dispersi della perla nacquero la terra, il cielo e gli astri (Spät 2010; Kreyenbroek 1995).
La perla è così la materia primordiale centrale della cosmogonia ezida. Lo studioso delle religioni Artur Rodziewicz ha mostrato nella sua monografia Eros and the Pearl (2022/2023) che questo motivo della perla si colloca nell’intreccio delle tradizioni tardoantiche e mistiche, e che l’immagine della perla e dell’amore cosmico può essere posta in parallelo con il motivo orfico dell’uovo e di Eros: come una possibile linea di relazione discussa nella ricerca, non come una derivazione assicurata (Rodziewicz 2023).
3. I Heft Sirr / Sette Misteri (Heft Sur)
3.1 L’eptade santa
Prima o durante il dispiegarsi del mondo materiale, Xwedê chiamò all’esistenza i Heft Sirr: i «Sette Segreti» o «Sette Misteri». Sono chiamati anche Heft Sur; nella ricerca anglofona è consueta la grafia Haft Sirr / He Sur. Si tratta di un’eptade di sette esseri santi (spesso detti «angeli») che emanano dalla luce di Dio, partecipano della sua essenza e ai quali Xwedê affida la guida e la conservazione del mondo. Secondo la tradizione, Dio strinse con loro un’alleanza (patto) e consegnò loro «tutte le faccende del mondo» (Kreyenbroek 1995; Allison, Encyclopædia Iranica).
Un gioco di parole caratteristico della teologia ezida collega i termini chiave: sur / sirr («mistero, essenza»), dur («perla») e il sirr sufi («il segreto più intimo dell’anima») suonano quasi identici. Questa parentela sonora non è un caso, ma reca l’affermazione teologica secondo cui i sette esseri sono portatori del medesimo segreto divino che era celato nella perla (Rodziewicz 2014; Omarkhali 2017).
3.2 Tawûsî Melek come supremo dei sette esseri
Tra i sette, Tawûsî Melek (l’«Angelo Pavone») occupa il primo e più alto rango. È il capo dei Heft Sirr, il «Signore di questo mondo» (Padîşahê) e l’esecutore prossimo al demiurgo della volontà creatrice divina: il principio attivo e ordinatore mediante il quale l’intenzione trascendente di Xwedê si realizza nel mondo materiale. In più versioni Tawûsî Melek, dopo aver superato una prova, forma il cosmo dalla perla frantumata, cioè dall’«uovo del mondo». La sua venerazione non è mai la venerazione di una seconda divinità, bensì la venerazione dell’unico Xwedê, del quale egli è l’espressione visibile e operante (Kreyenbroek 1995; Açıkyıldız 2010). In dettaglio sotto /wiki/tawusi-melek.
3.3 Le identità dei Sette
La ricerca nomina i sette esseri santi sulla base dei Qewl e della tradizione religiosa. Oltre a Tawûsî Melek come il supremo, nella tradizione odierna vengono nominate soprattutto le seguenti figure come i Heft Sirr o le loro manifestazioni terrene (Kreyenbroek 1995; Allison, Encyclopædia Iranica; Rodziewicz 2014):
| Essere santo | Ruolo / Manifestazione |
|---|---|
| Tawûsî Melek | Angelo Pavone, supremo dei Heft Sirr, «Signore di questo mondo» |
| Şêx Adî (Şêx Adî ibn Misafir) | incarnazione terrena del mistero divino; sepolto a Lalîş |
| Şêx Hesen (Şêx Sin) | «Şêx Sin»; legato alla sapienza/scrittura; stirpe spirituale propria |
| Şemsedîn (Şêx Şems) | essere luminoso associato al sole |
| Fexredîn | custode/principio d’ordine |
| Sicadîn (Sêcadîn) | uno dei quattro esseri «figli» della triade |
| Nasirdîn (Nasredîn) | uno dei quattro esseri «figli» della triade |
L’attribuzione esatta oscilla tra le tradizioni, talora vengono conteggiate altre figure (per esempio Sultan Êzî come manifestazione divina), talora gli ultimi quattro compaiono come gruppo dei «quattro figli» attorno alla triade centrale. Questa variabilità è tipica di una tradizione orale, differenziata su base regionale, e non è una contraddizione (Kreyenbroek 1995; Omarkhali 2017). Cfr. /wiki/genealogie.
3.4 Şêx Adî, Şêx Sin e la manifestazione ciclica
Un elemento centrale della teologia ezida è la dottrina secondo cui gli esseri santi si manifestano ciclicamente in forma umana (una concezione vicina al concetto sufi di incarnazione, ḥulûl). Şêx Adî ibn Misafir (m. 1162, sepolto a Lalîş) è considerato nella tradizione l’incarnazione terrena del principio divino, cioè di Tawûsî Melek; Şêx Sin (Şêx Hesen) e gli altri compaiono parimenti come incarnazioni di singoli dei Heft Sirr (Kreyenbroek 1995; Allison, Encyclopædia Iranica; Açıkyıldız 2010).
Queste manifestazioni non sono dèi indipendenti accanto a Xwedê, bensì modi di apparizione dell’unico mistero divino nella storia. Negli inni le figure di Tawûsî Melek, Sultan Êzî e Şêx Adî trapassano spesso l’una nell’altra e non vengono nettamente separate, espressione dell’unità del divino, non di un pantheon. L’esposizione di questa dottrina della manifestazione segue qui espressamente gli studi basati sulle fonti primarie ed evita l’interpretazione speculativa (Kreyenbroek 1995; Kreyenbroek & Rashow 2005). Per il suo ancoraggio nella genealogia santa vedi /wiki/genealogie.
4. La creazione e il consolidamento del mondo
4.1 Quattro elementi, arca e albero Gewar
Dalla perla frantumata e dall’oceano primordiale procedette il mondo ordinato. Xwedê creò i quattro elementi (terra, acqua, vento/aria, fuoco) nonché le coppie cosmiche di opposti, cielo e terra, giorno e notte, sole e luna. In mezzo all’oceano primordiale si levò, secondo più tradizioni, l’albero eterno (Dara Gewar / albero Ghewar); un’arca con i prototipi delle creature fu preservata quando un serpente ne tappò la falla (Spät 2010; Kreyenbroek 1995).
4.2 La terra tremante
Un motivo ricorrente è l’iniziale instabilità della terra: dopo che il mare si fu fatto saldo e mutato in terraferma, la terra ancora «tremava» e sussultava e dovette dapprima essere consolidata. Nel racconto mitico Xwedê raccoglie i frammenti della perla e porta il mondo alla quiete; in alcune versioni le montagne vengono poste come «chiodi» o àncore che trattengono la terraferma (Spät 2010). L’immagine di una terra dapprima tremante, poi ancorata, appartiene al patrimonio narrativo vicino-orientale antico e collega la cosmogonia ezida a un più ampio substrato mesopotamico (vedi sezione 6).
4.3 L’immagine del cosmo: la terra su toro e pesce
L’immagine, assai diffusa nella regione, della terra che riposa su un toro (e questo, a sua volta, su un pesce) si trova anche nell’ambiente ezida; essa appartiene tuttavia piuttosto al generale cosmo popolare vicino-orientale antico–islamico che al nucleo dottrinale specificamente ezida, e nei Qewl non è attestata come elemento di creazione fissato dogmaticamente. Gli elementi dimostrabili, propri della tradizione ezida, sono perla, oceano primordiale, quattro elementi e terra tremante/consolidata; il motivo toro-pesce è da classificare come un’immagine culturalmente condivisa della regione più ampia, non come una componente assicurata della cosmogonia degli inni (Spät 2010). Questa differenziazione è importante per non mescolare cosmologia popolare e nucleo teologico.
4.4 Gli astri e la creazione dell’essere umano
Da due pezzi della perla Dio pose, secondo il racconto, per mezzo dell’angelo Cebraîl (Gabriele), il sole e la luna alla «porta del cielo» e sotto la terra; dalle schegge disperse nacquero le stelle. Il corpo di Adamo fu formato dai quattro elementi; la sua anima, tuttavia, rifiutò dapprima di entrare nel corpo, finché non furono suonati gli strumenti sacri, il tamburo a cornice Def e il flauto Şibab, e la musica trasse l’anima nel corpo (Spät 2010; Kreyenbroek 1995).
Nota critico-testuale: Le versioni narrative più dettagliate di questi episodi (la perla sull’uccello Anfar/Anqar, Gabriele con i pezzi della perla, sole/luna/stelle) provengono in parte dai testi Mishefa Reş e Kitêba Cilwe, circolanti nel XIX/inizio XX secolo, che nella ricerca sono ritenuti compilazioni tardive, ovvero falsi (co-plasmati da estranei, ma riflettenti un genuino patrimonio di tradizione). Il nucleo teologicamente assicurato: Xwedê, perla bianca, Heft Sirr, Tawûsî Melek come essere supremo, emanazione, è invece portato dai Qewl autentici (Kreyenbroek 1995; Omarkhali 2017). Cfr. /wiki/faelschungen e /wiki/qewl-tradition.
5. Lalîş: lo specchio terreno della creazione
Il santuario centrale Lalîş (con la tomba di Şêx Adî) è considerato, nella concezione ezida, il luogo in cui la creazione si condensa e che riflette terrenamente l’evento cosmico. La terra santa e l’acqua consacrata (per esempio la sorgente Kaniya Sipî, «sorgente bianca», e Zemzem) collegano i credenti all’origine creatrice; palline plasmate con terra di Lalîş (Berat) portano la santità del centro nella comunità. Lalîş non è dunque soltanto luogo di pellegrinaggio, bensì il punto d’intersezione teologico tra cosmogonia e religione vissuta (Kreyenbroek 1995; Spät 2017). Vedi /wiki/lalish e /wiki/heiligtuemer-weltweit.
6. Inquadramento dal punto di vista delle scienze delle religioni
L’origine della cosmogonia ezida è oggetto di una ricerca intensa e in parte controversa. Le seguenti relazioni vengono discusse nella letteratura seria, come possibili substrati, non come derivazioni assicurate:
- Preislamico iranico / zoroastriano: La struttura dell’emanazione e il numero settenario degli esseri santi vengono confrontati con concezioni iraniche antiche (per esempio i sette Amesha Spenta); il nome divino Êzdan richiama yazata («essere degno di venerazione»). Kreyenbroek vede nell’ezidismo e nell’Ahl-e Haqq i resti di una mitologia iranica occidentale prezoroastriana. L’identificazione più antica di Tawûsî Melek con l’Ahriman zoroastriano è tuttavia respinta: si fonda sul medesimo errore dualistico della tesi degli adoratori del diavolo (Kreyenbroek 1995; Asatrian & Arakelova 2014).
- Mesopotamico / vicino-orientale antico: I motivi della perla, dell’oceano primordiale, dell’arca e della terra tremante/ancorata vengono messi in relazione con substrati mesopotamici antichi (Spät 2010).
- Gnostico / neoplatonico / tardoantico: L’emanazione graduale dall’Uno trascendente nonché il motivo della perla-e-dell’amore somigliano alle cosmologie gnostico-neoplatoniche e orfiche; Spät parla di «motivi tardoantichi» di un substrato culturale comune della regione (Spät 2010; Rodziewicz 2023).
- Sufi, la tradizione adawiyya: L’ezidismo ha assunto la sua forma odierna nell’ambiente del Şêx sufi Adî ibn Misafir (ca. 1075–1162) e del suo ordine adawiyya a Lalîş. Adî, un sufi formatosi a Baghdad e nato nella valle della Beqaa, era egli stesso ortodosso; ma la pietà dei suoi seguaci curdi si fuse con tradizioni locali preislamiche, e lo stesso Şêx Adî fu elevato a figura santa e manifesta. Concetti sufi come l’incarnazione/manifestazione del divino (ḥulûl) e il segreto interiore (sirr) hanno concorso a plasmare la dottrina ezida della manifestazione e il concetto di Heft-Sirr (Kreyenbroek 1995; Açıkyıldız 2010; Rodziewicz 2014).
La ricerca più recente (Allison, Spät, Omarkhali, Rodziewicz) sottolinea al contempo che l’ezidismo è una religione autonoma con una propria logica interna e non dovrebbe essere spiegato come un mero «mosaico di sincretismo» né come una propaggine di un’altra tradizione. I paralleli discussi illuminano possibili relazioni storiche, ma non sostituiscono il sistema teologico autonomo (Allison 2001; Spät 2010).
7. Termini corretti (convenzioni)
| Termine | Significato |
|---|---|
| Xwedê / Xudê | il Dio uno e unico (mai identificato con «Allah») |
| Dur / Durr | la perla bianca, materia primordiale da cui nasce il mondo |
| Heft Sirr / Heft Sur | i Sette Misteri / sette esseri santi (eptade) |
| Tawûsî Melek | «Angelo Pavone», supremo dei Heft Sirr, mai «Diavolo» / «Iblis» / «Şeytan» |
| Sultan Êzî | manifestazione divina; eponimo della comunità |
| Şêx Adî | Şêx Adî ibn Misafir (m. 1162), incarnazione terrena, sepolto a Lalîş |
| Şêx Sin / Şêx Hesen | uno dei sette esseri; stirpe spirituale propria |
| Qewl | inni sacri della tradizione orale (portatori della cosmogonia) |
| Lalîş | il santuario centrale, specchio terreno della creazione |
| Mishefa Reş / Kitêba Cilwe | testi tardivi/controversi, non il nucleo teologico |
Fonti
- Birgül Açıkyıldız: The Yezidis, The History of a Community, Culture and Religion. London: I. B. Tauris, 2010.
- Christine Allison: The Yezidi Oral Tradition in Iraqi Kurdistan. Richmond: Curzon, 2001.
- Christine Allison / Philip G. Kreyenbroek: «Yazidis i. General», in: Encyclopædia Iranica (online)., https://www.iranicaonline.org/articles/yazidis-i-general-1
- Garnik S. Asatrian & Victoria Arakelova: The Religion of the Peacock Angel, The Yezidis and Their Spirit World (collana Gnostica). Durham: Acumen/Routledge, 2014.
- Philip G. Kreyenbroek: Yezidism, Its Background, Observances and Textual Tradition. Lewiston: Edwin Mellen Press, 1995.
- Philip G. Kreyenbroek & Khalil Jindy Rashow: God and Sheikh Adi are Perfect, Sacred Poems and Religious Narratives from the Yezidi Tradition. Wiesbaden: Harrassowitz, 2005.
- Khanna Omarkhali: The Yezidi Religious Textual Tradition, Transmission, Categorisation and Canonisation of the Yezidi Oral Religious Texts. Wiesbaden: Harrassowitz, 2017.
- Artur Rodziewicz: «Heft Sur, The Seven Angels of the Yezidi Tradition and Harran» (saggio, 2014/2018)., https://www.researchgate.net/publication/361194410
- Artur Rodziewicz: Eros and the Pearl, The Yezidi Cosmogonic Myth at the Crossroads of Mystical Traditions. Berlin: Peter Lang, 2022; cfr. la recensione in Iran and the Caucasus 27/3 (2023)., https://brill.com/view/journals/ic/27/3/article-p319_8.xml
- Eszter Spät: Late Antique Motifs in Yezidi Oral Tradition. Piscataway: Gorgias Press, 2010 (anche Diss.); ead.: The Yezidis. London: Saqi, 2005; ead.: «Materializing Memory, The Role of the Yezidi Peacock Sanjak» (2017).
- Encyclopaedia Iranica, «Yazidis i. General», risorsa online: https://www.iranicaonline.org/articles/yazidis-i-general-1
Nota: Le affermazioni contrassegnate come «discusse» o «controverse» (sezione 6) nonché l’immagine cosmica del toro-pesce (4.3) riflettono questioni di ricerca aperte, ossia cosmologia regionale generale, e non vanno lette come fatti assicurati. I dettagli narrativi minuti tratti da Mishefa Reş / Kitêba Cilwe sono contrassegnati come fonti tardive/controverse.
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2.3 La Perla come stato primordiale: modello a stadi, Dur–Nûr–Sûr e Çarşema Sor
La ricerca articola la cosmogonia êzîdî attorno alla Perla in più stadi. Eszter Spät e Artur Rodziewicz distinguono essenzialmente tre fasi: (1) lo stato di pre-eternità privo di spazio e di tempo, in cui la Perla ancora non aperta (Dur) racchiude Dio e il mondo nascosto; nella letteratura scientifica questo stato primordiale non dispiegato viene talvolta indicato con il termine curdo Enzel (Ezel, «pre-eternità»); (2) lo scoppio della Perla e l’emergere della luce, dei colori e dell’oceano primordiale; (3) l’antropogonia, il consolidarsi della Terra e la creazione dell’essere umano. In questo modello la Perla Bianca non è un semplice episodio all’inizio, bensì il principio strutturale dell’intera dottrina della creazione: essa segna la soglia tra il divino nascosto e non dispiegato e il mondo dispiegato e ordinato (Spät 2010; Spät 2016; Rodziewicz 2023).
Sul piano teologico la Perla racchiude il mistero centrale di Dio. Rodziewicz ha messo in luce come la concezione êzîdî della creazione ruoti attorno a una triade di termini dal suono affine: Dur (la Perla), Nûr (la luce) e Sûr/Sirr (il mistero divino, l’essenza). Nella Perla era nascosta la luce di Dio; con il suo scoppio questo mistero, la «Sûra Xwedê» (il mistero di Dio), viene disseminato nel mondo e diventa operante nei sette esseri sacri (Heft Sirr). La Perla è dunque al tempo stesso materia primordiale e portatrice del mistero divino, il che spiega lo stretto legame tra il motivo della Perla (sezione 2) e l’eptade (sezione 3) (Rodziewicz 2014; Rodziewicz 2023; Omarkhali 2017).
Questo stato cosmogonico primordiale viene reso ritualmente presente nel calendario festivo êzîdî: la festa di Capodanno Çarşema Sor («Mercoledì Rosso», primo mercoledì di aprile secondo il calendario orientale) è interpretata da Rodziewicz come ripetizione simbolica dei primi atti della creazione, del passaggio dall’oscura indeterminatezza all’apparizione della Perla luminosa, che assume colori e si frantuma. La Perla Bianca non è quindi soltanto un elemento mitico, ma un punto di riferimento vivo della religione vissuta (Rodziewicz 2016, «And the Pearl Became an Egg»; Spät 2010). Sul calendario festivo si veda /wiki/feste.
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