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Animali sacri e tabù nell'ezidismo
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Nell’ezidismo numerosi animali recano un significato religioso-simbolico. Alcuni sono considerati sacri e non possono essere cacciati, uccisi o mangiati; altri sono tabù soltanto a livello regionale o legato alla casta; altri ancora compaiono come compagni, forma di trasformazione o cavalcatura degli esseri sacri nei Qewl (gli inni sacri). La simbolica animale non è dunque un tema marginale, ma attraversa in egual misura il mito della creazione, la genealogia dei santi, le feste e l’ordine di purità (Kreyenbroek 1995; Spät 2005; Açıkyıldız 2010; Aysif 2021).
Delimitazione di questo articolo. Il pavone come emblema dell’Angelo-Pavone è qui solo sfiorato, la sua teologia dettagliata si trova in Tawûsî Melek. I tabù alimentari e di purità (pesce, gallo, lattuga, il colore blu, i quattro elementi) sono trattati in modo sistematico in Purità, tabù e precetti alimentari. Questo contributo raccoglie invece gli animali stessi e il loro ruolo simbolico-religioso e rinvia per le questioni di dettaglio a quegli articoli, anziché ripeterli.
Importante in premessa: Il pavone e Tawûsî Melek non sono mai il «diavolo» nella tradizione ezidí. La simbolica animale e aviaria dell’ezidismo è luminosa e affermativa della creazione; l’antica calunnia straniera del «culto del diavolo» è confutata in dettaglio in Tawûsî Melek e qui non è ripetuta.
1. Gli animali nella visione del mondo ezidí
L’ezidismo non conosce alcuna rottura netta tra l’essere umano, l’animale e la sfera divina. La creazione è scaturita per gradi dalla luce dell’unico Dio Xwedê, e gli animali partecipano a questo mondo intessuto e animato (Kreyenbroek 1995; Aysif 2021). Caratteristico è quanto segue:
- Sacralità anziché culto: Gli animali sacri non sono adorati come dèi; sono emblemi di qualità divine (luce, protezione, sapienza, grazia) o stanno sotto la protezione di un determinato essere sacro (xudan).
- Patronati: A singoli esseri sacri degli Heft Sirr (Sette Misteri) e della genealogia dei santi sono assegnati animali, per esempio i serpenti a Şêx Mend, i topi a Şêx Sicadîn.
- Nessuna teologia del serpente-tentatore: Diversamente dal mito biblico-coranico del paradiso, il serpente nell’ezidismo non è malvagio (Spät 2005; Asatrian & Arakelova 2014).
Le sezioni seguenti trattano, per ciascun animale: significato religioso, mito o attestazione, status di venerazione o di tabù, e fonte. Le interpretazioni incerte, o attestate solo in singole fonti, sono espressamente segnalate come tali.
2. Pavone (Tawûs): il più alto simbolo animale
Il pavone (curmangi tawûs) è il simbolo animale centrale dell’ezidismo, perché è l’emblema di Tawûsî Melek, l’Angelo-Pavone. Le sue piume radiose sono interpretate come immagine dei raggi del sole e degli «innumerevoli colori della creazione»; esso rappresenta la luce divina, la bellezza e il rinnovamento (Açıkyıldız 2010; Kreyenbroek 1995).
- Status di venerazione: Il pavone è sacro. Cacciarlo, ucciderlo, mangiarlo, maledirlo o maltrattarlo è espressamente vietato (Açıkyıldız 2010).
- Oggetto di culto: I Sancak/Senjaq: bronzi fusi di pavone, incarnano Tawûsî Melek e vengono portati per i villaggi durante il Tawûsgêran.
La teologia dettagliata, l’iconografia e la confutazione della calunnia degli «adoratori del diavolo» si trovano in Tawûsî Melek. Qui il pavone è nominato solo come capo della simbolica animale, non ripetuto.
Fonte: Açıkyıldız 2010; Kreyenbroek 1995; Rodziewicz 2014. (Affidabilità: alta, attestato più volte.)
3. Gallo (Dîk): uccello del sorgere del sole
Il gallo (dîk) è vicino al pavone in quanto uccello ed è connesso con il sole e il sorgere del sole: e con ciò con Şêx Şems, l’Angelo-Sole (cfr. sezione 6). Il suo canto annuncia la prima luce del sole; nella veglia notturna del Capodanno ezidí (Çarşema Sor) il canto del gallo segna il primo sorgere del sole del nuovo anno (Asatrian & Arakelova 2014; cfr. Kreyenbroek 1995).
- Tradizione figurativa: In alcune raffigurazioni, soprattutto caucasico-georgiane: il simbolo dell’uccello divino fu reso come un gallo anziché un pavone; nella ricezione occidentale ciò condusse temporaneamente a una confusione pavone-gallo (Asatrian & Arakelova 2014). (Questa convergenza è oggetto della discussione scientifica e non è definitivamente chiarita.)
- Status di tabù: Il gallo non è tabù a livello dell’intera comunità. In certe linee di Pîr è considerato protetto e non può essere macellato, un tabù legato alla casta/alla famiglia, non generale.
L’aspetto del tabù alimentare del gallo è trattato in Purità, tabù e precetti alimentari; qui è in primo piano la sua simbolica solare.
Fonte: Asatrian & Arakelova 2014; Açıkyıldız 2010; Kreyenbroek 1995. (Affidabilità: media, convergenza gallo-pavone discussa.)
4. Serpente (Mar): il guardiano nero al portale di Lalîş
Il serpente (mar) è tra i simboli animali più suggestivi dell’ezidismo. Al portale d’ingresso del santuario di Lalîş (Maqamê Şîxadî), a destra della porta, è scolpito nella pietra un grande serpente nero che si erge. La sua colorazione nera deriva, secondo la tradizione, dal fatto che i pellegrini lo toccarono per generazioni e che fu annerito dalla fuliggine delle lampade sacre (Spät 2005; Açıkyıldız 2010).
4.1 Şêx Mend: «Xudanê Mara», Signore dei serpenti
Il serpente è strettamente legato a Şêx Mend (Şêx Mend Paşa, figlio di Şêx Fexredîn), che è considerato «Xudanê Mara», Signore/Custode dei serpenti. Secondo una leggenda, Şêx Mend, compagno di Şêx Adî e manifestazione terrena di uno degli esseri sacri, si trasformò egli stesso in un grande serpente nero per respingere una tribù (gli Haweris) che voleva convertire con la forza gli ezidí, e li affrontò nella valle di Hasana (Spät 2005; Ezidi Heritage). Ai discendenti della linea Mend è attribuito fino a oggi un potere particolare sui serpenti; si dice che siano esercitati fin dall’infanzia nel trattarli (Spät 2005).
4.2 Apotropaicità e mito del Diluvio
Il serpente di Lalîş ha un carattere apotropaico (che allontana il male): simboleggia protezione e sicurezza e non può essere ucciso (Spät 2005). Un mito proprio lo collega al racconto ezidí del Diluvio (Qewlê li ser Tofanê): quando, durante il Diluvio, una pietra squarciò la nave di Nuh (Noè), il serpente otturò il foro con il proprio corpo arrotolato e salvò così la nave; in segno di gratitudine fu tenuto in onore (Kreyenbroek & Rashow 2005; Spät 2005).
- Status di venerazione: Il serpente non è malvagio e sta sotto la protezione di Şêx Mend; è interpretato come custode della soglia del santuario (Aysif 2021).
- Inno proprio: Esiste una propria tradizione di Qewl, il Qewlê Keniya Mara («Inno dei serpenti ridenti») (Kreyenbroek & Rashow 2005).
Interpretazioni discusse (attribuite): Spät collega la venerazione ezidí dei serpenti alle correnti serpentine gnostiche (Naasseni/Ofiti); Asatrian & Arakelova al serpente sacro mesopotamico bašmu. Questi rapporti sono discussi, non assicurati.
Fonte: Spät 2005 («Black Snake»); Açıkyıldız 2010 (pp. 121–130); Kreyenbroek & Rashow 2005 (Qewlê Keniya Mara); Aysif 2021; Ezidi Heritage. (Affidabilità: alta per il reperto al portale; interpretazioni dell’origine discusse.)
5. Gazzella / cervo (Xezal · Cêran): grazia e un nome sacro
La gazzella o il cervo (xezal; anche cêran) incarna la grazia, la dolcezza e la bellezza. Nell’inno della creazione Qewlê Afirîna Dinyayê si dice che attraverso Lalîş «le gazzelle ricevettero la loro sostanza», l’animale è parte della creazione ordinata e intessuta dal santuario (Kreyenbroek & Rashow 2005).
5.1 Xezal: la donna sacra dietro il nome dell’animale
La gazzella è particolarmente legata alla genealogia dei santi: la venerata donna sacra Khatuna Fekhra (Xatûna Fexra), patrona delle donne, dei bambini, della gravidanza e del parto, portava secondo la tradizione il nome di nascita Xezal («Gazzella»), un nome che esprime dolcezza, grazia e bellezza. Era figlia di Şêx Fexredîn e sorella di Şêx Mend (il Signore dei serpenti, sezione 4). Nella tradizione il cervo/il capriolo è considerato il suo animale assegnato (Wikipedia «Khatuna Fekhra»; cfr. Spät 2005).
5.2 Tabù di caccia
Da questa associazione con la santa si spiega che la gazzella sia in molti luoghi considerata un animale evitato, «imparentato» con i santi e che non venga cacciata né mangiata. Il tabù è tuttavia osservato con rigore variabile a seconda delle regioni (cfr. Purità, tabù e precetti alimentari; Açıkyıldız 2010).
Fonte: Kreyenbroek & Rashow 2005 (Qewlê Afirîna Dinyayê); Wikipedia «Khatuna Fekhra»; Açıkyıldız 2010. (Affidabilità: alta per il legame Xezal-Khatuna; rigore del tabù di caccia regionale.)
6. Toro (Ga): l’animale sacrificale della Festa dell’Assemblea
Il toro o giovane bue (ga) è il più importante animale sacrificale dell’ezidismo. Il sacrificio del toro (qurbana ga) è un rito centrale, connesso soprattutto con Şêx Şems (l’Angelo-Sole) e con la grande festa d’autunno.
6.1 Il sacrificio durante il Cejna Cemaiyê
Durante il pellegrinaggio autunnale Cejna Cemaiyê («Festa dell’Assemblea», all’incirca 6–13 ottobre) davanti al santuario di Şêx Şems a Lalîş ha luogo un sacrificio del toro cerimoniale. Il quinto giorno della festa un giovane bue viene lasciato libero sulla collina, lungo il cammino verso il santuario di Şems; un centinaio di uomini di una determinata casta lo inseguono per i campi di Lalîş e cercano di strappargli un pelo, a chi vi riesce è assicurato un anno di benedizione. Quindi l’animale viene macellato, cotto e distribuito tra tutti i pellegrini (Wikipedia «Cejna Cemayê» / «Sheikh Shems»; Kreyenbroek 1995). Sulla festa in dettaglio: Cejna Cemaiyê.
6.2 Significato e sfondi discussi
La carne viene distribuita ai bisognosi, le ossa trattate con onore, il toro rappresenta la forza vitale, il rinnovamento e la comunità. Un sacrificio del toro si tiene anche al Mercoledì rosso (Capodanno ezidí) e in feste locali.
Interpretazioni discusse (attribuite): Asatrian & Arakelova vedono nella simbolica taurina ezidí una reminiscenza del culto di Mitra (la tauroctonia mitraica); Rodziewicz interpreta il rito del Mercoledì rosso in chiave musicale-cosmologica. Questi rapporti sono speculativi o discussi, non assicurati (Asatrian & Arakelova 2014; Rodziewicz 2020).
Fonte: Kreyenbroek 1995 (cap. 5); Wikipedia «Cejna Cemayê», «Sheikh Shems»; Asatrian & Arakelova 2014; Rodziewicz 2020. (Affidabilità: alta per il rito; derivazione mitraica discussa.)
7. Pesce (Masî): l’animale nascosto dell’acqua primordiale
Il pesce (masî) è connesso con l’acqua primordiale e la sfera pre-esistente, «nascosta»: nel racconto della creazione dall’oscuro oceano primordiale emerse dapprima l’acqua, e i pesci sono ritenuti gli esseri viventi più antichi. Esiste un proprio Qewlê Gay û Masî («Inno del toro e del pesce») (Kreyenbroek & Rashow 2005).
- Status di tabù: Il pesce è tabù a livello regionale e legato alla casta: evitato soprattutto nell’area di Sheikhan/Lalîş e da parte del clero (Şêx, Pîr), mentre a Şingal (Sinjar) viene mangiato.
La motivazione e la diffusione regionale del tabù del pesce sono esposte in dettaglio in Purità, tabù e precetti alimentari; qui è in primo piano il significato cosmologico (acqua primordiale, creatura più antica).
Fonte: Kreyenbroek & Rashow 2005 (Qewlê Gay û Masî); Kreyenbroek 1995; Aysif 2021. (Affidabilità: media, interpretazione cosmologica; tabù regionale.)
8. Altri animali
8.1 Cavallo (Hesp · Bor)
Il cavallo (hesp; il nobile cavallo da sella, spesso bianco, bor) rappresenta la tradizione cavalleresca e guerriera ezidí ed è ritenuto un «veicolo dell’anima», chi onora un cavallo ne onora l’anima. I santi cavalcano negli inni cavalli mitici (per esempio Şêx Mend; Pîr Hesen Meman); li cantano Qewl propri come il Qewlê Borêt Feqîra («Cavalli dei Feqîr») (Kreyenbroek & Rashow 2005). Il legame con la sacralità del cavallo antico-iranica-centrasiatica (Avesta) è assunto nella ricerca.
Fonte: Kreyenbroek & Rashow 2005; Aysif 2021. (Affidabilità: media.)
8.2 Tartaruga (Kûsî)
La tartaruga (kûsî) è simbolo del nascosto e del longevo. Nel Qewlê Şêşims si dice in sostanza: «Tutte le tartarughe, tutti i serpenti, tutto ciò che è nascosto e tutto ciò che è manifesto, anche il loro rifugio è presso Şêx Şems» (Kreyenbroek & Rashow 2005). (Affidabilità: alta.)
8.3 Topo (Mişk)
Il topo (mişk) sta sotto la protezione di Şêx Sicadîn (uno degli Heft Sirr) e, nella tradizione rigorosa, non può essere ucciso senza motivo (Kreyenbroek 1995). (Affidabilità: media.)
8.4 Colomba
La colomba è associata nella simbolica popolare alla purità e alla pace; un culto indipendente chiaro e ampiamente attestato non ha potuto essere dimostrato con certezza nelle fonti scientifiche qui impiegate. Questa attribuzione è perciò incerta ed è qui nominata solo come una questione aperta, non come un’attestazione.
9. Termini e convenzioni (curmangi)
| Termine (curmangi) | Significato / status |
|---|---|
| tawûs | Pavone, sacro, emblema di Tawûsî Melek (vedi Tawûsî Melek) |
| dîk | Gallo, simbolica solare; protetto in alcune linee di Pîr |
| mar | Serpente, sacro, guardiano al portale di Lalîş, animale di Şêx Mend |
| xezal / cêran | Gazzella/cervo, grazia; nome di nascita della sacra Khatuna Fekhra; tabù di caccia in molti luoghi |
| ga | Toro/bue, animale sacrificale durante il Cejna Cemaiyê (Şêx Şems) |
| masî | Pesce, animale dell’acqua primordiale; tabù regionale/legato alla casta |
| hesp / bor | Cavallo / nobile cavallo da sella, simbolo del cavaliere e dell’anima |
| kûsî | Tartaruga, simbolo del nascosto (Şêx Şems) |
| mişk | Topo, sotto la protezione di Şêx Sicadîn |
| xudan | Patrono / «signore» di un àmbito o di un animale |
| Xudanê Mara | «Signore dei serpenti», epiteto di Şêx Mend |
Fonti
- Philip G. Kreyenbroek: Yezidism, Its Background, Observances and Textual Tradition. Lewiston: Edwin Mellen Press, 1995.
- Philip G. Kreyenbroek & Khalil Jindy Rashow: God and Sheikh Adi are Perfect, Sacred Poems and Religious Narratives from the Yezidi Tradition. Wiesbaden: Harrassowitz, 2005.
- Eszter Spät: The Yezidis. London: Saqi Books, 2005; ead.: «The Black Snake», https://web.archive.org/web/2018/http://www.personal.ceu.hu/students/09/Eszter_Spat/Mararesh.htm
- Birgül Açıkyıldız: The Yezidis, The History of a Community, Culture and Religion. London: I. B. Tauris, 2010.
- Garnik S. Asatrian & Victoria Arakelova: The Religion of the Peacock Angel, The Yezidis and Their Spirit World. Durham: Acumen/Routledge, 2014.
- Artur Rodziewicz: «Tawus Protogonos…», Iran and the Caucasus 18 (2014); id.: «The Yezidi Wednesday and the Music of the Spheres», Iranian Studies 53 (2020).
- Rezan Shivan Aysif: The Role of Nature in Yezidism, Poetic Texts and Living Tradition. Göttingen University Press, 2021., https://univerlag.uni-goettingen.de/handle/3/isbn-978-3-86395-514-4
- Encyclopaedia Iranica, «Yazidis i. General», https://www.iranicaonline.org/articles/yazidis-i-general-1/
- Ezidi Heritage, «Şêx Mend and the Role of Snakes in Ezidism», https://ezidi-heritage.com/articles/snakes-in-ezidism/
- Wikipedia, «Cejna Cemayê», https://en.wikipedia.org/wiki/Cejna_Cemayê
- Wikipedia, «Sheikh Shems», https://en.wikipedia.org/wiki/Sheikh_Shems
- Wikipedia, «Khatuna Fekhra», https://en.wikipedia.org/wiki/Khatuna_Fekhra
Le affermazioni segnalate come «discusse», «speculative» o «incerte» (convergenza gallo-pavone, derivazioni gnostiche o mitraiche, colomba) riflettono questioni di ricerca aperte e differenze regionali e non vanno lette come fatti assicurati.
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