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Gli ezidi in Germania: storia, comunità e presente della più grande diaspora

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Stato: metà 2026. Questo articolo tratta la comunità ezida in Germania: storia migratoria, centri, organizzazioni, vita religiosa nonché diritto e politica. La distribuzione mondiale degli ezidi è trattata nell’articolo Diaspora e demografia; il genocidio del 2014 negli articoli Genocidi contro gli ezidi, Cronaca dei Ferman e nella Timeline. Metodologia: tutte le cifre sono accompagnate dalla fonte; in caso di dati divergenti vengono indicate forchette. Nei titoli citati, nei nomi di campagne e di autorità si conserva la grafia originale („Jesiden").


Panoramica e cifre

La Germania ospita di gran lunga la più grande diaspora ezida del mondo, ed è, dopo l’Iraq, il paese con la seconda popolazione ezida in assoluto [1][4]. Ciò che iniziò nel 1961 con pochi lavoratori reclutati dalla Turchia è cresciuto, attraverso tre fasi migratorie, fino a diventare una comunità che plasma la vita ezida in Europa, con propri centri comunitari, campi di sepoltura, federazioni di rappresentanza e una crescente visibilità pubblica.

Una cifra ufficiale non esiste: la statistica tedesca rileva la cittadinanza, non l’appartenenza religiosa. Tutti i dati sono stime con un margine considerevole [1]:

Fonte Stima Inquadramento
REMID ca. 100.000 conservativa; rimanda essa stessa alle autovalutazioni più alte della comunità [1]
Zentralrat der Êzîden (ZÊD, Consiglio centrale degli ezidi in Germania) ca. 190.000 dato della federazione [1]
Irfan Ortac (presidente fondatore dello ZÊD) ca. 200.000 [1][2]
Dati più recenti (intorno al 10° anniversario del genocidio, 2024) fino a 250.000 [1][11]

Come forchetta seria vale oggi: stimati 200.000–250.000 ezidi in Germania; le stime più vecchie e conservative partono da circa 100.000 [1][2][11]. Le differenze si spiegano con l’afflusso dopo il 2014, le nascite in Germania e il metodo di conteggio, persone religiosamente praticanti oppure tutte le persone di origine ezida [1][2]. Nel resto d’Europa vivono, per confronto, solo circa 65.000 ezidi (dettagli nell’articolo sulla diaspora) [1][4].


Storia migratoria: tre fasi

Fase 1: lavoratori ospiti dalla Turchia (dal 1961)

I primi ezidi arrivarono in Germania nel quadro dell’accordo di reclutamento tedesco-turco del 1961, come cosiddetti „Gastarbeiter" (lavoratori ospiti). Un ufficio di reclutamento nella provincia di Mardin collocò anche lavoratori ezidi, tra l’altro in Bassa Sassonia; furono impiegati soprattutto presso Volkswagen, presso Telefunken e nell’edilizia [4]. La prima migrazione di gruppo di una certa entità è datata all’inizio del 1964 [1]. Così nacque già negli anni Sessanta il più antico nucleo insediativo ezida della Germania: Celle, dove gli ezidi arrivarono soprattutto dalla regione di Batman/Beşiri (in dettaglio più sotto) [5][6]. Dopo il blocco del reclutamento nel 1973 seguirono, tramite il ricongiungimento familiare, donne e bambini, dai lavoratori nacquero famiglie, dalle famiglie comunità.

Fase 2: fuga e asilo (anni Ottanta e Novanta)

Dopo il colpo di Stato militare in Turchia del 1980 la situazione degli ezidi nel sud-est della Turchia si aggravò drammaticamente: discriminazione religiosa, conflitti per la terra e l’escalation del conflitto curdo-turco spinsero intere comunità di villaggio del Tur Abdin e delle province di Batman e Mardin alla fuga verso la Germania [1][5].

Sul piano giuridico questa fase fu accompagnata da una giurisprudenza unica in Europa: nel 1982 lo studioso di scienze religiose di Gottinga Gernot Wießner ottenne, con perizie davanti al Verwaltungsgericht Stade (tribunale amministrativo di primo grado), il riconoscimento degli ezidi ai fini del diritto d’asilo [1]. La pietra miliare seguì nel 1990: il Bundesverwaltungsgericht (Corte amministrativa federale, massimo organo della giustizia amministrativa tedesca) accertò, con sentenza del 15 maggio 1990 (BVerwG 9 C 17.89), una „persecuzione di gruppo indiretta, regionalmente circoscritta" degli ezidi nel sud-est della Turchia per motivi religiosi [25]; nel 1993 il riconoscimento si affermò in via generale con la giurisprudenza dell’OVG Lüneburg (Oberverwaltungsgericht, tribunale amministrativo superiore del Land) [1].

La conseguenza: la popolazione ezida della Turchia emigrò quasi completamente. Oggi vi vivono solo poche centinaia fino a poche migliaia di ezidi, la maggioranza degli ezidi „turchi" vive in Germania [1][5]. Solo a partire dal 2003 circa, la grande migrazione d’asilo era da tempo conclusa, i tribunali superiori negarono il persistere di una persecuzione di gruppo in Turchia [26].

Parallelamente arrivarono negli anni Ottanta ezidi siriani; gli ezidi iracheni fuggirono dal regime baathista (tra l’altro dalla campagna di Anfal) e in misura crescente dopo la guerra in Iraq del 2003 [1].

Fase 3: la fuga dal genocidio dal 2014

Il 3 agosto 2014 il sedicente „Stato Islamico" (IS) assalì la principale area di insediamento ezida, lo Şingal: più di 5.000 ezidi furono uccisi, circa 7.000 rapiti, donne e ragazze ridotte in schiavitù, ragazzi reclutati a forza come bambini soldato, e circa 400.000 persone furono sfollate; gli studi indicano valori in parte divergenti [3][10]. Questo Ferman (in dettaglio nell’articolo sul genocidio e nella Cronaca dei Ferman) scatenò il più grande movimento di fuga ezida verso la Germania mai registrato; insieme alla guerra in Siria dal 2011 fece crescere nettamente il numero degli ezidi in Germania [1][2].

I contingenti speciali del 2015/16

Una risposta al genocidio che attirò l’attenzione mondiale venne dal Baden-Württemberg: dal 2015 il Land accolse, in un „Sonderkontingent" (contingente speciale, programma umanitario di accoglienza di un Land al di fuori della procedura d’asilo ordinaria), circa 1.000–1.100 donne e bambini gravemente traumatizzati, in prevalenza ezidi, provenienti dal nord dell’Iraq, tra loro anche alcune cristiane e alcuni ragazzi. Nel gennaio 2015 il governo del Land incaricò lo psicologo tedesco-ezida prof. Jan Ilhan Kizilhan di esaminare e selezionare le persone colpite in Iraq; la missione si svolse inizialmente in segreto. Le persone accolte furono distribuite in più di 20 città e comuni [12][13][14][15].

In aggiunta, la Bassa Sassonia accolse circa 70 e lo Schleswig-Holstein circa 30 donne; anche il Brandeburgo partecipò con un piccolo gruppo [14]. Altri Länder (Bundesländer, Stati federati tedeschi), tra cui la Renania Settentrionale-Vestfalia, accolsero ezidi tramite le procedure ordinarie d’asilo e federali, ma non istituirono un proprio contingente speciale di questo tipo [14]. Il programma è considerato un caso modello; a Kizilhan risale anche la formazione di psicoterapeute e psicoterapeuti iracheni [12][13].


Centri e comunità

La popolazione ezida si concentra in due grandi aree: la Bassa Sassonia e la parte settentrionale della Renania Settentrionale-Vestfalia. Comunità di rilievo esistono tra l’altro a Celle, Hannover, Oldenburg, Bad Zwischenahn e Wilhelmshaven, a Bielefeld/Ostwestfalen-Lippe, sul Basso Reno (Kalkar, Kleve, Rees, Emmerich, Wesel) e a Colonia; inoltre a Gießen, Francoforte, Berlino, Brema, nel Saarland e nella Germania meridionale [1][5].

Celle: la comunità più antica della Germania

Celle è considerata la più antica comunità ezida della Germania: i primi ezidi vi giunsero negli anni Sessanta come lavoratori ospiti dalla regione di Batman/Beşiri. Circa il 90 per cento delle persone di origine turca che vivono a Celle dal 1965 è di origine ezida [5][6].

Oggi nella città e nel Landkreis di Celle (Landkreis, circondario rurale tedesco) vivono, secondo dati più recenti, circa 7.000–10.000 ezidi (fonti più vecchie indicavano circa 5.000) [4][6]. Celle è così, in rapporto alla popolazione, l’area di insediamento ezida più densa della Germania e una delle più grandi comunità ezide del mondo: alcune fonti parlano addirittura della più grande comunità fuori dallo Şingal; tali superlativi dipendono però dal metodo di conteggio [4][6]. Il centro culturale ezida (Mala Êzdiyan Celle) esiste come associazione dall’inizio degli anni Novanta; nel 2002 fu acquistata una sede propria, inaugurata nel 2005 [6].

Bielefeld e Ostwestfalen-Lippe

A Bielefeld vivono circa 6.000 ezidi; con Herford, Minden e Halle (Westf.) la regione Ostwestfalen-Lippe forma la seconda grande area di insediamento [20]. Bielefeld è al tempo stesso il centro organizzativo della comunità: qui fu fondato nel 2017, nel municipio, lo Zentralrat der Êzîden, qui ha sede la Ezidische Gemeinde OWL e.V. (e.V. = „eingetragener Verein", associazione iscritta nel registro tedesco delle associazioni), e dal 1994 esiste un campo di sepoltura ezida [1][16][17][20].

Oldenburg

Oldenburg è la sede dello Yezidisches Forum e.V., una delle organizzazioni comunitarie più antiche e attive della Germania (lavoro educativo e di dialogo dagli anni Novanta); dal 1994 esiste il campo di sepoltura ezida di Oldenburg-Kreyenbrück [1][21]. Qui uscì anche la rivista „Dengê Êzîdiyan", una delle prime pubblicazioni ezide regolari d’Europa [1].

Hannover

La regione di Hannover ospita una delle più grandi popolazioni ezide della Germania e il più grande campo di sepoltura ezida del paese: nel cimitero cittadino di Lahe gli ezidi vengono sepolti dal 1990, ormai circa 200 tombe [1][4]. Alle feste di Capodanno arrivarono, in sale affittate, fino a 5.000 ospiti (2015); un centro comunitario proprio è invece mancato a lungo nella città stessa [1][4].


Organizzazioni e autorappresentanza

Dagli anni Novanta è nato un variegato panorama associativo, dai centri culturali locali alle federazioni nazionali:

  • Zentralrat der Êzîden in Deutschland (ZÊD): fondato il 29 gennaio 2017 nel municipio di Bielefeld da 29 associazioni, comunità e organizzazioni, tra cui il più vecchio „Zentralrat der Yeziden in Deutschland" (2007) e la GEA. Primo presidente: il politologo Irfan Ortac (circa il 70 per cento al primo scrutinio). Lo ZÊD riunì per la prima volta circa l’80 per cento delle associazioni organizzate; la sede è Bielefeld [16][17][18].
  • Ezidische Akademie e.V. (Hannover, fondata nel 2009): lavoro educativo, culturale e di ricerca [1].
  • Gesellschaft Ezidischer AkademikerInnen (GEA) (Essen, fondata nel 2012): secondo la propria dichiarazione, la più grande associazione di accademici ezidi del mondo [1][22].
  • Êzîdische Jugend Deutschland e.V. (ÊJD): nata alla fine del 2017 dalla „Ezidische Jugend e.V." fondata nel 2011 nel Saarland; federazione giovanile nazionale (identità, integrazione, trasmissione culturale e religiosa) [19].
  • HÁWAR.help (Berlino): organizzazione per i diritti umani della giornalista tedesco-ezida Düzen Tekkal, fondata come reazione al genocidio del 2014; gestisce dal 2018 centri per donne nel nord dell’Iraq, ha prodotto film documentari („Háwar", „Jiyan", „Bêmal") e ha avviato la campagna #JesidenBleiben per uno stop nazionale alle espulsioni [23][24].
  • Mala Êzîdîya („Casa degli ezidi"): rete di centri comunitari e culturali locali, tra l’altro a Celle, Wesel (associazione 1995, sede propria 2008), Emmerich, Brema, Bielefeld, Berlino, Bonn, Gießen e Friburgo; molti sono associazioni aderenti allo ZÊD [16][21].
  • Una struttura di rappresentanza più antica era la Föderation der Êzîdîschen Vereine (Federazione delle associazioni ezide, 15+ associazioni aderenti) [1].

Ritratti di Düzen Tekkal, Irfan Ortac, Jan Ilhan Kizilhan e di altre personalità si trovano nell’articolo Personalità note.


Vita religiosa in Germania

Laliş resta il centro

In Germania non esistono templi ezidi in senso stretto: il centro religioso resta Laliş nel nord dell’Iraq con il santuario di Şêx Adî, il luogo sacro più importante e la meta di pellegrinaggio centrale degli ezidi. Molti vi si recano in pellegrinaggio o coltivano il legame in modo simbolico, per esempio con terra consacrata di Laliş (berat) o con l’acqua della sorgente sacra Kanîya Spî [1][21][28]. Sul posto, le Mala Êzîdîya e i centri culturali assumono le funzioni comunitarie: feste, istruzione religiosa, dialogo interreligioso, lavaggio rituale dei defunti, lavoro educativo [1][21][28]. Per determinate cerimonie, religiosi (Qewal) giungono talvolta appositamente dall’Iraq [1].

Feste

La festa più importante dell’anno è Çarşema Sor, ovvero Çarşema Serê Nîsanê, la festa di Capodanno il primo mercoledì di aprile del calendario ezida su base giuliana (nel calendario gregoriano per lo più il secondo o terzo mercoledì di aprile). In Germania viene celebrata nei centri comunitari, in sale per feste affittate e come picnic familiare; tra le usanze figurano le uova colorate, i fiori sopra la porta di casa e i braccialetti Bazimbar [4][27][28][29]. Le comunità celebrano inoltre la Cejna Êzîd (la festa di dicembre dopo i giorni di digiuno) e le occasioni di Tawisgeran [4][28]; la politica dei Länder e i comuni prestano crescente attenzione alle feste [29].

Cultura funeraria

Poiché il rimpatrio dei defunti in patria spesso non è possibile, dal 1990 sono nati campi di sepoltura ezidi propri: dapprima Wesel, Emmerich e Hannover-Lahe (tutti nel 1990; Lahe, con circa 200 tombe, il più grande), nel 1994 Bielefeld e Oldenburg-Kreyenbrück, più tardi tra l’altro Bochum, Goch, Minden e Herford (2019) [1][4]. Il motivo principale delle lapidi è il simbolo del sole [1][4].

Struttura religiosa nella diaspora

Il tradizionale sistema di ceti degli ezidi (Şêx, Pîr, Mirîd) e l’endogamia ad esso connessa persistono anche in Germania, ma vengono sempre più discussi, soprattutto dalla giovane generazione [1][11].


Diritto e politica

Il riconoscimento del genocidio da parte del Bundestag (19 gennaio 2023)

Il 19 gennaio 2023 il Bundestag tedesco (il parlamento federale della Germania) riconobbe i crimini dell’IS contro gli ezidi del 2014 come genocidio ai sensi della Convenzione ONU sul genocidio. La mozione „Anerkennung und Gedenken an den Völkermord an den Êzîdinnen und Êzîden 2014" (atto parlamentare, „Drucksache", 20/5228), presentata da SPD, Bündnis 90/Die Grünen, FDP e CDU/CSU, fu approvata all’unanimità: anche AfD e Linke votarono a favore, pur esprimendo nel dibattito critiche di dettaglio [7][8][9].

Il Bundestag si impegnò in essa a un perseguimento penale coerente secondo il principio di giurisdizione universale (Weltrechtsprinzip, perseguibilità penale indipendentemente dal luogo del reato), al rafforzamento della raccolta internazionale delle prove (UNITAD, Eurojust), al sostegno della ricostruzione nello Şingal e del ritorno di circa 300.000 sfollati interni, a richieste all’Iraq (adesione allo Statuto della Corte penale internazionale, introduzione del reato di genocidio), e, espressamente, a concedere protezione agli ezidi nella procedura d’asilo „tenendo conto della loro persecuzione perdurante" [7][8]. Erano precedute un’audizione nella commissione per i diritti umani (giugno 2022), nella quale esperti come Düzen Tekkal raccomandarono il riconoscimento, e una petizione della comunità [30][23].

Processi penali: la Germania pioniera della giurisdizione universale

I tribunali tedeschi hanno perseguito penalmente, per primi al mondo, il genocidio contro gli ezidi:

  • OLG Frankfurt (Oberlandesgericht, tribunale superiore del Land), 30 novembre 2021, Taha Al-J.: la prima condanna penale al mondo per genocidio contro gli ezidi e la prima sentenza per genocidio contro un membro dell’IS in assoluto: ergastolo: tra l’altro per genocidio, crimini contro l’umanità con esito mortale e crimini di guerra. L’iracheno aveva comprato nel 2015 una donna ezida e sua figlia di cinque anni come schiave; lasciò morire di sete la bambina, incatenata sotto il sole cocente. Amnesty International giudicò la sentenza storica [10][31].
  • OLG München, Jennifer W.: la reduce dell’IS proveniente dalla Bassa Sassonia, moglie di Taha Al-J., fu dapprima condannata nell’ottobre 2021 a dieci anni di reclusione (tra l’altro per concorso in tentato omicidio mediante omissione, appartenenza all’IS). Dopo il ricorso della Bundesanwaltschaft (la procura generale federale) e il parziale annullamento da parte del BGH (Bundesgerichtshof, la Corte federale di giustizia, massima istanza penale tedesca), nell’agosto 2023 seguirono 14 anni di reclusione per riduzione in schiavitù con esito mortale come crimine contro l’umanità [32][33][34].

Altri procedimenti seguirono davanti a diversi Oberlandesgerichte; la Germania è perciò considerata pioniera internazionale dell’elaborazione giudiziaria del Ferman secondo il Völkerstrafgesetzbuch (il codice tedesco dei crimini di diritto internazionale) [10][31].

Il dibattito sulle espulsioni (stato: metà 2026)

In tensione con il riconoscimento del genocidio sta la prassi delle espulsioni. Dal 2023 sono state nuovamente espulse persone verso l’Iraq, nel 2023 in totale 135 persone, tra cui anche ezidi; la quota di protezione per gli ezidi iracheni nella procedura d’asilo è scesa nel 2023 a circa il 53 per cento. I critici obiettano che il Bundestag nel 2023 aveva espressamente promesso protezione [35].

I consigli per i rifugiati (tra cui il „Flüchtlingsrat" della Bassa Sassonia, una ONG per i diritti dei rifugiati), HÁWAR.help con la campagna #JesidenBleiben, Pro Asyl e Wadi chiedono uno stop alle espulsioni ovvero un diritto di soggiorno. Una perizia redatta nel 2024 tra l’altro per Pro Asyl („Zehn Jahre nach dem Völkermord") nega prospettive di ritorno sicure: lo Şingal sarebbe in gran parte distrutto, centinaia di migliaia di persone vivrebbero ancora nei campi, la presenza delle milizie e gli attacchi aerei manterrebbero la situazione volatile [24][36][37]. La posizione contraria: diversi Länder e parti della politica interna ritengono possibili le espulsioni, in particolare verso l’Iraq centrale. All’inizio del 2026 sono state nuovamente discusse, nella commissione interni del Bundestag, iniziative per un diritto di soggiorno garantito per gli ezidi; il dibattito resta aperto [35][38].


Identità e giovane generazione

Un’indagine presentata nel 2025 su più di 500 ezidi in Germania mostra un duplice effetto del genocidio del 2014: da allora gli ezidi si occupano molto più intensamente della propria storia, religione e cultura, al tempo stesso i valori di depressione, ansia e trauma risultano significativamente elevati; il Ferman agisce al contempo come fattore identitario e come peso [11]. Tra le persone fuggite dopo il 2014 vivono molti sopravvissuti alla schiavitù e alla violenza sessualizzata nonché familiari di persone assassinate; la trasmissione transgenerazionale del trauma è descritta empiricamente, mentre le offerte di psicoterapia in madrelingua restano scarse [11][12][13].

I giovani ezidi nati in Germania si identificano fortemente con il paese in cui sono cresciuti; norme tradizionali come l’endogamia e il sistema di ceti vengono messe in discussione. Le associazioni culturali e la ÊJD cercano di conciliare identità religiosa e realtà di vita tedesca, attraverso il lavoro giovanile, seminari e i social media [11][19]. In occasione del decimo anniversario del genocidio, lo ZÊD chiese nel 2024, oltre al riconoscimento politico, un radicamento culturale: un luogo della memoria, offerte formative e programmi universitari sull’ezidismo [1].

I dibattiti identitari e le questioni generazionali saranno trattati in un articolo dedicato e di approfondimento.


Fonti

  1. Wikipedia: „Jesiden in Deutschland", https://de.wikipedia.org/wiki/Jesiden_in_Deutschland
  2. ÊzîdîPress: „Zahl der Êzîden in Deutschland steigt auf über 200.000", https://www.ezidipress.com/blog/zahl-der-eziden-in-deutschland-steigt-auf-ueber-200-000/
  3. bpb: „2014: Völkermord an Jesidinnen und Jesiden", https://www.bpb.de/kurz-knapp/hintergrund-aktuell/550977/2014-voelkermord-an-jesidinnen-und-jesiden/
  4. Haus der Religionen Hannover: „Eziden in Hannover: Geschichte und Gegenwart", https://haus-der-religionen.de/de/religionen/eziden/eziden-in-hannover-geschichte-und-gegenwart
  5. taz: „Jesiden in Norddeutschland: Die zweite Heimat", https://taz.de/Jesiden-in-Norddeutschland/!5035368/
  6. Celler Presse (2024): Vortrag Andreas Flick über den êzîdîschen Glauben, https://celler-presse.de/2024/05/02/theologe-andreas-flick-informiert-ueber-den-ezidischen-glauben-beim-frauenfruehstueck-des-sovd-ortsverbandes-nienhagen/
  7. Deutscher Bundestag: „Bundestag erkennt IS-Verbrechen an Jesiden als Völkermord an" (19.01.2023, Drs. 20/5228), https://www.bundestag.de/dokumente/textarchiv/2023/kw03-de-jesiden-927032
  8. Deutscher Bundestag, hib: „Anerkennung des Völkermordes an Jesiden", https://www.bundestag.de/presse/hib/kurzmeldungen-929880
  9. HÁWAR.help: „Deutscher Bundestag erkennt den Völkermord an den Jesiden offiziell an", https://www.hawar.help/de/anerkennung-genozid-bundestag/
  10. Amnesty International (30.11.2021): „Weltweit erstes Urteil wegen Völkermordes an Jesid_innen", https://www.amnesty.de/allgemein/pressemitteilung/deutschland-weltweit-erstes-urteil-wegen-voelkermordes-jesidinnen
  11. Vatican News (04/2025): „Die Jesiden – integriert, verunsichert, traumatisiert?", https://www.vaticannews.va/de/kirche/news/2025-04/jesiden-deutschland-irak-religion-genozid-kultur-glaube-is.html
  12. Schwäbische Zeitung: „Würdigung eines Seelenretters: Kizilhan hat Tausenden Jesidinnen geholfen", https://www.schwaebische.de/politik/wuerdigung-eines-seelenretters-kizilhan-hat-tausenden-jesidinnen-geholfen-3426547
  13. DHBW: „Prof. Dr. Dr. Jan Ilhan Kizilhan erhält Landesverdienstorden", https://www.dhbw.de/die-dhbw/aktuelles/detail/2016/4/prof-dr-dr-jan-ilhan-kizilhan-erhaelt-landesverdienstorden
  14. Kontext-Wochenzeitung: „Sonderkontingent Jesidinnen", https://www.kontextwochenzeitung.de/politik/623/eine-unertraegliche-situation-8740.html
  15. Baden-Württemberg.de: „‚Wir können wieder leben’ – Jesidinnen und ihr Leben im Südwesten", https://www.baden-wuerttemberg.de/de/service/alle-meldungen/meldung/pid/wir-koennen-wieder-leben-jesidinnen-und-ihr-leben-im-suedwesten/
  16. Zentralrat der Êzîden: Über uns / Verbandsgeschichte / Mitgliedsvereine, https://zentralrat-eziden.com/uber-uns
  17. ÊzîdîPress: „Bielefeld: ‚Zentralrat der Êzîden in Deutschland’ gegründet", https://www.ezidipress.com/blog/bielefeld-zentralrat-der-eziden-in-deutschland-gegruendet/
  18. Wikipedia: „Zentralrat der Êzîden in Deutschland", https://de.wikipedia.org/wiki/Zentralrat_der_Êzîden_in_Deutschland
  19. Êzîdische Jugend Deutschland e.V. (ÊJD), https://ezidischejugend.com/
  20. Neue Westfälische: „Neue Heimat für die Jesiden", https://www.nw.de/lokal/bielefeld/mitte/4167521_Neue-Heimat-fuer-die-Jesiden.html
  21. Ezidisches Kulturzentrum Wesel e.V. (Mala Êzidîya Wesel), https://eziden-wesel.de/
  22. GEA, Gesellschaft Ezidischer AkademikerInnen: „Gemeinden und Organisationen der Eziden", https://www.gea-ev.net/eziden-und-ezidentum/gemeinden-organisationen/
  23. HÁWAR.help: Über uns / Düzen Tekkal, https://www.hawar.help/de/
  24. HÁWAR.help: Kampagne #JesidenBleiben / Offener Brief an das BMI, https://www.hawar.help/de/offener-brief-nancy-faeser-abschiebestopp-jesiden/
  25. BVerwG, Urteil vom 15.05.1990, 9 C 17.89 (via Refworld), https://www.refworld.org/country,DEU_BUNDESVERWALT,deu,3ae6b73324,0.html
  26. OVG Niedersachsen, 17.07.2007, 11 LB 332/03, https://voris.wolterskluwer-online.de/browse/document/970117b1-494b-4c6c-978e-0283495c6732
  27. SJA, Stelle für Jesidische Angelegenheiten: „Eyda Çarşema Serê Nîsanê", https://s-j-a.org/blog/neujahresfest/
  28. Wikipedia: „Jesidisches Neujahrsfest", https://de.wikipedia.org/wiki/Jesidisches_Neujahrsfest
  29. Migrationsbeauftragte Niedersachsen: Glückwunsch zum Neujahrsfest (2022), https://www.migrationsbeauftragter-niedersachsen.de/2022/04/20/cejna-sare-sale-landesbeauftragte-gratuliert-jesidinnen-und-jesiden-zum-neujahrsfest/
  30. Deutscher Bundestag: „Sachverständige empfehlen Anerkennung des Völkermordes an Jesiden" (06/2022), https://www.bundestag.de/dokumente/textarchiv/2022/kw25-pa-menschenrechte-880198
  31. ICWC, Universität Marburg: „Urteil des OLG Frankfurt im Strafverfahren gegen Taha Al-J.", https://www.uni-marburg.de/de/icwc/aktuelles/nachrichten/urteil-des-olg-frankfurt-im-strafverfahren-gegen-tahar-al-j
  32. LTO: „OLG München: Zehn Jahre Haft für IS-Rückkehrerin" (2021), https://www.lto.de/recht/nachrichten/n/olg-muenchen-8-st-9-18-is-rueckkehrerin-jennifer-w-haftstrafe-terroristische-vereinigung-beihilfe-mord
  33. LTO: „OLG München: 14 Jahre Haft für IS-Rückkehrerin" (2023), https://www.lto.de/recht/nachrichten/n/olg-muenchen-haftstrafe-islamischer-staat-irak-versklavung-todesfolge-jesiden
  34. Euronews (29.08.2023): Urteil gegen Jennifer W. in München, https://de.euronews.com/2023/08/29/jesidisches-madchen-5-im-irak-verdurstet-urteil-gegen-32-jahrige-in-munchen
  35. Deutscher Bundestag, hib: „Kritik an Abschiebungen von Jesiden in den Irak", https://www.bundestag.de/presse/hib/kurzmeldungen-978206
  36. Flüchtlingsrat Niedersachsen: Offener Brief zu Abschiebungen von Êzîdî, https://www.nds-fluerat.org/59549/aktuelles/offener-brief-an-die-innenministerinnen-im-rahmen-der-imk-die-unterschiedslose-abschiebung-von-jesiden-pruefen-und-beenden/
  37. Pro Asyl / Wadi (2024): „Zehn Jahre nach dem Völkermord: Zur Lage der Jesidinnen und Jesiden im Irak", https://www.proasyl.de/wp-content/uploads/2024_04_23_Zur-Lage-der-Jesidinnen-und-Jesiden-im-Irak.pdf
  38. Deutscher Bundestag (2026): „Vorstöße zum Aufenthaltsrecht für Jesiden", https://www.bundestag.de/dokumente/textarchiv/2026/kw09-pa-inneres-jesiden-1146374

Il paradosso della politica d’asilo: riconoscimento e respingimento allo stesso tempo

La tensione tra il riconoscimento unanime del genocidio del 2023 e la prassi in materia di soggiorno si è da allora acuita anziché risolversi, una contraddizione che le associazioni delle persone coinvolte descrivono come «riconoscimento con una mano, espulsione con l’altra». In questo convergono diverse linee di sviluppo:

  • Caduta degli ostacoli all’espulsione: Fino al 2023/24 di fatto sospensioni delle espulsioni e una prassi di rimpatrio restrittiva proteggevano la maggior parte degli Êzîdî iracheni dall’espulsione. Da aprile 2024 le espulsioni verso l’Iraq sono di nuovo possibili anche per persone senza precedenti penali; di conseguenza il numero complessivo delle espulsioni verso l’Iraq è salito da 27 (2020) a 699 nel 2024 [37][39].
  • Calo del tasso di protezione: Il tasso di riconoscimento degli Êzîdî iracheni nella procedura d’asilo è sceso da oltre il 90 per cento (2017), passando per quasi il 49 per cento (2022) e circa il 53 per cento (2023), fino a solo circa il 37 per cento (2025); per gli Êzîdî siriani nel 2025 si attestava intorno al 66 per cento [37][39].
  • Revoca di titoli di protezione già concessi: Il BAMF ha inoltre avviato procedimenti di revoca e di ritiro nei confronti di Êzîdî precedentemente riconosciuti. Dal 2015 all’agosto 2023 è stato revocato lo status di protezione di oltre 1.500 Êzîdî iracheni; in numerosi casi i tribunali amministrativi hanno successivamente annullato la revoca (nel campione citato da Pro Asyl 41 su 41 impugnati) [37][39].
  • Ordine di grandezza delle persone coinvolte: Poiché il BAMF non rileva gli Êzîdî separatamente dagli altri cittadini iracheni, non esiste un dato ufficiale; Pro Asyl stima che attualmente circa 5.000-10.000 Êzîdî iracheni siano tenuti a lasciare il Paese e quindi minacciati di espulsione [37][39].

Alla Conferenza dei ministri dell’Interno (IMK) Pro Asyl, il Flüchtlingsrat Niedersachsen e HÁWAR.help hanno ripetutamente chiesto una sospensione delle espulsioni a livello federale nonché una regolamentazione del diritto di soggiorno ai sensi dell’art. 23 comma 1 della legge sul soggiorno (Aufenthaltsgesetz) (accoglienza per motivi di diritto internazionale e umanitari). Essi motivano il particolare bisogno di protezione proprio con le conseguenze a lungo termine del genocidio riconosciuto nel 2023; tuttavia una delibera dell’IMK a livello interregionale in tal senso non si è concretizzata fino alla metà del 2026 [36][40][41]. Al Bundestag la commissione per gli Affari interni ha proseguito nel 2026 le discussioni su un diritto di soggiorno garantito, tra l’altro con un’audizione di esperti [38][42].


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