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Gli ezidi in Armenia e Georgia: la diaspora più antica

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Stato: 2026-06. Questo articolo tratta le comunità ezide del Caucaso meridionale, la più antica diaspora ezida del mondo esistente senza interruzioni: la nascita nel XIX e all’inizio del XX secolo, la fioritura culturale dell’epoca sovietica, la situazione attuale in Armenia e Georgia, il dibattito sull’identità. Le persecuzioni nell’Impero ottomano compaiono qui solo come causa della fuga (in dettaglio: Cronaca dei Fermane e I genocidi contro gli ezidi). Le cifre della popolazione mondiale si trovano nell’articolo Diaspora e demografia, questo articolo approfondisce la storia dietro i numeri del Caucaso. Metodologia: tutte le cifre con fonte; in caso di date contrastanti vengono indicate entrambe. Le affermazioni sulla questione identitaria sono attribuite rigorosamente alle rispettive posizioni, l’articolo non prende posizione.


Introduzione

Chi attraversa un villaggio ezida sulle pendici dell’Aragats o incontra a Erevan ezidi anziani si imbatte in qualcosa che a prima vista appare enigmatico: persone che parlano Kurmancî, ma che per decenni lo hanno letto e scritto in caratteri cirillici. I loro genitori ascoltavano notizie e canti popolari dalla Radio Erevan statale nella loro lingua madre, i loro nonni leggevano un giornale in lingua Kurmancî pubblicato nella capitale armena. Come si spiega?

La risposta conduce alla storia della più antica diaspora ezida del mondo. Mentre le grandi comunità in Germania, Russia o Nordamerica sono nate solo nella seconda metà del XX secolo, gli ezidi vivono nel Caucaso meridionale da circa duecento anni, come discendenti di famiglie fuggite dalla persecuzione religiosa nell’Impero ottomano oltre il confine russo [1][7]. Da questa fuga è cresciuta una comunità che oggi costituisce la più grande minoranza etnica della Repubblica d’Armenia, possiede un seggio garantito nel parlamento armeno e, con il Quba Mêrê Dîwanê inaugurato nel 2019 ad Aknalîç, ha costruito il più grande tempio ezida del mondo [1][16].

Al tempo stesso questa diaspora è un caso storico particolare: in nessun altro luogo la cultura ezida ha vissuto nel XX secolo una fioritura istituzionale paragonabile, con scuole proprie, case editrici, un teatro, un giornale e una radio nella lingua madre. E in nessun altro luogo la questione identitaria, popolo a sé o parte del popolo curdo?, viene dibattuta così apertamente come in Armenia (vedi sotto).


L’arrivo: la fuga oltre il confine dello zar

Le prime ondate nel XIX secolo

Gli ezidi si insediarono nel territorio dell’odierna Armenia e Georgia principalmente nel XIX e all’inizio del XX secolo, in fuga dalla persecuzione religiosa nell’Impero ottomano, dove le autorità ottomane e le tribù curde sunnite esercitavano pressioni di conversione sulla comunità [1][7]. Il primo afflusso consistente avvenne durante le guerre russo-persiane e russo-turche del 1828–1829; un’altra ondata seguì nel 1879–1882. Le famiglie provenivano soprattutto dalle regioni di Van, Kars e Doğubayazıt nell’Anatolia orientale. La tradizione nomina Temur Agha e Usuv Beg come capi di questa immigrazione [1][7].

L’Impero russo, che in queste guerre conquistò territori nel Caucaso meridionale, offrì ai fuggiaschi ciò che l’Impero ottomano negava loro: una vita senza conversione forzata. Gli ezidi fondarono villaggi nelle zone d’alta quota, molti sulle pendici del monte Aragats, dove l’allevamento di pecore è ancora oggi la principale attività tradizionale [1].

1915: destino comune con gli armeni

La seconda ondata, più grande, arrivò durante la Prima guerra mondiale. Nel corso del genocidio degli armeni del 1915 furono massacrati anche gli ezidi; molti fuggirono insieme agli armeni nelle parti dell’Armenia controllate dai russi [1][7]. Questa esperienza condivisa di persecuzione è ancora oggi il fondamento del rapporto ezida-armeno, spiega molto della posizione attuale degli ezidi in Armenia, dal precoce riconoscimento statale all’impegno volontario di soldati ezidi nelle guerre del Karabakh (vedi sotto). Gli eventi del 1915 in sé, nella memoria ezida parte del conteggio dei Ferman, sono esposti in dettaglio nella Cronaca dei Fermane.

Georgia: la comunità di Tbilisi

In Georgia l’ondata principale arrivò all’inizio del XX secolo, anch’essa in fuga dalla persecuzione in territorio ottomano. A differenza dell’Armenia, qui gli ezidi si stabilirono quasi esclusivamente nella capitale Tbilisi e divennero parte della classe operaia urbana [4]. Il riconoscimento istituzionale arrivò notevolmente presto: già nel 1919 il governo georgiano permise la registrazione del «Consiglio nazionale degli ezidi» a Tbilisi [4][8]. Negli anni Cinquanta si trasferirono inoltre a Tbilisi, per motivi economici, ezidi provenienti dall’Armenia [4].


L’epoca sovietica: la fioritura inattesa

Una nazionalità propria: e la sua scomparsa dalle statistiche

La prima Unione Sovietica registrava inizialmente gli ezidi come gruppo autonomo: il censimento del 1926 contava ezidi e curdi separatamente [9]. Con la svolta ateistica della politica delle nazionalità questa distinzione scomparve a partire dal censimento del 1939, le identità a fondamento religioso non rientravano nelle categorie sovietiche [9]. Solo l’ultimo censimento sovietico del 1989 registrò di nuovo gli ezidi come nazionalità propria: 52.700 persone in Armenia [1]. Questo andirivieni statistico è la preistoria del dibattito identitario che occupa la comunità ancora oggi (vedi sotto).

Scuole e tre alfabeti

Nonostante questi problemi di classificazione, l’Armenia sovietica divenne il più importante centro educativo e culturale del mondo di lingua Kurmancî, sostenuto in gran parte dagli ezidi. La prima scuola ezida in Armenia aprì nel 1920. In rapida successione nacquero tre alfabeti per il Kurmancî: nel 1922 uno basato sulle lettere armene, nel 1927 uno latino (con la collaborazione di Erebê Şemo e Ishak Margolov), infine nel 1945/46: l’anno varia a seconda della fonte, l’alfabeto cirillico del Kurmancî del linguista ezida Heciyê Cindî [1][10][9].

In questo alfabeto cirillico uscirono per decenni i libri, i giornali e i materiali scolastici degli ezidi e dei curdi dell’intera Unione Sovietica, il motivo per cui gli ezidi anziani di Armenia e Georgia leggono ancora oggi la loro lingua madre in scrittura cirillica. La storia completa dei sistemi di scrittura è raccontata nell’articolo Storia dell’alfabeto.

Riya Teze: «La nuova via» (1930)

Dal 1930 uscì a Erevan il giornale in lingua Kurmancî «Riya Teze» («La nuova via»), uno dei più antichi giornali in lingua curda in assoluto. Molti dei suoi artefici e autori erano ezidi, tra loro il poeta e pedagogo Casimê Celîl [11][12][1]. Il giornale fu soppresso nel 1937 durante il terrore staliniano e riammesso solo nel 1955 [11].

Radio Erevan: «Êrêvan xeber dide» (1955)

Il 1° gennaio 1955 iniziarono ufficialmente le trasmissioni in Kurmancî di Radio Erevan; primo direttore della redazione curda fu l’ezida Casimê Celîl, che aveva costruito la redazione dal 1954 [12][13][1]. Già negli anni Trenta c’erano state le prime trasmissioni curde, interrotte nel 1937 [12].

L’effetto di queste trasmissioni, musica, letteratura, notizie, andava ben oltre l’Unione Sovietica. Per i curdi e gli ezidi in Turchia, dove il Kurmancî era represso, l’annuncio «Êrêvan xeber dide» («Qui parla Erevan») era spesso l’unica radio nella lingua madre. L’archivio dell’emittente conservò migliaia di canti popolari [12][13].

Teatro e scienza

Dell’infrastruttura culturale faceva parte anche il palcoscenico: il Teatro popolare curdo di Alagyaz, fondato nel 1937, mise in scena fino al 1947 circa 30 opere [1][12]. Nella scienza l’Armenia sovietica divenne il centro principale della letteratura in lingua Kurmancî e, dopo Leningrado, il secondo centro della curdologia nell’URSS. Questa ricerca era sostenuta in gran parte da famiglie ezide, in primo luogo le famiglie Celîl (russificato: Džalilov) e Cindî [1][12].

La rottura: il terrore staliniano del 1937

La fioritura non fu ininterrotta. Nel Grande Terrore del 1937 Riya Teze e le trasmissioni radiofoniche furono soppresse, gli intellettuali furono deportati, tra loro lo scrittore Erebê Şemo (vedi sotto). Solo dopo la morte di Stalin, dal 1955, le istituzioni furono rianimate [11][14].


Erebê Şemo e i libri di Erevan

Il primo romanzo in Kurmancî

La figura simbolo letteraria degli ezidi del Caucaso è Erebê Şemo (1897–1978). Nato a Susuz presso Kars, allora Impero russo, collaborò nel 1927 allo sviluppo dell’alfabeto latino del Kurmancî e lavorò dal 1931 all’Istituto orientale di Leningrado [14]. Il suo romanzo «Şivanê Kurmanca» («Il pastore kurmancî») è considerato il primo romanzo in Kurmancî in assoluto: di impronta autobiografica: un giovane pastore diventa rivoluzionario. Come anno di pubblicazione le fonti indicano il 1931 o il 1935 (presumibilmente una prima versione più breve intorno al 1931 e un’edizione ampliata di Erevan nel 1935); il manoscritto originale curdo andò inoltre a lungo perduto e tornò accessibile solo attraverso ritraduzioni dal russo [14][15].

La biografia di Şemo rispecchia le fratture del suo tempo: nel 1937 fu deportato durante il Grande Terrore e poté tornare in Armenia solo nel 1956 [14]. Lì proseguì la sua opera, con «Jiyana Bextewer» (1959), «Dimdim» (1966) e «Hopo» (1969). Morì il 21 maggio 1978 a Erevan [14].

Heciyê Cindî, Casimê Celîl e le famiglie di studiosi

Accanto a Şemo, altri due ezidi segnarono la storia culturale della regione: Heciyê Cindî (1908–1990), linguista e folclorista, creatore dell’alfabeto cirillico del Kurmancî del 1945/46 [10], e Casimê Celîl (1908–1998), poeta, autore di Riya Teze e figura fondatrice della redazione curda di Radio Erevan [12][13]. I figli di Celîl, Ordîxanê, Celîlê e Cemîla Celîl, divennero a loro volta importanti curdologi e folcloristi [12].

I ritratti di queste e altre personalità ezide, dai classici al presente, sono raccolti nell’articolo Personalità note.


L’Armenia oggi

Numeri e aree di insediamento

Gli ezidi sono la più grande minoranza etnica dell’Armenia. Il censimento del 2022 ha contato 31.079 ezidi (1,1 % della popolazione), davanti a russi, assiri e ai curdi contati separatamente (1.663) [1][2]. La serie dei censimenti mostra tuttavia un calo costante: da 52.700 (1989) attraverso 40.620 (2001) e 35.272 (2011) fino a 31.079 (2022) [1][3]. I rappresentanti della comunità ritengono le cifre ufficiali troppo basse e parlano di oltre 50.000 ezidi nel Paese, un dato che non trova conferma ufficiale [1][3].

La concentrazione maggiore vive nella provincia di Armavir (43,5 % degli ezidi dell’Armenia), seguita da Aragatsotn (15,8 %) e Ararat (14,6 %). Il più grande villaggio ezida è Verin Artashat con circa 4.270 abitanti; tradizionalmente molti villaggi si trovano sulle pendici dell’Aragats, dove l’allevamento di pecore costituisce l’attività principale [1][3]. Come queste cifre si inseriscano nella demografia mondiale della comunità lo mostra l’articolo Diaspora e demografia.

Rappresentanza politica

La legge elettorale armena garantisce alle quattro più grandi minoranze etniche un seggio ciascuna nell’Assemblea nazionale: gli ezidi dispongono così di una rappresentanza parlamentare garantita [1]. A ciò si aggiunge un’infrastruttura culturale in crescita: un teatro nazionale ezida a Vagharshapat (inaugurato nel 2021), l’insegnamento scolastico in Êzdîkî/Kurmancî nei villaggi ezidi e una cattedra di curdologia/orientalistica a Erevan [1][21].

Aknalîç: Ziarat e Quba Mêrê Dîwanê

Il segno più visibile della vita ezida in Armenia si trova nel villaggio di Aknalîç nella provincia di Armavir. Lì nel 2012 fu eretto con Ziarat il primo tempio ezida dell’Armenia. A pochi metri di distanza aprì nel settembre 2019 il Quba Mêrê Dîwanê: il più grande tempio ezida del mondo: alto 25 metri, con sette cupole attorno a una costruzione centrale ad arcate, costruito in granito armeno e marmo iraniano, nel design ispirato a Laliş, con seminario e museo. La costruzione fu donata da Mirza Sloyan, un uomo d’affari ezida di origine armena residente in Russia; all’inaugurazione era presente il vicepremier dell’Armenia [16][17][18][1]. Sul linguaggio formale dell’architettura sacra ezida si veda Santuari e architettura sacra.

Le guerre del Karabakh e Kyaram Sloyan

Il legame ezida-armeno si manifestò anche militarmente: nella prima guerra del Karabakh combatté a fianco armeno un battaglione di volontari ezidi forte di circa 500 uomini (intitolato a Cangîr Axa) [1]. Il diciannovenne soldato ezida Kyaram Sloyan (nato nel 1996 ad Artashavan) cadde nella guerra di aprile del 2016; il suo corpo fu decapitato dalle forze azerbaigiane. Decorato postumo con alte onorificenze, divenne in Armenia la figura simbolo della fratellanza d’armi ezida-armena [19]. Anche nella guerra dei 44 giorni del 2020 molti ezidi si arruolarono volontari [1].

Situazione sociale: riconoscimento e problemi

La situazione degli ezidi in Armenia è caratterizzata dalla coesistenza di un ampio riconoscimento e di problemi reali. Da un lato l’Armenia è considerata uno dei Paesi più amichevoli verso gli ezidi al mondo: riconoscimento statale come etnia propria (vedi sotto), seggio parlamentare garantito, insegnamento nella lingua madre, templi, teatro, strutture accademiche [1][21].

Dall’altro lato i rapporti di organizzazioni internazionali, tra cui un rapporto ONU-OHCHR del 2004 e analisi del Minority Rights Group, documentano svantaggi persistenti: titoli di studio più bassi, penalizzazioni nella privatizzazione della terra e nei diritti sull’acqua e sui pascoli, bullismo contro i bambini ezidi, nonnismo (vessazioni) sproporzionato durante il servizio militare, matrimoni precoci delle ragazze e alti tassi di abbandono scolastico [3][20]. A ciò si aggiunge un’emigrazione continua: dai primi anni Novanta gli ezidi armeni lasciano il Paese soprattutto in direzione di Russia e Germania: per motivi economici, per l’isolamento di molti villaggi e dopo il venir meno del sostegno sovietico alle minoranze [3].

Entrambe le constatazioni stanno una accanto all’altra: il riconoscimento giuridico e simbolico è reale, i problemi socioeconomici lo sono altrettanto.


La questione identitaria: popolo a sé o parte del popolo curdo?

Nessuna questione viene discussa all’interno della diaspora del Caucaso in modo così controverso come quella della collocazione etnica, e l’Armenia è l’unico Paese al mondo in cui questa domanda ha ricevuto una risposta ufficiale.

Il riconoscimento statale del 2002. Su richiesta di un gruppo attorno ad Aziz Tamoyan, il parlamento armeno riconobbe nel 2002 gli ezidi come etnia autonoma e la loro lingua come «Êzdîkî». Da allora l’Armenia conta «ezidi» e «curdi» separatamente nei suoi censimenti, 2022: 31.079 contro 1.663 [25][1][2].

La posizione «popolo a sé». Aziz Tamoyan (1933–2021), per lunghi anni presidente della Yezidi National Union, riassunse questa visione nella formula «Noi non siamo curdi»: gli ezidi parlano l’Êzdîkî e sono un popolo proprio e antico. Questa posizione è ampiamente diffusa tra gli ezidi dell’Armenia. Secondo i suoi rappresentanti, fu plasmata dall’esperienza storica che i persecutori del XIX e XX secolo erano spesso curdi sunniti, e fu ulteriormente rafforzata dal genocidio del 2014 [25][26][27].

La posizione «parte del popolo curdo». L’opinione scientifica maggioritaria classifica l’Êzdîkî come varietà del Kurmancî e descrive gli ezidi come comunità etnico-religiosa di lingua Kurmancî. Anche una parte degli ezidi dell’Armenia, secondo Rudaw soprattutto accademici, così come la maggior parte delle organizzazioni ezide fuori dall’Armenia sottolineano l’appartenenza curda. Essi fanno notare, tra l’altro, che la fioritura culturale sovietica, Riya Teze, Radio Erevan, il teatro di Alagyaz, operava sotto l’etichetta di istituzioni «curde» ed era al tempo stesso sostenuta da ezidi [26][27][9].

Inquadramento. Entrambe le autocomprensioni sono realtà vissuta all’interno della comunità; la questione è controversa tra gli stessi ezidi e può caricarsi politicamente, non da ultimo nel campo di tensione tra Armenia, Turchia e il conflitto del PKK. Voci critiche, per esempio in un’analisi dell’Institute for War and Peace Reporting, rimproverano a Erevan di sfruttare anche politicamente la separazione tra «ezidi» e «curdi», un’accusa che i sostenitori del riconoscimento respingono [28][26]. ezdixan.de documenta entrambe le posizioni senza dichiararne una come quella «giusta».


Georgia: gli ezidi di Tbilisi

Una comunità urbana in trasformazione

La comunità ezida della Georgia è piccola, antica, e quasi completamente urbana. Il censimento del 2014 ha contato 12.174 ezidi (0,3 % della popolazione), di cui 11.194 a Tbilisi [4][5]. L’evoluzione dalla fine dell’Unione Sovietica è drammatica: nel 1989 vivevano ancora circa 33.000 ezidi in Georgia. Negli anni Novanta migliaia fuggirono dal collasso economico e dalla discriminazione, soprattutto verso la Germania e la Russia [4][6].

In questo periodo di contrazione cade un episodio notevole di storia religiosa: secondo un resoconto, nel 2012 dignitari religiosi in Georgia permisero un «rituale di ritorno» per ezidi che, in parte sotto pressione assimilatoria, si erano convertiti al cristianesimo; poiché l’ezidismo tradizionalmente non conosce conversione, si tratterebbe di una novità considerevole. L’informazione si basa tuttavia su un’unica fonte [6].

Il tempio Sultan Ezid e l’Accademia teologica

Nonostante l’emigrazione, la comunità di Tbilisi ha ampliato la propria infrastruttura. La religione ezida è riconosciuta dallo Stato in Georgia dal 2011 [22]. Nel giugno 2015 fu inaugurato nel quartiere di Varketili il tempio Sultan Ezid con annesso centro culturale, modellato sull’esempio di Laliş e allora appena il secondo o terzo tempio ezida fuori dall’Iraq. Il terreno era stato donato dal governo georgiano nel 2009; la costruzione fu realizzata dal 2012 dalla «Casa degli ezidi di Georgia», finanziata da imprenditori locali [22][23][24].

Dal 2016 opera accanto al tempio l’Accademia teologica ezida (internazionale) con insegnamento di religione, storia e lingue, un tentativo di tipo nuovo di insegnare istituzionalmente un sapere religioso tradizionalmente trasmesso oralmente [8][22].


Legami con la comunità mondiale

La diaspora del Caucaso non è un capitolo chiuso, ma un nodo vivo nella rete ezida mondiale, in entrambe le direzioni.

Ciò che il Caucaso ha dato alla comunità mondiale: i libri, i canti e le trasmissioni di Erevan hanno agito per decenni su tutto il mondo di lingua Kurmancî, Radio Erevan era per gli ascoltatori in Turchia spesso l’unica voce nella lingua madre, il primo romanzo in Kurmancî della storia fu scritto da un ezida del Caucaso, e l’archivio dei canti di Erevan appartiene al patrimonio culturale dell’intera comunità [12][13][14].

Ciò che la comunità mondiale dà al Caucaso: il più grande tempio del mondo ad Aknalîç fu donato da un ezida residente in Russia [16][17], un esempio di come le reti migratorie nate dopo il 1991 (Armenia/Georgia → Russia e Germania) agiscano oggi a ritroso. Molte famiglie in Germania e Russia hanno radici caucasiche; i percorsi di questa migrazione secondaria e le dimensioni attuali delle comunità nel mondo sono documentati nell’articolo Diaspora e demografia.

Così si chiude un cerchio: i discendenti di coloro che nel XIX secolo fuggirono oltre il confine russo contribuiscono oggi a templi, archivi e istituzioni per una comunità che dopo il Ferman del 2014 (vedi Cronaca dei Fermane) vive più dispersa che mai.


Personalità in sintesi

Nome Date Rilevanza
Erebê Şemo 1897–1978 Primo romanziere in Kurmancî («Şivanê Kurmanca», 1931/1935) [14]
Heciyê Cindî 1908–1990 Linguista; alfabeto cirillico del Kurmancî 1945/46 [10]
Casimê Celîl 1908–1998 Poeta; capo della redazione curda di Radio Erevan [12][13]
Aziz Tamoyan 1933–2021 Politico; forza trainante del riconoscimento del 2002 [27]
Kyaram Sloyan 1996–2016 Soldato caduto; figura simbolo del legame ezida-armeno [19]
Mirza Sloyan , Donatore del Quba Mêrê Dîwanê [16][17]

Ritratti dettagliati di personalità ezide di tutte le epoche e di tutti i Paesi: Personalità note.


Fonti

Tutte le fonti consultate l’11.06.2026.

  1. Wikipedia: Yazidis in Armenia, https://en.wikipedia.org/wiki/Yazidis_in_Armenia
  2. Armstat: Population Census 2022, https://www.armstat.am/en/?nid=743
  3. Minority Rights Group: Yezidis in Armenia, https://minorityrights.org/communities/yezidis-kurds/
  4. Wikipedia: Yazidis in Georgia / Yazidism in Georgia, https://en.wikipedia.org/wiki/Yazidis_in_Georgia
  5. Civil Georgia: Geostat Final Results 2014 Census, https://civil.ge/archives/124561
  6. yazidis.info: Yazidis in Georgia, the Yazidi population in Georgia has been dwindling since the 1990s, http://yazidis.info/en/news/35/yazidis-in-georgia-the-yazidi-population-in-georgia-has-been-dwindling-since-the-1990s
  7. Wikipedia: Persecution of Yazidis, https://en.wikipedia.org/wiki/Persecution_of_Yazidis
  8. Kulturní studia: Between Orthopraxy and Orthodoxy, International Yezidi Theological Academy in Tbilisi (2022), https://kulturnistudia.cz/between-orthopraxy-and-orthodoxy-international-yezidi-theological-academy-in-tbilisi/
  9. Wikipedia: Kurds in Armenia, https://en.wikipedia.org/wiki/Kurds_in_Armenia
  10. Omniglot: Kurdish language and alphabets, https://www.omniglot.com/writing/kurdish.htm
  11. University of Exeter Special Collections: Rya T’eze and the Kurds in Armenia, https://specialcollections.exeter.ac.uk/2021/09/07/rya-teze-and-the-kurds-in-armenia/
  12. Ajam Media Collective: How a Soviet Armenian Radio Station Preserved Kurdish Culture, https://ajammc.com/2021/06/13/radio-yerevan-kurdish-culture/
  13. EVN Report: The Kurdish Voice of Radio Yerevan, https://evnreport.com/evn-youth-report/the-kurdish-voice-of-radio-yerevan/
  14. Wikipedia: Erebê Şemo, https://en.wikipedia.org/wiki/Erebê_Şemo
  15. Rûpela Nû: Erebê Şemo’nun romanı ilk kez orijinal metniyle Türkçeye çevrildi, https://www.rupelanu.org/erebe-semonun-romani-ilk-kez-orijinal-metniyle-turkceye-cevrildi-17081h.htm
  16. Wikipedia: Quba Mêrê Dîwanê, https://en.wikipedia.org/wiki/Quba_Mêrê_Dîwanê
  17. Hetq: Dispatches from Aknalich, 1st Anniversary of the World’s Largest Yazidi Temple, https://hetq.am/en/article/121526
  18. Armenian Weekly: Largest Yazidi Temple to Be Built in Armenia (2016), https://armenianweekly.com/2016/07/27/largest-yazidi-temple/
  19. Wikipedia: Kyaram Sloyan, https://en.wikipedia.org/wiki/Kyaram_Sloyan
  20. Refworld/MRG: World Directory of Minorities, Armenia: Yezidis & Kurds, https://www.refworld.org/docid/49749d60c.html
  21. Kurdistan24: Yerevan’s Department of Kurdology, https://www.kurdistan24.net/en/story/865727/
  22. Wikipedia: Sultan Ezid Temple, https://en.wikipedia.org/wiki/Sultan_Ezid_Temple
  23. DFWatch: Yazidi temple, third in the world, opened in Tbilisi (2015), https://dfwatch.net/yazidi-temple-third-in-the-world-opened-in-tbilisi-36650
  24. Rudaw: Yezidis of Georgia celebrate new temple in Tbilisi (2015), https://www.rudaw.net/english/world/180620152
  25. Wikipedia: Yazidis (Abschnitt Identität/Armenien 2002), https://en.wikipedia.org/wiki/Yazidis
  26. Rudaw: The Yezidis of Armenia Face Identity Crisis over Kurdish Ethnicity (2014), https://www.rudaw.net/english/people-places/28052014
  27. Wikipedia: Aziz Tamoyan / Yezidi National Union, https://en.wikipedia.org/wiki/Aziz_Tamoyan
  28. IWPR: Armenia, Yezidi Identity Battle, https://iwpr.net/global-voices/armenia-yezidi-identity-battle

Il quadro giuridico: Costituzione, legge elettorale e mandati per le minoranze

Dietro il seggio garantito si cela un concreto meccanismo giuridico che tutela in modo particolare gli Êzîdî in Armenia sul piano costituzionale ed elettorale. La Costituzione armena riconosce le minoranze nazionali come titolari di diritti propri: l’articolo 28 garantisce l’uguaglianza davanti alla legge, l’articolo 36 il diritto di ogni persona di preservare la propria identità nazionale ed etnica e di coltivare lingua, cultura e tradizioni [29]. Su questa base l’Êzîdismo è considerato in Armenia una religione riconosciuta e gli Êzîdî una minoranza nazionale riconosciuta.

In concreto, la rappresentanza è attuata tramite il Codice elettorale (Electoral Code), rielaborato dopo la riforma costituzionale del 2015 e applicato a partire dalle elezioni del 2017. Esso prevede che le quattro minoranze più numerose – secondo l’ultimo censimento di volta in volta gli Êzîdî, i russi, gli assiri e i curdi – ricevano ciascuna un mandato aggiuntivo. A tal fine i partiti e le alleanze indicano, in una parte separata della loro lista elettorale, un candidato/una candidata per ciascuno di questi quattro gruppi. I quattro mandati delle minoranze si aggiungono ai seggi ordinari, cosicché l’Assemblea nazionale può ampliarsi da 101 fino a 105 seggi [30][31].

L’assegnazione segue una procedura fissa: il mandato Êzîdî – attribuito per primo in quanto minoranza più numerosa – va al candidato/alla candidata Êzîdî della lista con il maggior numero di voti; il coefficiente di quest’ultima viene poi dimezzato, dopodiché la lista successiva per consenso ottiene il mandato russo, e così via per assiri e curdi [30][31]. Poiché gli Êzîdî, secondo ogni censimento, costituiscono di gran lunga la minoranza più numerosa, nella pratica il loro seggio è sempre il primo assegnato. Così, ad esempio, Rustam Makhmudyan entrò come deputato êzîdî nel parlamento degli anni 2017–2021; nelle legislature successive il mandato è stato nuovamente assegnato [30]. L’Armenia è quindi l’unico Stato al mondo a riconoscere agli Êzîdî un seggio parlamentare fisso, sancito a livello costituzionale ed elettorale.

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