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Qewl: la tradizione sacra orale
Qewl (kurmancî qewl, „parola, detto"; plurale qewlên) è il nome degli inni religiosi degli Êzîdî. Sono il cuore della religione ezida: testi cantati, costruiti con grande arte, tramandati per secoli esclusivamente di bocca in bocca, senza libri, senza trascrizione, senza un canone scritto fisso. Nella gerarchia della letteratura religiosa ezida i Qewl occupano la posizione più alta; tradizionalmente sono considerati, in ultima istanza, di origine divina (Amy de la Bretèque & Omarkhali).
Dove ebraismo, cristianesimo e islam possiedono libri sacri, gli Êzîdî possiedono una biblioteca nella memoria: il sapere religioso della comunità vive nelle voci di recitatori formati, soprattutto dei Qewwal dei villaggi gemelli di Başîqa e Bahzanê. A causa di un tabù della scrittura valido per secoli, i Qewl occupano nella trasmissione della fede esattamente quel posto centrale che altrove spetta alla scrittura (Kreyenbroek & Rashow 2005). Il vero „testo sacro" degli Êzîdî è la parola cantata.
Questo articolo spiega che cosa sono i Qewl, chi li custodisce, perché gli Êzîdî rinunciarono così a lungo e consapevolmente alla scrittura, e perché questa tradizione unica oggi, dopo il genocidio del 2014, è gravemente minacciata e viene salvata con grande impegno.
1. Che cosa sono i Qewl? Una religione che si canta
Un Qewl non è un canto popolare né una semplice poesia, bensì un testo sacrale con un proprio status rituale. Tre caratteristiche lo definiscono:
- Rango supremo. Tra tutti i generi della tradizione religiosa ezida i Qewl stanno al vertice. A differenza di altri tipi di testo, sono tradizionalmente considerati ispirati da Dio, il loro contenuto non è inteso come poesia umana sulla religione, ma come parte della rivelazione stessa.
- Oralità. I Qewl furono tramandati per secoli esclusivamente per via orale e al tempo stesso tenuti segreti agli estranei. Fino al tardo XX secolo la ricerca occidentale non conosceva nemmeno l’esistenza di questo vasto corpus di autentici testi religiosi (Kreyenbroek & Rashow 2005).
- Canto. Un Qewl non si legge, ma si esegue, con una melodia fissa, spesso accompagnata dagli strumenti sacri Def (tamburo a cornice) e Şibab (flauto).
Quanto sia grande questo „libro invisibile" lo ha reso visibile solo la ricerca moderna: la studiosa di scienze religiose Khanna Omarkhali, lei stessa proveniente da una famiglia ezida di Pîr, elenca nella sua opera di riferimento del 2017 oltre 1.150 testi orali religiosi ezidi (varianti incluse), sia inediti sia pubblicati tra il 1891 e il 2013 in diversi alfabeti. Circa 100 Qewl risultano, secondo la sua ricerca sul campo, „autentici"; di essi fornisce per la prima volta una panoramica sistematica su status, prassi esecutiva, presunta paternità e melodia (Omarkhali 2017).
Importante al riguardo: non esiste alcun canone standardizzato dei testi religiosi. Poiché il sapere viene trasmesso oralmente, varianti regionali coesistono l’una accanto all’altra, e nessuna istanza ha mai fissato una „versione definitiva" vincolante, una differenza fondamentale rispetto alle religioni del libro.
2. I generi: dal Qewl alla Qesîde
La letteratura orale ezida conosce diversi generi chiaramente distinti, ciascuno con il proprio rango e la propria funzione (Amy de la Bretèque & Omarkhali; Kreyenbroek & Rashow 2005):
| Genere | Kurmancî | Significato | Status e funzione |
|---|---|---|---|
| Qewl | qewl (pl. qewlên) | „parola, detto" | Inno religioso; rango supremo, considerato di ispirazione divina; veicola direttamente contenuti religiosi (cosmogonia, teologia, santi) |
| Beyt | beyt | poesia, canto | Molto stimato, ma non considerato di ispirazione divina; tratta piuttosto i doveri della comunità |
| Du’a | du’a | preghiera | Testi di preghiera per diversi contesti religiosi e riti della vita |
| Dirozge | dirozge | , | Preghiera importante con una lunga litania di santi e figure storiche di rilievo |
| Qesîde | qesîde | poema di lode | Poesie attribuite ai discepoli di Şêx Adî (Şîxadî); due categorie principali: le Qesîde dei Pîr e quelle degli Şêx |
La differenza tra Qewl e Beyt è qui quella teologicamente decisiva: entrambi sono testi venerabili e cantati, ma solo il Qewl è considerato portatore della rivelazione stessa, mentre il Beyt ordina ed esorta la vita dei fedeli.
I Qewlên Beran: il vertice della gerarchia
All’interno dei Qewl, i Qewlên Beran („inni dell’ariete", secondo il conteggio corrente circa una dozzina di testi) formano il gruppo di rango più alto. Il loro status eminente deriva dal loro luogo rituale: vengono eseguiti nell’ambito della Sema, la processione formale dei dignitari religiosi (Kreyenbroek & Rashow 2005). Tra i Qewlên Beran rientra, tra l’altro, il grande inno della creazione Qewlê Zebûnî Meksûr (vedi sezione 7).
3. Forma e musica: strofe, melodie, strumenti sacri
Tutti i testi sacri sono tramandati in Kurmancî (curdo settentrionale). I Qewl sono costruiti in strofe: ed esattamente così vengono anche appresi: un novizio memorizza il testo „strofa per strofa, parola per parola" (Amy de la Bretèque & Omarkhali). Questo linguaggio formulare e vincolato non è ornamento, ma strategia di sopravvivenza: rima, ritmo e struttura strofica sostengono la memoria attraverso le generazioni.
Inscindibilmente legata al testo è la musica. Qewl, Beyt e Qesîde hanno sempre melodie proprie, dette in kurmancî kubrî, che possono variare a seconda della regione e dell’occasione. Gli esperti ezidi descrivono le melodie con categorie proprie: bilind („alta"), giran („pesante, solenne") o bi lez („veloce"). Il materiale tonale è imparentato con la tradizione mediorientale del maqam, senza che gli esecutori debbano conoscere formalmente questo sistema teorico; il loro sapere è pratico, ascoltato e cantato, non scritto in note (Amy de la Bretèque & Omarkhali).
Nell’esecuzione rituale risuonano i due strumenti sacri:
- Def: il tamburo a cornice (tamburello),
- Şibab: il flauto.
Essi accompagnano i Qewl così come noti Beyt, ad esempio la Beyta Cindî (Açıkyıldız 2014; Spät). Una panoramica più ampia sulla tradizione musicale ezida nel suo complesso, anche sui generi profani, la offre l’articolo Musica êzîdî.
4. I Qewwal: portatori della tradizione
Origine e compito
I Qewwal (anche Qewal; letteralmente „recitatori, cantori", dalla parola qewl) sono un gruppo di specialisti religiosi proprio degli Êzîdî. Provengono tradizionalmente dai villaggi gemelli di Başîqa e Bahzanê nella piana di Ninive, nel nord dell’Iraq. La ricerca li descrive come „custodi e trasmettitori dei testi religiosi, dei miti e dei canti": viaggiano presso le comunità ezide, celebrano cerimonie e istruiscono la popolazione locale nella fede (Açıkyıldız 2014).
Il loro compito più noto è il Tawûsgeran: la solenne processione degli stendardi di Tawûsî Melek, l’Angelo Pavone e il più alto degli angeli, attraverso i territori di insediamento ezidi. (Tawûsî Melek nella teologia ezida non è espressamente alcun „diavolo" né un angelo caduto, questa calunnia proviene da estranei; in dettaglio l’articolo Tawûsî Melek.) Durante queste processioni e cerimonie i Qewwal eseguono gli inni al suono di Def e Şibab, collegando così le comunità disperse con il centro religioso.
La formazione
Qewwal non si diventa per semplice nascita nella famiglia giusta, la formazione è lunga ed esigente. Secondo l’esposizione dell’Encyclopædia Iranica (voce „Qawl") e lo studio dell’ETH sulla società ezida in Iraq, per gli aspiranti Qewwal valgono tre requisiti fondamentali:
- conoscenza della dottrina religiosa,
- eloquenza e una voce sonora,
- padronanza degli strumenti sacri Def e Şibab.
Notevole è l’ordine: prima la musica, poi i testi. Dopo la formazione musicale segue l’introduzione al corpus testuale, e ciò in sequenza fissa, prima le preghiere, poi i testi funebri, quindi i Beyt sui doveri religiosi, i testi per le cerimonie a Lalîş, i testi dei canti e infine l’interpretazione dei testi religiosi (Encyclopædia Iranica „Qawl"; Dulz e altri).
Anche al di fuori del gruppo dei Qewwal viene tramandato il sapere testuale religioso, ad esempio nelle famiglie di Şêx e Pîr, cioè le caste religiose ereditarie degli Êzîdî. Il metodo di apprendimento è ovunque lo stesso: puramente orale, senza appunti scritti durante l’esecuzione. Testo e melodia vengono appresi insieme oppure in successione, prima il testo, la melodia mesi dopo. I recitatori specializzati si chiamano anche qewlbêj („dicitore di Qewl") (Amy de la Bretèque & Omarkhali).
La situazione attuale
Il numero dei Qewwal di Bahzanê e Başîqa diminuisce rapidamente. Le ragioni: l’età avanzata dei Qewwal attivi, lo scarso interesse della giovane generazione per la lunga e sacrificata formazione, e dal 2014 la deportazione: Başîqa e Bahzanê furono occupate nell’estate 2014 dal cosiddetto „Stato Islamico", la popolazione dovette fuggire (Dulz e altri; The Dial). Se e come nella diaspora, ad esempio in Germania, possa stabilirsi una nuova formazione di Qewwal è al momento uno sviluppo aperto; finora non esistono resoconti affidabili su strutture formative attive in esilio.
5. Perché orale? La religione senza libro
Il tabù della scrittura
Che gli Êzîdî non mettessero per iscritto i loro testi sacri non era una mancanza, ma per secoli un principio religioso. Leggere e scrivere era, all’interno della comunità, religiosamente riservato in larga misura a un’unica lineage, per tutti gli altri valeva di fatto un tabù della scrittura. Per questo i Qewl occupano nella trasmissione del sapere religioso quel posto centrale che in ebraismo, cristianesimo e islam spetta ai libri sacri (Kreyenbroek & Rashow 2005).
A ciò si aggiungeva la segretezza: i testi venivano nascosti agli estranei. Una religione perseguitata per secoli, la memoria ezida conta numerosi Ferman (editti di persecuzione e massacri; vedi Genocidi contro gli Êzîdî), aveva buone ragioni per non rivelare il proprio nucleo più intimo. La conseguenza: fino al tardo XX secolo la scienza occidentale non sospettava che dietro la religione apparentemente „senza scrittura" si celasse un enorme corpus testuale tramandato con precisione.
Excursus: Mishefa Reş e Kitêba Cilwe: i „libri sacri" che non lo erano
Chi nel XIX e all’inizio del XX secolo cercava in Occidente le scritture sacre degli Êzîdî si imbatteva in due manoscritti: il Mishefa Reş („Libro Nero") e la Kitêba Cilwe („Libro della Rivelazione"). Entrambi circolavano tra mercanti di manoscritti e missionari e furono a lungo ritenuti i santuari autentici della religione.
La ricerca oggi giudica diversamente: i manoscritti sono considerati falsificazioni di non-Êzîdî: sospettato è tra gli altri il mercante di manoscritti Jeremiah Shamir a Mosul. Philip Kreyenbroek rimanda alla lingua anacronistica (tratti dialettali del curdo meridionale invece del Kurmancî della tradizione autentica), ai prestiti arabi e turchi nonché alla mancata integrazione con la tradizione orale centrale: una compilazione tarda che mescola motivi autentici con contenuti fabbricati (Cheung; Wikipedia „Yazidi Black Book"). Un esempio eloquente delle incongruenze: il „Libro Nero" indica la domenica come primo giorno della creazione, la tradizione orale il sabato.
Una collocazione rispettosa è qui importante: non tutto ciò che sta in questi testi è falsificato. I contenuti, cosmogonia, figure di santi, riflettono in parte autentica tradizione ezida, riferita ai compilatori. Falsificato è lo status: l’affermazione che qui si trovi il santuario scritto autentico degli Êzîdî. Il vero „libro sacro" degli Êzîdî non esistette mai su carta, è la parola cantata dei Qewl. Trattano in dettaglio queste questioni gli articoli Testi sacri e Falsificazioni & calunnie.
6. Dalla voce alla scrittura: messa per iscritto e ricerca
I pionieri degli anni Settanta
Solo negli anni Settanta intellettuali ezidi cominciarono a mettere per iscritto essi stessi i testi sacri, dapprima solo i generi più prestigiosi. La pietra miliare di questo movimento è la raccolta „Êzdiyatî" (1979) di Xelîl Cindî Reşo (Khalil Jindy Rashow) e Pîr Xidir Silêman (Sileman). In questo volume apparve, tra l’altro, la versione più completa del Qewlê Tawûsî Melek; Philip Kreyenbroek la pubblicò nuovamente nel 1995 (Kreyenbroek & Rashow 2005; Asatrian & Arakelova).
Questo passo era tutt’altro che scontato all’interno della comunità, significava la rottura con il tabù della scrittura vecchio di secoli. Che a compierlo fossero Êzîdî delle caste religiose stesse diede alla messa per iscritto la sua legittimità.
Le principali raccolte scientifiche
Sul lavoro preparatorio dei collezionisti ezidi si fonda la ricerca internazionale. Quattro opere costituiscono oggi il fondamento:
- Kreyenbroek & Rashow, God and Sheikh Adi are Perfect (Harrassowitz 2005), la selezione rappresentativa dei generi principali con traduzione e commento. Le traduzioni sono di Kreyenbroek; la base erano in gran parte le trascrizioni di Rashow da registrazioni sonore, la scrittura segue quindi ancora oggi la voce.
- Khanna Omarkhali, The Yezidi Religious Textual Tradition: From Oral to Written (Harrassowitz 2017), la trattazione complessiva di categorie, trasmissione (transmission), messa per iscritto (scritturalizzazione) e canonizzazione incipiente. Omarkhali proviene lei stessa da una famiglia di Pîr e unisce la prospettiva interna a quella della ricerca.
- Christine Allison, The Yezidi Oral Tradition in Iraqi Kurdistan (2001), lo studio di riferimento sulla tradizione orale profana e secolare, rispetto alla quale quella sacrale si staglia.
- Eszter Spät, Late Antique Motifs in Yezidi Oral Tradition (Gorgias 2010), dimostra motivi tardoantichi (gnostici) nei testi orali; sulla ricerca sul campo di Spät a Şingal (2011/12) si basa anche il suo documentario „Following the Peacock".
A ciò si aggiungono edizioni testuali di singoli inni, ad esempio l’edizione di Artur Rodziewicz degli inni cosmogonici Qewlê Zebûnî Meksûr e Qewlê Bê û Elîf (testo Kurmancî con traduzione e commento).
7. I Qewl più importanti in dettaglio
Dal corpus di circa 100 Qewl considerati autentici presentiamo qui i meglio documentati.
Qewlê Zebûnî Meksûr: l’inno del debole spezzato
Il centrale inno della creazione degli Êzîdî. In esso si chiede a Melik Fexredîn, uno degli angeli santi, di narrare la creazione: Dio emerge dalla perla primordiale (dur); attraverso l’amore (mihbet) le entità divine si manifestano, tra loro Siltan Êzîd; Dio prepara e consacra lo Xerqe, la veste sacra (Cheung; Kreyenbroek & Rashow 2005). L’inno appartiene ai testi di rango più alto in assoluto, i Qewlên Beran, ed è attribuito a Şêx Fexir. È stato edito e tradotto scientificamente da Kreyenbroek & Rashow (2005); un’edizione polacca la presentò Rodziewicz.
Qewlê Afirîna Dinyayê: l’inno della creazione del mondo
Il secondo grande inno cosmogonico. Racconta un decorso della creazione simile, la perla, la „penna del potere/del destino", il lievito madre nell’oceano primordiale, i Çar Yar („Quattro Amici"), e include inoltre la figura di Noè (Nûh) (Cheung). Insieme allo Zebûnî Meksûr mostra che la dottrina ezida della creazione non è fissata in un unico testo vincolante, ma vive in più inni che si completano a vicenda.
Qewlê Tawûsî Melek: l’inno all’Angelo Pavone
Una lode delle virtù di Tawûsî Melek: la sua forza, la sua bontà, il suo potere sconfinato. L’inno contiene invocazioni come: „O mio Signore, tu sei l’angelo sovrano del mondo … tu sei da sempre eterno." La versione più completa la pubblicarono Sileman & Jindy nel 1979 in „Êzdiyatî"; Kreyenbroek la pubblicò nuovamente nel 1995. Notevole: secondo lo stato della ricerca questo Qewl non è parte fissa della prassi rituale, ma piuttosto una forma libera di preghiera (Asatrian & Arakelova). Sulla teologia dell’Angelo Pavone vedi l’articolo Tawûsî Melek.
Beyta Cindî e Qewlê Kofa: il richiamo al risveglio
La Beyta Cindî („Beyt del semplice credente") è uno dei Beyt più noti tra gli Êzîdî. Esorta i fedeli a „svegliarsi dal sonno" e ad affrontare il duro mondo, un topos che Eszter Spät ha interpretato come „richiamo al risveglio" gnostico: un motivo che collega la tradizione ezida alle correnti religiose tardoantiche (Spät). La Beyta Cindî viene spesso recitata insieme al Qewlê Kofa („inno del copricapo"), l’espressione letteraria della promessa di ricompensa celeste; anche in questo caso risuonano Def e Şibab.
Altri inni
Più volte attestato ed edito scientificamente è inoltre il cosmogonico Qewlê Bê û Elîf („inno della B e della A"; edizione Rodziewicz). Esistono inoltre numerosi altri Qewl e Beyt finora documentati solo come titolo o registrazione sonora, un indizio di quanto lavoro di studio resti ancora da fare.
8. Dopo il Ferman del 2014: minaccia e salvataggio
Il genocidio come catastrofe del sapere
L’attacco del cosiddetto „Stato Islamico" a Şingal (Sinjar) nell’agosto 2014, nel computo ezida il più recente Ferman, non fu solo un crimine contro le persone, ma anche una catastrofe per la memoria collettiva. Fino a 5.000 Êzîdî furono assassinati, almeno 6.800 rapiti (circa 2.700 risultano tuttora dispersi), circa 500.000 persone furono cacciate (cifre UNHCR secondo The Dial; in dettaglio: Genocidi contro gli Êzîdî).
Per la tradizione orale ciò significa: molti portatori della tradizione narrativa furono uccisi. I sopravvissuti sono traumatizzati, il che compromette il ricordare stesso; narratori e pubblico, i due poli tra cui vive la tradizione orale, sono dispersi in tutto il mondo. Anziani depositari del sapere muoiono prima che il loro sapere possa essere registrato: così morì Mîrza Xetarî, considerato „uno dei più importanti custodi della storia orale", oltre i novant’anni (The Dial).
Il genocidio agisce qui da acceleratore di un’erosione iniziata prima: la politica di arabizzazione degli anni Settanta e Ottanta, la concorrenza di televisione e smartphone per le serate in cui un tempo si narrava e si cantava, e la strisciante perdita linguistica del Kurmancî, proprio nella diaspora (The Dial). Anche le grandi comunità della diaspora in Germania nonché in Russia e Armenia affrontano il problema che la trasmissione tradizionale in esilio è resa difficile (Amy de la Bretèque & Omarkhali).
I progetti di salvataggio
Contro questa perdita lavorano dal 2014 diverse iniziative notevoli:
- Archivio TewTew. Fondato dai poeti ezidi Zêdan Xelef ed Emad Bashar, che si conobbero all’Università di Duhok. Il progetto registra canti e racconti in Kurmancî e li mette online; secondo lo stato della cronaca l’archivio comprendeva 84 registrazioni audio e video, il lancio pubblico avvenne tramite la University of Exeter (The Dial).
- AMAR Foundation. La fondazione britannica registra musica ezida (sacrale) e la insegna a sua volta, tra l’altro con un coro femminile in un campo per sfollati interni. Il lavoro è sostenuto dal British Council Cultural Protection Fund (AMAR Foundation).
- Yazidi Cultural Archives (Jameel Arts & Health Lab). Un archivio digitale multimediale del patrimonio culturale ezida in pericolo, unito a workshop artistici per donne sopravvissute, conservazione e guarigione in un unico progetto (Jameel Arts & Health Lab).
Nasce così un duplice movimento: la tradizione, sopravvissuta per secoli proprio grazie alla sua oralità e segretezza, viene ora salvata mediante registrazione, messa per iscritto e digitalizzazione, dagli Êzîdî stessi, in collaborazione con la ricerca internazionale. La voce resta l’originale; scrittura e file sono la sua eco e la sua assicurazione.
9. Termini in sintesi
| Termine | Significato |
|---|---|
| Qewl | inno religioso; genere supremo, considerato di ispirazione divina |
| Qewlên Beran | „inni dell’ariete"; gruppo di Qewl di rango più alto, eseguito durante la Sema |
| Sema | processione formale dei dignitari religiosi |
| Beyt | poesia/canto sui doveri della comunità; molto stimato, ma non di ispirazione divina |
| Du’a | preghiera |
| Dirozge | preghiera con lunga litania di santi importanti |
| Qesîde | poema di lode, attribuito ai discepoli di Şêx Adî |
| Qewwal | recitatore di Başîqa/Bahzanê; custode e trasmettitore dei testi sacri |
| qewlbêj | „dicitore di Qewl"; recitatore specializzato |
| Def | tamburo a cornice sacro |
| Şibab | flauto sacro |
| kubrî | le melodie appartenenti ai testi |
| Tawûsgeran | processione degli stendardi di Tawûsî Melek attraverso le comunità |
| Tawûsî Melek | l’Angelo Pavone, l’angelo supremo, mai „diavolo" |
| Ferman | editto di persecuzione/massacro; denominazione dei genocidi contro gli Êzîdî |
| Mishefa Reş / Kitêba Cilwe | i „libri sacri" spacciati per autentici (falsificazioni con materiale di tradizione in parte autentico) |
Quellen
Alle Quellen wurden für das zugrunde liegende Recherche-Dossier am 11. Juni 2026 abgerufen und verifiziert.
- FU Berlin, Institut für Iranistik: Verlagsseite zu Kreyenbroek & Rashow, God and Sheikh Adi are Perfect (Iranica 9, Harrassowitz 2005), https://www.geschkult.fu-berlin.de/en/e/iranistik/publikationen/iranica/iranica09/index.html
- Estelle Amy de la Bretèque & Khanna Omarkhali: „The Yezidi Religious Music", Oral Tradition Journal, https://oraltradition.org/the-yezidi-religious-music/
- Wikipedia (en): „Yazidi literature" (mit Belegen aus Kreyenbroek/Rashow 2005, Omarkhali 2017, Allison 2001), https://en.wikipedia.org/wiki/Yazidi_literature
- Khanna Omarkhali: The Yezidi Religious Textual Tradition: From Oral to Written (Harrassowitz 2017), Volltext-PDF der Universität Göttingen, https://www.uni-goettingen.de/de/document/download/7aa23de7edf74949749e706f404d2d4e.pdf/Omarkhali_Yezidi_Religious_Textual_Tradition_2017.pdf
- Harrassowitz-Verlagsseite zu Omarkhali 2017, https://www.harrassowitz-verlag.de/title_1833.ahtml
- Birgül Açıkyıldız: The Yezidis: The History of a Community, Culture and Religion (I.B. Tauris 2010/2014), Besprechung der LSE Review of Books, https://blogs.lse.ac.uk/lsereviewofbooks/2014/11/26/book-review-the-yezidis-the-history-of-a-community-culture-and-religion-by-birgul-acikyildiz/
- Encyclopædia Iranica: „QAWL", https://www.iranicaonline.org/articles/qawl/
- Eszter Spät: „The Song of the Commoner: The Gnostic Call in Yezidi Oral Tradition", https://www.academia.edu/33663927/THE_SONG_OF_THE_COMMONER_THE_GNOSTIC_CALL_IN_YEZIDI_ORAL_TRADITION · Dissertation (CEU Budapest 2009): https://www.etd.ceu.edu/2009/mphspe02.pdf
- Johnny Cheung: „On the Tales of Creation recounted by the Yezidi singers", Forschungsblog Yezidi Stories (hypotheses.org/OpenEdition), https://yes.hypotheses.org/36
- The Dial (Issue 22): „Saving Yazidi Song" (TewTew-Archiv, Genozid-Folgen), https://www.thedial.world/articles/news/issue-22/yazidi-oral-tradition-kurmanji
- Wikipedia (en): „Yazidi Black Book", https://en.wikipedia.org/wiki/Yazidi_Black_Book · „Yazidi Book of Revelation", https://en.wikipedia.org/wiki/Yazidi_Book_of_Revelation
- Garnik Asatrian & Victoria Arakelova: „Malak-Tawus: the Peacock Angel of the Yezidis" (zur Publikationsgeschichte des Qewlê Tawûsî Melek), https://www.academia.edu/3172037/Malak_Tawus_the_Peacock_Angel_of_the_Yezidis
- Irene Dulz u. a.: Social Change Amidst Terror and Discrimination: Yezidis in the New Iraq (ETH Zürich / MEI), https://www.files.ethz.ch/isn/90905/No_18_Social_Change_Amidst_Terror.pdf
- Wikipedia (en): „Eszter Spät", https://en.wikipedia.org/wiki/Eszter_Spät · Gorgias Press: Late Antique Motifs in Yezidi Oral Tradition (2010), https://dokumen.pub/late-antique-motifs-in-yezidi-oral-tradition-9781463222024.html
- AMAR Foundation: Yazidi-Musik-Projekt / Genozid-Gedenken, https://www.amarfoundation.org/uk-news/remembering-the-yazidi-genocide/
- Jameel Arts & Health Lab: „Yazidi Cultural Archives" (Case Study), https://www.jameelartshealthlab.org/case-studies/yazidi-cultural-archives
- Artur Rodziewicz: Jezydzkie hymny kosmogoniczne: Qewlê Zebûnî Meksûr i Qewlê Bê û Elîf (Edition Kurmancî, Übersetzung, Kommentar), https://www.academia.edu/38199521/
Nota: le affermazioni che nelle fonti hanno potuto essere verificate solo in misura limitata (dettagli sulla formazione secondo l’Encyclopædia Iranica; numero delle registrazioni TewTew) sono formulate nel testo con la dovuta cautela.
Questo articolo fa parte del wiki multilingue Êzdîxan.
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