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I Ferman: Cronaca delle persecuzioni degli Êzîdî
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Nella loro tradizione gli Êzîdî contano 72, 73 o 74 Ferman: ordini di sterminio e genocidi che hanno colpito la loro comunità nel corso dei secoli. Questa cronaca inserisce la memoria orale nel quadro storico documentato: dai primi pogrom alle campagne militari ottomane fino al genocidio del cosiddetto «Stato Islamico» nel 2014 a Şingal.
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Memoriale dei martiri êzîdî sul monte Şingal (giugno 2019). Il ricordo dei Ferman è un nucleo dell’identità êzîdî. · Foto: Levi Clancy · Licenza: CC0 · Wikimedia Commons
Che cosa significa «Ferman»?
La parola ferman (persiano/turco fermān) indica originariamente un editto o un decreto sovrano. Nell’uso linguistico êzîdî il termine è diventato sinonimo di omicidio di massa a sfondo religioso, conversione forzata ed espulsione: perché la maggior parte di queste ondate di violenza fu legittimata da fatwa (pareri giuridici) di dotti islamici, che dichiaravano gli Êzîdî «infedeli» e ritenevano lecito ucciderli, ridurli in schiavitù ed espropriarli (Yazidi Legal Network; Açıkyıldız 2010, cap. 5).
Un esempio precoce e di vasta portata è la fatwa dello Şeyhülislam ottomano Ebussuud Efendi (intorno al 1566), che classificò gli Êzîdî come apostati. Oggi Ferman sta nella memoria collettiva degli Êzîdî per ogni atto genocida contro la comunità, indipendentemente dal fatto che esistesse un formale editto del sultano.
Il numero 72, 73 o 74
I numeri 72 / 73 / 74 sono nella tradizione êzîdî dati tramandati oralmente, in parte simbolici. Nel mondo narrativo curdo-mesopotamico «72» sta spesso per «moltissimi»; il numero effettivo delle persecuzioni è considerato non quantificabile in modo definitivo (Wikipedia, Persecution of Yazidis; Yazidi Legal Network).
- Fino al 2007 la tradizione parlava di 72 Ferman, dove il genocidio della Prima guerra mondiale (1915–1918) era considerato il 72º.
- Gli attentati di Til Ezêr / Sîba Şêx Xidir del 14 agosto 2007 furono accolti come 73º Ferman.
- Il genocidio compiuto dall’IS a partire dal 3 agosto 2014 è considerato, confermato dal Mîr Tahsin Beg (1933–2019, capo religioso e temporale degli Êzîdî) e dal Consiglio Spirituale, il 74º Ferman. Questa numerazione è oggi la più diffusa.
Importante: Non esiste una lista canonica approvata dal Consiglio Spirituale e numerata in modo continuo da 1 a 74. La cronologia che segue è una ricostruzione a partire da cronache storiche (tra le altre Evliya Çelebi, le salname ottomane, la cronaca di Mosul dell’epoca dei Jalili, resoconti di viaggio e consolari) e dalla tradizione orale delle linee dei Şêx e dei Pîr (raccolta tra gli altri da Allison 2001, Açıkyıldız 2010, Kreyenbroek & Rashow 2005). I numeri sono, ove non diversamente indicato, stime con un margine in parte considerevole.
Cronologia dei principali Ferman
| Anno | Evento | Regione | Fonte |
|---|---|---|---|
| 1246/1254 | Esecuzione di Şêx Hasan, prima profanazione di Lalîş | Lalîş, Mosul | Açıkyıldız 2010; Kreyenbroek 1995 |
| 1414 | Incendio del tempio di Lalîş per opera di al-Hulwānī | Lalîş | al-Maqrīzī (fonte primaria) |
| 1566 | Fatwa di Ebussuud Efendi (mandato teologico) | Impero ottomano | Açıkyıldız 2010; Kreyenbroek 1995 |
| 1640 | Campagna di Melek Ahmed Paşa (il classico «1º Ferman») | Şingal | Evliya Çelebi (testimone oculare) |
| 1715–1809 | Oltre 15 campagne dell’era dei pascià di Mosul (Lescot) | Şingal, Şehîxan | Açıkyıldız 2010 |
| 1809–1810 | Profanazione di Lalîş, incendio delle ossa di Şêx Adî | Şingal, Lalîş | Açıkyıldız 2010 |
| 1832–1834 | Firmana Mîrê Kor: Emirato di Soran (il più grande massacro singolo) | Şehîxan, Şingal | Eppel 2019 (Genocide Studies Int.) |
| 1840–1844 | Campagna di Bedirxan Beg, conversioni forzate nel Tur Abdin | Tur Abdin | Açıkyıldız 2010 |
| 1854 | Grande massacro di Şingal (soffocamenti nelle grotte) | Şingal | Wikipedia; Sykes |
| 1890–1893 | Campagna di Omar Wehbi Paşa sotto Abdülhamid II | Şehîxan, Şingal, Lalîş | Açıkyıldız 2010; Encycl. Iranica |
| 1915–1918 | Genocidio nell’ambito del genocidio armeno (72º Ferman) | Şingal, Tur Abdin | Wikipedia; Açıkyıldız 2010 |
| 1935 | Repressione della rivolta di Şingal (Bakr Sidqi) | Şingal | Wikipedia; Bet-Shlimon 2019 |
| 1974–1975 | Deportazione di massa e arabizzazione sotto Saddam Hussein | Sinjar, Şehîxan | Human Rights Watch 1995 |
| 2007 | Attentati di Til Ezêr / Sîba Şêx Xidir (73º Ferman) | Distretto di Sinjar | Wikipedia; Yazda |
| 2014 | Genocidio dell’IS a Şingal (74º Ferman) | Şingal, monte Sinjar | ONU 2016; PLOS Medicine 2017 |
Le prime persecuzioni (prima del XVI secolo)
Nel conteggio êzîdî conservatore (Mîr Tahsin Beg) i pogrom pre-ottomani non sono annoverati come Ferman numerati, poiché il termine è legato alla prassi del decreto ottomano. In un conteggio esteso valgono come primi Ferman. Episodi precoci documentati:
- Intorno al 1218, Invasione mongola: primo sconvolgimento sovraregionale della terra ancestrale êzîdî; nessun dato attendibile sulle vittime (Açıkyıldız 2010, cap. 5).
- 1246/1254, Esecuzione di Şêx Hasan: Badr al-Dīn Luʾluʾ, atabeg di Mosul, fa uccidere Şêx Hasan e circa 200 seguaci; la tomba di Şêx Adî a Lalîş viene profanata per la prima volta (Açıkyıldız 2010; Kreyenbroek 1995).
- 1414, Incendio di Lalîş: il teologo şāfiʿita ʿIzz al-Dīn al-Hulwānī dà alle fiamme il santuario; le ossa di Şêx Adî vengono profanate (al-Maqrīzī come fonte primaria).
- 1585, Attacco a Şingal: primo attacco documentato alla roccaforte nei monti di Şingal, oltre 600 morti (Açıkyıldız 2010).
Periodo ottomano (XVI–XVIII secolo)
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Şingal (Sinjar), luglio 2019: Rovine nel centro cittadino dopo la liberazione dall’IS. · Foto: Levi Clancy · Licenza: CC0 · Wikimedia Commons
La fatwa di Ebussuud Efendi (1566)
La fatwa dello Şeyhülislam Ebussuud Efendi dichiarò gli Êzîdî apostati e legittimò uccisione, riduzione in schiavitù ed esproprio. Essa stessa non causò vittime immediate, ma divenne il mandato teologico permanente a cui i comandanti ottomani fecero appello per tre secoli (Açıkyıldız 2010; Kreyenbroek 1995).
La campagna di Melek Ahmed Paşa (1640)
Sotto il sultano Murad IV (e poi İbrahim), Melek Ahmed Paşa condusse una grande campagna contro i monti di Şingal. Il testimone oculare Evliya Çelebi riferisce nel suo Seyâhatnâme di migliaia di morti e migliaia di prigionieri (le indicazioni delle fonti oscillano tra circa 3.000 e diverse decine di migliaia). Nella tradizione êzîdî questo è spesso considerato il «Primo Ferman»: il più antico editto sultaniale ottomano con genocidio documentato (Çelebi; Dankoff 1991; Açıkyıldız 2010).
L’era dei pascià di Mosul (1715–1809)
Secondo l’orientalista Roger Lescot, nel XVIII secolo furono condotte almeno 15 campagne contro gli Êzîdî a Şingal e Şehîxan. I motivi ricorrenti erano spedizioni punitive per razzie alle carovane, saccheggi, deportazione di donne e conversioni forzate, per esempio sotto Hassan Paşa (1715), nel massacro dello Zab con circa 3.000 conversioni forzate (1733) o sotto Süleyman Paşa, che nel 1752–1754 uccise circa 3.000 Êzîdî e deportò 500 donne (Açıkyıldız 2010; Yezidi Cultural Heritage). Nel 1809–1810 Lalîş fu nuovamente profanata e le ossa di Şêx Adî furono bruciate davanti agli occhi degli Êzîdî, la più grave profanazione religiosa prima del 1892.
I genocidi degli emirati curdi (1832–1844)
Firmana Mîrê Kor: l’Emirato di Soran (1832–1834)
La campagna di Mîr Muhammad Paşa di Rawanduz («Mîrê Kor», il principe cieco) è considerata il più grande massacro singolo documentato della storia êzîdî. Innescata da una fatwa di Mulla Yahya Mizurî, da 40.000 a 50.000 combattenti percorsero Şehîxan, Şingal e le sponde del Tigri.
Le cifre delle vittime sono indicate nella ricerca tra 70.000 e 135.000 morti (Eppel 2019, The Firmān of Mīr-i-Kura, Genocide Studies International); il cronista êzîdî al-Damlouji parlò di una perdita di popolazione di circa il 95 per cento nelle aree colpite. Migliaia annegarono o morirono in fuga sul Tigri; migliaia di donne e bambini furono deportati a Rawanduz e convertiti con la forza. A Lalîş persone in cerca di rifugio furono soffocate dal fuoco in una grotta sotto il santuario. Il capo êzîdî Mîr Ali Beg I rifiutò la conversione e fu giustiziato a Rawanduz alla fine del 1833.
Bedirxan Beg e l’Emirato del Botan (1836–1844)
Bedirxan Beg, principe dell’Emirato del Botan, proseguì la persecuzione. A Cezîra (1836) gran parte della popolazione êzîdî fu uccisa o resa schiava; nel Tur Abdin (1840–1844) sette villaggi furono convertiti con la forza, i refrattari uccisi. Nel 1843 l’orientalista russo Ilya Berezin documentò come testimone oculare un massacro con circa 7.000 morti presso le colline di Ninive (Berezin 1843; Açıkyıldız 2010).
Tardo periodo ottomano (1849–1918)
Tanzimat e pressione alla conversione (1849–1885)
Con le riforme del Tanzimat gli Êzîdî ottennero per la prima volta uno stato giuridico, tuttavia non come «possessori di una Scrittura» (ahl al-kitāb), bensì sotto un carico fiscale più alto e l’obbligo di leva. Ne derivarono decenni di conflitti ed escalation (1850–1864, 1872, 1885). Il grande massacro di Şingal del 1854 sotto Muhammad Reschid Paşa e Hafiz Paşa, in cui persone in cerca di rifugio furono soffocate nelle grotte, è cantato fino a oggi nei canti di lamento êzîdî (Stran) (Wikipedia, Persecution of Yazidis; Sykes).
La campagna di Omar Wehbi Paşa (1890–1893)
Sotto il sultano Abdülhamid II il generale Omar Wehbi Paşa («Ferîq Paşa») condusse, insieme alla neocostituita cavalleria Hamidiye, una campagna all’insegna dell’ultimatum «conversione o morte». Le stime parlano di 10.000–15.000 Êzîdî uccisi o convertiti con la forza (ÊzîdîPress); Açıkyıldız indica per la campagna di Şingal della fine del 1892 circa 500 morti immediati. Il santuario di Lalîş fu trasformato per circa dodici anni in una scuola coranica (madrasa), gli oggetti sacri trasportati a Baghdad. Nella memoria questo è considerato, accanto al 1832, il «Grande Ferman» del XIX secolo (Açıkyıldız 2010, cap. 5; Edmonds, A Pilgrimage to Lalish; Encyclopaedia Iranica).
Il genocidio durante la Prima guerra mondiale (1915–1918): il 72º Ferman
Nell’ambito del genocidio degli Armeni anche gli Êzîdî divennero bersaglio del governo giovanetturco del CUP e delle tribù alleate. Le stime delle vittime divergono ampiamente: il consenso accademico si colloca tra diverse decine di migliaia e circa 100.000; una cifra massima di 300.000 (Aziz Tamoyan, scuola sovietico-armeno-êzîdî), che circola nella diaspora armeno-êzîdî, è ritenuta accademicamente esagerata e non attendibile (Allison 2001; Açıkyıldız 2010).
Allo stesso tempo questo periodo rappresenta un capitolo di umanità: il capo tribale di Şingal Hemoyê Şêro (Hammo Shero) rifiutò l’ultimatum ottomano e prese sotto la protezione della sua tribù circa 20.000 profughi armeni; centinaia di Êzîdî morirono nel difenderli (Gariwo; Açıkyıldız 2010). Nel conteggio classico precedente al 2007 il 1915–1918 è considerato il 72º Ferman.
Regno e Repubblica dell’Iraq (1925–2003)
- 1935, Rivolta di Şingal: il generale Bakr Sidqi reprime la resistenza contro la coscrizione forzata; oltre 200 Êzîdî vengono uccisi, sull’intera Sinjar viene imposta la legge marziale (Wikipedia, 1935 Yazidi revolt; Bet-Shlimon, City of Black Gold, 2019).
- 1974–1975, Deportazione di massa sotto Saddam Hussein: nel quadro della politica di arabizzazione del governo baʿathista vengono distrutti 37 villaggi a Sinjar e a Şehîxan 147 villaggi su 182 ricollocati con la forza. Gli abitanti vengono costretti in cosiddette Mujammaʿat (insediamenti collettivi); nei censimenti del 1977 e del 1987 gli Êzîdî devono registrarsi come «arabi». In totale vengono distrutti oltre 150 villaggi êzîdî (Human Rights Watch, Iraq’s Crime of Genocide, 1995).
L’era post-Saddam e l’ascesa dell’IS (2003–2014)
Dopo il 2003 gli Êzîdî furono ripetutamente bersaglio degli insorti sunniti e di al-Qaida in Iraq (AQI), tra l’altro in un attentato a un autobus con studenti êzîdî e in un omicidio mirato a Beşîqe (entrambi nel 2007).
Gli attentati di Til Ezêr e Sîba Şêx Xidir (2007): il 73º Ferman
Il 14 agosto 2007 quattro attentatori suicidi coordinati si fecero esplodere con autocisterne e autobombe nelle località êzîdî di Til Ezêr (Qahtaniyah) e Sîba Şêx Xidir nel distretto di Sinjar. Con 796 morti (le prime notizie parlavano di circa 500) e oltre 1.500 feriti, l’attentato è considerato il più grave attentato dinamitardo dell’intera guerra d’Iraq (Wikipedia, Qahtaniyah bombings; Yazda). Responsabile era la rete di al-Qaida in Iraq. Nella tradizione êzîdî questo evento fu accolto come 73º Ferman.
Il 74º Ferman: il genocidio dell’IS a Şingal (2014)
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Profughi êzîdî nel campo di Newroz (Siria, 2014), assistiti dall’International Rescue Committee. · Foto: International Rescue Committee · Licenza: CC BY 2.0 · Wikimedia Commons
L’attacco
Nelle prime ore del mattino del 3 agosto 2014 il cosiddetto «Stato Islamico» (IS / Daesh) sotto Abu Bakr al-Baghdadi attaccò la città di Şingal e circa 68 villaggi circostanti. L’IS aveva in precedenza diffamato gli Êzîdî come «adoratori del diavolo», una calunnia fattualmente falsa e da tempo smentita dalla ricerca, poiché gli Êzîdî venerano l’angelo Tawûsî Melek: preparando così propagandisticamente il genocidio.
Il procedimento seguì uno schema sistematico: gli uomini e i ragazzi più grandi venivano fucilati o decapitati; le donne e le ragazze, in parte a partire da circa nove anni, venivano deportate, vendute nei mercati di schiavi e ridotte in schiavitù sessuale (sabaya); i ragazzi più giovani venivano reclutati con la forza come bambini soldato. Nel villaggio di Kocho il 15 agosto 2014 furono giustiziati decine di uomini, tra cui familiari della futura premio Nobel per la pace Nadia Murad, e le donne ridotte in schiavitù.
Cifre delle vittime (stime)
- Uccisi: stima puntuale circa 3.100 Êzîdî (PLOS Medicine 2017: intervallo 2.100–4.400; stima iniziale ONU: fino a 5.000).
- Deportati: stima puntuale circa 6.800 donne e bambini (Cetorelli et al., PLOS Medicine 2017: intervallo 4.200–10.800).
- Sfollati: diverse centinaia di migliaia di Êzîdî (il Bundestag tedesco indica circa 550.000 membri della comunità coinvolti; circa 400.000 furono sfollati direttamente).
- Fosse comuni: oltre 200 fosse comuni documentate (di cui circa 80 nel distretto di Sinjar); UNITAD ha sostenuto l’esumazione di 37 fosse comuni; finora sono state identificate 186 vittime e sepolte con dignità (UNITAD; servizio notizie ONU).
L’assedio del monte Sinjar
Decine di migliaia di Êzîdî fuggirono sul monte Sinjar, dove rimasero intrappolati senza acqua né cibo. Tra il 7 e l’11 agosto 2014 i raid aerei statunitensi e un corridoio messo in sicurezza da unità curde aprirono una via di fuga attraverso la quale più di 100.000 persone riuscirono a mettersi in salvo. Nel novembre 2015 la città di Şingal fu riconquistata.
Conseguenze, elaborazione e riconoscimento internazionale
Trauma e diaspora
Il genocidio lasciò una comunità profondamente traumatizzata. Centinaia di migliaia di persone vivono ancora nei campi nella regione del Kurdistan iracheno o sono fuggite all’estero. La Germania ospita, con una stima di 200.000–250.000 persone, la più grande diaspora êzîdî al di fuori dell’Iraq (ZÊD 2024; stime conservative a partire da ~100.000). La ricostruzione di Şingal procede lentamente; il destino di migliaia di donne e bambini rapiti è tuttora irrisolto.
Nadia Murad e il Premio Nobel per la pace
Nadia Murad, lei stessa superstite di Kocho, è diventata la voce mondiale degli Êzîdî. Nel 2018 ha ricevuto, insieme al medico congolese Denis Mukwege, il Premio Nobel per la pace «per i loro sforzi contro l’uso della violenza sessuale come arma di guerra». È la prima irachena ed êzîdî a ricevere un premio Nobel. La sua fondazione Nadia’s Initiative sostiene la ricostruzione a Sinjar (Nobelprize.org; Nadia’s Initiative).
Elaborazione giuridica
- 2017, Risoluzione 2379 del Consiglio di Sicurezza ONU: il Consiglio di Sicurezza dell’ONU istituì, in misura determinante su iniziativa di Nadia Murad, il team investigativo UNITAD, incaricato di raccogliere prove dei crimini dell’IS.
- 2021, Verdetto di UNITAD: il team accertò «prove chiare e convincenti» che l’IS aveva commesso un genocidio contro gli Êzîdî, e sostenne le autorità irachene nell’esumazione delle fosse comuni (UN News, maggio 2021; UNITAD).
- 2021, Yazidi Survivors Law: il legislatore iracheno approvò una legge per il risarcimento e il riconoscimento delle êzîde superstiti.
- 2023, Riconoscimento da parte del Bundestag tedesco: il 19 gennaio 2023 il Bundestag riconobbe i crimini contro gli Êzîdî come genocidio, seguendo così la valutazione giuridica degli investigatori dell’ONU. La Germania si aggiunse in tal modo a un gruppo di più di una dozzina di Stati e organismi, al 2026, oltre 13 Paesi nonché l’UE, il Consiglio d’Europa e l’ONU riconoscono ufficialmente il genocidio (Al Jazeera; Bundestag).
Diverse organizzazioni êzîdî e internazionali, tra cui Yazda, la Free Yezidi Foundation e Nadia’s Initiative: documentano i crimini, sostengono i superstiti e si impegnano per l’elaborazione penale e per un ulteriore riconoscimento di diritto internazionale.
Memoria e sopravvivenza
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Pellegrini alla festa del Capodanno êzîdî (Sersal) a Lalîş, 2017. Ricordare e continuare a vivere sono entrambi pilastri della comunità. · Foto: Levi Clancy · Licenza: CC BY-SA 4.0 · Wikimedia Commons
I Ferman sono per gli Êzîdî qualcosa di più di date storiche: sono un nucleo dell’identità collettiva, che continua a vivere nei canti di lamento (Stran), nei pellegrinaggi a Lalîş e nel calendario delle feste. Il conteggio «72 + 1 = 73 + 1 = 74» è al tempo stesso pratica di memoria e monito. Mîr Tahsin Beg lo riassunse nel senso: «Abbiamo subito 73 tragedie, il genocidio di Sinjar del 2014 è la 74ª.» Ricordare e continuare a vivere non sono in questo dei contrari, bensì entrambi pilastri portanti della comunità êzîdî.
Fonti
Letteratura scientifica
- Açıkyıldız, Birgül: The Yezidis. The History of a Community, Culture and Religion. I.B. Tauris, 2010 (cap. 5 «Persecution and Resistance»).
- Allison, Christine: The Yezidi Oral Tradition in Iraqi Kurdistan. Routledge Curzon, 2001.
- Kreyenbroek, Philip G.: Yezidism. Its Background, Observances and Textual Tradition. Edwin Mellen, 1995.
- Kreyenbroek, P. G. & Rashow, Khalil J.: God and Sheikh Adi are Perfect. Harrassowitz, 2005.
- Eppel, Michael: Genocidal Campaigns during the Ottoman Era. The Firmān of Mīr-i-Kura against the Yazidi Religious Minority in 1832–1834. Genocide Studies International 13(1), 2019. https://utppublishing.com/doi/abs/10.3138/gsi.13.1.05
- Cetorelli, V. et al.: Mortality and kidnapping estimates for the Yazidi population in the area of Mount Sinjar, Iraq, in August 2014. PLOS Medicine, 2017. https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC5423550/
- Bet-Shlimon, Arbella: City of Black Gold. Oil, Ethnicity, and the Making of Modern Kirkuk. Stanford UP, 2019.
- Dankoff, Robert: The Intimate Life of an Ottoman Statesman. Melek Ahmed Pasha. SUNY, 1991.
- Cambridge World History of Genocide, cap. «The Yazidi Genocide». https://www.cambridge.org/core/books/abs/cambridge-world-history-of-genocide/yazidi-genocide/B660D9FB9837C2AC8685A64526104355
- Edmonds, Cecil J.: A Pilgrimage to Lalish. RAS, 1967.
Fonti primarie e di testimoni oculari
- Evliya Çelebi: Seyâhatnâme, vol. 4, testimone oculare della campagna del 1640.
- Ilya Berezin: resoconti di viaggio del 1843: testimone oculare degli strascichi sul Tigri.
- Henry Layard: Discoveries in the Ruins of Nineveh and Babylon, 1853.
- al-Maqrīzī: resoconto sull’incendio di Lalîş del 1414.
- Cronaca di Mosul dell’epoca dei Jalili (1726–1834). https://archive.org/stream/Mosul17261834/
Fonti ONU, dei diritti umani e della giustizia
- UN Human Rights Council: «They came to destroy». ISIS Crimes Against the Yazidis. A/HRC/32/CRP.2, giugno 2016.
- UNITAD (team investigativo ONU, istituito con la risoluzione 2379/2017 del Consiglio di Sicurezza): verdetto sul genocidio, maggio 2021. https://news.un.org/en/story/2021/05/1091662 · https://www.unitad.un.org/news/unitad-publishes-detailed-findings-international-crimes-including-genocide-committed-isil-da
- Human Rights Watch: Iraq’s Crime of Genocide. The Anfal Campaign against the Kurds. Yale UP, 1995.
- NIOD: Ten Years of Ongoing Genocide Against the Yazidis. https://www.niod.nl/en/longreads/ten-years-ongoing-genocide-against-yazidis
- Nobelprize.org: Premio Nobel per la pace 2018, Nadia Murad. https://www.nobelprize.org/prizes/peace/2018/murad/facts/
- Al Jazeera: Germany recognises Yazidi massacre by ISIL as «genocide», 19.01.2023. https://www.aljazeera.com/news/2023/1/19/germany-recognises-yazidi-massacre-as-genocide
Fonti enciclopediche
- Encyclopaedia Iranica, «Yazidis i. General». https://www.iranicaonline.org/articles/yazidis-i-general-1/
- Wikipedia: Persecution of Yazidis. https://en.wikipedia.org/wiki/Persecution_of_Yazidis
- Wikipedia: Yazidi genocide. https://en.wikipedia.org/wiki/Yazidi_genocide
- Wikipedia: Yazidi genocide by the Soran Emirate (1832–1834). https://en.wikipedia.org/wiki/Yazidi_genocide_by_the_Soran_Emirate_(1832-1834)
- Wikipedia: Qahtaniyah bombings. https://en.wikipedia.org/wiki/Qahtaniyah_bombings
- Wikipedia: 1935 Yazidi revolt. https://en.wikipedia.org/wiki/1935_Yazidi_revolt
- Wikipedia (DE): Jesidenverfolgung. https://de.wikipedia.org/wiki/Jesidenverfolgung
Organizzazioni êzîdî e della società civile
- Yazidi Legal Network: Genocide at the Hands of ISIS & the 74 Firmans. https://www.yazidilegalnetwork.org/blog/efom6u2th25llc1f9eo4s8qm7u746c
- Yazda. https://www.yazda.org/
- Free Yezidi Foundation: Genocide Timeline. https://freeyezidi.org/yezidi-genocide-timeline/
- Nadia’s Initiative. https://www.nadiasinitiative.org/the-genocide
- ÊzîdîPress. https://www.ezidipress.com/en/
- Yezidi Cultural Heritage. https://www.yazidiculturalheritage.com/history/
- Gariwo (biografia di Hemoyê Şêro). https://en.gariwo.net/righteous/armenian-genocide/hammo-shero-17295.html
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